Forze europee in Ucraina ? La risposta russa è un NIET senza se e senza ma, dato che la guerra in Ucraina la Russia l’ha fatta proprio per impedire che fosse formalmente militarizzata dall’Occidente anche se de Facto è stato così dagli anni 90, fino al 24 Febbraio 2022.
Ma in Europa si continua a testa bassa sulla linea della truffa aggravata alle pubbliche opinioni e verso il disastro finale. Le nostre cancellerie sono dei sansoni senza senno e i popoli europei i loro filistei che vogliono portare nella propria rovina, dato che tali ceti politici hanno follemente ipotecato tutta la propria credibilità sulla scommessa, che qualcuno dalle gorgheggianti rive del Potomak gli ha sussurrato di fare senza meno, della sconfitta strategica della Russia alla cui vittoria sanno che non potranno politicamente sopravvivere.
Le cancellerie europee, come in una sorta di carnevale infinito, continuano a parlare di forze di interposizione europee in Ucraina, come se fosse unicamente al proprio desiderio di piazzarle dove e come vogliono, come se non ci fosse stata fino a oggi e non ci sia ancora in corso e in procinto anche di entrare in una fase piuttosto acuta una guerra in Ucraina fra superpotenze nucleari, di cui una ingaggiata direttamente, la Russia, la quale è scesa in campo per una guerra assolutamente esistenziale , e l’altra agente attraverso i suoi proxy, tra cui purtroppo, oltre alla parte atlantista dell’Ucraina, prima lanciata nella guerra civile poi ingaggiata dalla Russia, dobbiamo annoverare la gran parte delle cancellerie europee stesse, che tuttavia sono state disarcionate da cavallo dal colpo di scena delle decisioni di Trump di disimpegnare gli USA da questa guerra . Una decisione affatto sorprendente dato che Trump non ha fatto altro, da quando è stato sconfitto in odor di brogli alle elezioni del 2020, che dichiarare che avrebbe distrutto il deep state che è il regista pluridecennale dell’atteggiamento aggressivo americano verso la Russia, come ammesso da sempre persino dalla geopolitica mainstream alla Dario Fabbri o alla Lucio Caracciolo (vedi numero di Limes intitolato Deep State).

Per descrivere alle pubbliche opinioni la sedicente attività politica delle cancellerie europee si sta continuando ad usare lo schema di comunicazione primitiva usato nelle decadi del mondo unipolare post Unione Sovietica, prima che la Russia riacquisisse il suo rango di superpotenza uscendo dall’angolo di mera potenza regionale, come l’aveva boriosamente classificata l’afro-irlandese-americano Obama, sotto il cui mandato si concretizzò il colpo di Stato ucraino del 2014 (cit. Lucio Caracciolo dialoga con Omar Monestier -minuto 33 del video del 27 mag 2022 Udine -da Vicino/lontano- 2022 –), con cui il Pentagono, preso atto della impossibilita di controllare l’Ucraina con il soft power (Colantoni) , sostenne un regime change attraverso il radicalismo ultranazionalista russofobico di estrema destra che innescò la guerra civile ( Colantoni- Ucraina 2022 la Minaccia strategica Perfetta)
Si parla alle proprie opinioni pubbliche, ai sempre più magri elettorati, mentre il mostro dell’astensionismo carica le sue faglie di energia sismica, che poi sollevano partiti di estrema destra come fuscelli, come quando le neo armate achee occidentali se ne andavano per decenni e decenni a fare guerre smisuratamente asimmetriche per tecnologia e potenza militare, seminando inestirpabili semi di odio feroce nel mondo, contro paesi poverissimi e sottosviluppati, facendo tiro a segno sui caprai dell’Afghanistan o sui i cammellieri dell’Iraq, e praticando la falconeria umana sui civili con i Droni come gli oltre 4000 omicidi extragiudiziali ordinati dal potere del Pentagono e controfirmati dall’afro-irlandese-americano Obama, i quali hanno lasciato un orrida scia di bambini mutilati che crescono cambiando rosse protesi semi artigianali ogni 6 mesi.
È la linea di controllo dell’opinione pubblica attuata dall’industria culturale profondamente integrata nel potere militare, che da mezzo secolo è il Deus ex Machina della politica estera occidentale, come già aveva focalizzato negli anni 70 il senatore Fulbright in una ampia inchiesta del Congresso che poi divenne un libro celebre negli anni 70 e poi inghiottito dal tempo; che titolava “La macchina della propaganda del Pentagono”, imperniato su un dossier segreto su come il Pentagono aveva esteso un controllo capillare e totale sulla stampa americana, il memorandum Starbird, dal nome del Generale che lo aveva redatto, passato alla stampa americana dai tanti whistleblower , che sull’onda di una società iper politicizzata dalla guerra del Vietnam, seguivano l’esempio di Daniel Ellsberg che aveva dato al NYT e poi al WP i famosi Pentagon Papers i quali avevano svelato che ben 4 presidenti USA avevano (dovuto) mentire al popolo americano su una guerra che i generali sapevano perfettamente essere invincibile, ma che volevano combattere per cristallizzare ed espandere il loro nuovo potere e la quota di ricchezza pubblica che ricevevano in nome della guerra fredda e dei suoi corollari (Seymour Melman). Cose che vi cito e che conosco per essere parte fondamentale della mia trattazione sul potere militare e della bibliografia del mio libro in cui teorizzo la neo Classe Armata, dal titolo Lineamenti Generali del Trattato sulla Classe Armata.

