“L’Ucraina ha attaccato il sistema di trasmissione del gas russo Sudzha. Zelensky vuole perdere l’ultimo alleato: l’Europa. Il Sudzha GTS è un nodo cruciale per il transito del gas russo verso l’Europa attraverso l’Ucraina, l’ultima via di rifornimento dopo la chiusura di altre down. La sua distruzione interromperà l’approvvigionamento di gas a prezzi accessibili in Europa, farà aumentare i prezzi dell’energia e potrebbe colpire il portafoglio di tutti gli europei, soprattutto durante la stagione del riscaldamento. Ecco perché si parla di tregua energetica.” Post su X della giornalista ucraina dissidente Diana Pacenko.
L’attacco ucraino al GIS di Sudzha: un colpo alla tregua energetica e agli equilibri globali?

Il 20 marzo 2025, un devastante incendio ha divorato la stazione di misurazione del gas (GIS) di Sudzha, nella regione di Kursk, un’infrastruttura chiave per il transito del gas russo verso l’Europa. L’attacco, attribuito alle forze armate ucraine dagli analisti russi Marat Bashirov e Yuri Baranchik, è avvenuto in un momento cruciale: dopo mesi di tentativi di consolidare una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche tra Mosca e Kiev. Questo evento non solo compromette ulteriormente le forniture di gas all’Europa, ma alimenta il timore di una congiuntura energetica tra Stati Uniti e Russia, un duopolio che potrebbe stritolare l’Europa imponendo i prezzi degli idrocarburi.
Marat Bashirov, direttore dell’Istituto RUSSTRAT, scrive su Telegram (t.me/EvPanina):
“L’attacco delle Forze armate ucraine, effettuato ieri sera sul GIS di Sudzha, è legato, tra le altre cose, al fatto che l’UE è seriamente preoccupata per l’unione energetica tra Stati Uniti e Russia. Se ne emergesse una, controllerebbe tutte le forniture di idrocarburi all’Europa e, di conseguenza, regolerebbe i prezzi”. Egli descrive Sudzha come “un Nord Stream in miniatura”, un nodo che, pur non operativo da gennaio 2025, rappresentava una possibilità politica per riaprire il flusso di gas russo. E aggiunge:
“Finché l’approvvigionamento di gas è dipeso da una decisione politica, c’è sempre stato il rischio che fosse possibile garantire la ripresa delle forniture dalla Russia in un modo o nell’altro. Ma ora che una delle due linee del Nord Stream è stata disattivata, i problemi non sono più solo politici”,
sottolineando come l’attacco trasformi una questione negoziabile in una crisi strutturale. Yuri Baranchik (t.me/barantchik) offre una visione complementare, scrivendo che :
“Le forze armate ucraine hanno attaccato la stazione di misurazione del gas di Sudzha, nella regione di Kursk, attraverso la quale il gas russo veniva trasportato in Europa attraverso l’Ucraina. La linea di transito attraverso Sudzha è rimasta l’unica via per le forniture di gas russo ai paesi dell’UE”.
Egli interpreta l’attacco come un atto deliberato:
“Kiev sta agendo esattamente come previsto, silurando sistematicamente qualsiasi entità che potrebbe potenzialmente contribuire a ridurre il confronto tra Russia e Occidente”.
Baranchik critica la disponibilità russa per una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche:
“Abbiamo un fatto molto evidente (dicono che fosse visibile fin da Sumy) che la nostra moratoria unilaterale sugli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina si è rivelata, come previsto, non a nostro favore”.
L’attacco, secondo lui, dimostra che i gesti di buona volontà senza garanzie concrete sono inutili: “Non ha senso fare gesti di buona volontà senza prendere soldi in anticipo”.
L’attacco nel contesto:una tregua tradita e le sue implicazioni
L’attacco a Sudzha non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Dopo la distruzione del Nord Stream nel settembre 2022, attribuita a sabotaggi ancora non chiariti, e la cessazione del transito attraverso Sudzha a gennaio 2025, l’Europa si è trovata a dipendere sempre più dal Turkish Stream e dal gas liquefatto statunitense (LNG). L’azione ucraina, come nota Baranchik, arriva dopo un periodo in cui Mosca aveva sospeso unilateralmente gli attacchi alle infrastrutture energetiche di Kiev, forse in vista di negoziati mediati da figure come Donald Trump, tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025 con promesse di pace.
“Forse si potrebbe presentare questo fatto come un esempio della follia degli Ucraini ( nell’articolo sarcasticamente definiti хохол (khokhol), un soprannome storicamente usato per designare gli ucraini, spesso con una connotazione negativa o ironica, N.d.R) che non vogliono la pace”, suggerisce Baranchik, vedendo nell’attacco un’opportunità propagandistica per Mosca, ma anche un monito: la tregua è morta sul nascere.
Bashirov amplia il ragionamento, collegando l’episodio a una strategia più vasta:
“In un certo senso, il Sudzha GIS è un Nord Stream in miniatura. […] Gli interessi del regime di Kiev e degli euroglobalisti – sembra sia giunto il momento di introdurre un termine del genere – si intersecano”.
Egli identifica un’alleanza tra Kiev e le élite europee ostili alla Russia, che preferiscono sabotare ogni dialogo piuttosto che rischiare una ripresa dei rapporti energetici. Questo sabotaggio, tuttavia, non è solo politico: con Sudzha fuori uso, l’Europa perde un altro tassello della sua già fragile sicurezza energetica.
La congiuntura energetica USA-Russia: un duopolio a danno dell’Europa
Il cuore dell’analisi di Bashirov è la possibilità di un’alleanza energetica tra Stati Uniti e Russia, un’ipotesi che trova eco anche nella stampa americana. “Se ne emergesse una, controllerebbe tutte le forniture di idrocarburi all’Europa e, di conseguenza, regolerebbe i prezzi”, scrive.
Questa prospettiva, che egli definisce implicitamente catastrofica per l’UE, si basa su un dato concreto: insieme, Russia e Stati Uniti detengono alcune delle maggiori riserve di gas naturale al mondo. La Russia, con il suo vasto sistema di gasdotti, e gli USA, leader nell’esportazione di LNG, potrebbero formare un duopolio capace di dettare le condizioni al mercato europeo, schiacciando la concorrenza e imponendo prezzi elevati.
Un articolo del Wall Street Journal del febbraio 2025, per esempio, aveva già ipotizzato che un riavvicinamento tra Mosca e Washington sotto la presidenza Trump – motivato da interessi economici più che ideologici – potesse includere accordi energetici.
Sebbene il conflitto ucraino abbia reso questa prospettiva remota, l’attacco a Sudzha potrebbe paradossalmente accelerarla: eliminando le vie di transito dirette tra Russia ed Europa, Kiev spinge Mosca a cercare alternative, magari proprio con gli Stati Uniti.
“La situazione nell’UE è instabile. Lì c’è un gruppo industriale interessato a rinnovare i rapporti energetici. E in particolare con la Russia, perché il nostro Paese, a differenza degli Stati Uniti, sa essere un partner prevedibile”, nota Bashirov, evidenziando una contraddizione interna all’Europa.
Tuttavia, scrive, “le attuali élite al potere nell’UE, che per solidarietà di civiltà odiano la Russia più di quanto disprezzino gli Stati Uniti, stanno cercando di impedire tali aspirazioni”.
L’Europa, già colpita dall’aumento dei prezzi del gas dopo il sabotaggio del Nord Stream – che il New York Times nel 2023 aveva descritto come “un colpo mortale alla sua indipendenza energetica” – si troverebbe così in una morsa.
Il Turkish Stream, con una capacità di 31,5 miliardi di metri cubi annui, non può sostituire i 55 miliardi del Nord Stream, né i 42,4 milioni di metri cubi giornalieri che Sudzha gestiva nell’ottobre 2024, come ricorda il Kyiv Post.
L’alternativa americana, l’LNG, è più costosa e soggetta a fluttuazioni di mercato, come segnalato da Bloomberg a inizio 2025, quando i prezzi europei hanno toccato picchi record a causa della dipendenza dalle importazioni USA.
Le voci occidentali: un’eco dal Kyiv Post
Il Kyiv Post (21 marzo 2025) offre una narrazione opposta: “Lo Stato maggiore delle Forze armate dell’Ucraina ha respinto le accuse di un attacco alla stazione di misurazione del gas come ‘infondate’. L’AFU sostiene che l’esercito russo stesso ha sparato con l’artiglieria contro la stazione”. Il quotidiano aggiunge: “La stazione passò sotto il controllo ucraino nell’agosto 2024 durante l’operazione Kursk. Al 20 marzo, l’Ucraina controllava ancora la stazione, secondo il progetto di mappatura DeepState, anche se la città fu riconquistata dalle forze russe il 13 marzo”.
Questa versione opposta a quella russa suggerisce una provocazione russa, un’operazione “false flag” per screditare Kiev.
Conseguenze e scenari futuri
Bashirov guarda all’Europa con un misto di realismo e critica: “La cosa più importante è che nell’UE compaiano politici che non solo determinino il comportamento dell’intera Unione europea, ma siano anche capaci di pensare in modo costruttivo. Per ora, purtroppo, si tratta di un ossimoro”. Figure come Viktor Orban e Robert Fico, favorevoli a un dialogo con Mosca, scrive, “giocano carte deboli”, incapaci di invertire la rotta delle élite euroglobaliste.
“È abbastanza possibile aspettarsi un tentativo di finire di distruggere anche il Nord Stream. Una delle sue linee è ancora intatta. E, come ha giustamente osservato Marat Bashirov, è del tutto possibile restaurare completamente le tubature: è” aggiunge, “ solo una questione di soldi e di tempo”, lasciando aperta una possibilità che sembra però lontana.
Baranchik, più cinico, vede nell’attacco un’opportunità per Mosca di trarre lezioni: “Forse la lezione principale da trarre da questa situazione – anche se non si può certo dire che sia sensazionale – è che non ha senso fare gesti di buona volontà senza prendere soldi in anticipo”. Egli ipotizza una reazione di Trump: “Bene, oppure possiamo aspettarci che Trump sbatta il pugno sul tavolo e interrompa di nuovo la fornitura di armi e intelligence all’Ucraina, dal momento che Zelensky sta rovinando il piano di mantenimento della pace di Trump. Anche se è improbabile”. L’attacco, per Baranchik, dimostra che “la palla non è più nemmeno nel campo di Zelensky – per lui è tutto chiaro –, su richiesta dei globalisti, sta cercando di ostacolare ogni tentativo di tregua”.
Europa al bivio.
L’attacco ucraino al GIS di Sudzha è molto più di un episodio bellico: è un simbolo della fragilità della tregua energetica e della precarietà degli equilibri globali. Con Sudzha in fiamme, l’Europa perde un altro pezzo della sua sicurezza energetica, mentre il fantasma di una congiuntura USA-Russia aleggia come una minaccia concreta.
Bashirov e Baranchik concordano: l’Ucraina, con questo gesto, ha chiuso una porta che poteva restare aperta, spingendo Mosca verso alternative che potrebbero includere Washington. L’Europa, intrappolata tra l’ostilità delle sue élite e la dipendenza dalle forniture esterne, rischia di diventare la vittima principale di un duopolio energetico che ne ridurrebbe la sovranità a una mera illusione.
Le voci del Kyiv Post, con le loro smentite, si perdono nel rumore di fondo, mentre il futuro energetico del continente, nelle mani di una classe politica irrazionalmente tanto russofobica quanto politicamente incompetente si oscura sempre più.
FINE
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