Questa linea comunicativa di massa è la linea con cui per tre anni si sono rinnovate le credulità popolari abusate a credere che la Russia sarebbe crollata fra pale, lavatrici, dita usate al posto di baionette, mancanza di calzini in trincea, storie di file per lo zucchero nei negozi di Mosca o caccia al tesoro delle uova nei super mercati russi, e via dicendo, e ribattute a reti unificate dal mainstream.
Una volta per il codice penale italiano abusare della credulità popolare era un reato che astutamente poi è stato depenalizzato per lasciare libera manipolazione a grandi organizzazioni che hanno forza a e mezzi.
Le cancellerie europee, nonostante l’impero americano sul cui trono è asceso un nuovo imperatore simile a Caligola o Nerone, gli abbia tolto in modo umiliante i sigilli imperiali della vice reggenza da satrapi delle province imperiali , con il discorso delegittimante di Vance alla conferenza di Monaco, invece di attuare una presa di coscienza della realtà si sono immerse ancora di più nella visione fiabesca e mitomane e si preparano nelle loro stanze dei balocchi in cui hanno trasformato le istituzioni, a una immaginaria guerra contro la Russia anche senza gli USA.
Ho parlato di cosa muove tali classi poitiche più estesamente in una recente intervista che mi ha fatto il canale di analisi geopolitica Tracce di classe.
L’operazione russa in Ucraina come la logica rigorosamente detta , data la situazione sul campo, dati i prezzi pagati dalla Russia in vite umane e materiali distrutti, non potrà arrestarsi, se non a prezzo di una gravissima crisi politica interna, che quando la Russia sarà completamente ricollegata alla Transinistria, da cui potrà fare 3 cose : riprendere il controllo dell’armata restata congelata li dopo la fine dell’unione sovietica, riprendere gli enormi depositi di munizioni e cosi reintegrare parte dei materiali distrutti nella guerra , mettere a terra gasdotti e oleodotti che che potranno bypassare l’Ucraina per entrare in paesi europei non ostili , il che significa che ciò che resterà dell’Ucraina sarà un qualcosa senza mare, e ovviamente, rescissi i trattati sui missili balistici a medio raggio, schierare batterie dei nuovi micidiali vettori ipersonici Oreshnik, testati nel corso del conflitto, puntate su tutta Europa.
Un ’articolo di Pietro Akopov pubblicato oggi, 27 febbraio 2025, su RIA Novosti che commenta le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov riguardo alla situazione in Ucraina, chiarisce molto bene quanto questa narrazione dei peacekeeper che a arrivano in Ucraina sia infantile e raccontata a pubbliche opinioni evidentemente credute incapaci di pensare.

Il pezzo si concentra sull’impossibilità di un congelamento del conflitto lungo la linea del fronte e sull’inutilità di forze di peacekeeping europee nel Paese.
Ma cosa dice esattamente Lavrov, e come lo interpreta Akopov?
Vediamo passo dopo passo.
Il punto di partenza: le dichiarazioni di Lavrov.
L’articolo si apre sottolineando come le parole di Lavrov abbiano suscitato scalpore, pur non essendo una sorpresa per chi segue la posizione russa. Il Ministro ha escluso qualsiasi possibilità di negoziati che non rispettino le condizioni di Mosca, condizioni ben note: neutralità dell’Ucraina e il riconoscimento dei territori annessi alla Russia.
Akopov cita direttamente Lavrov: “C’erano idee come ‘abbandoniamo la linea di contatto: questo è russo e questo è ucraino’. Innanzitutto, questo non accadrà: abbiamo una Costituzione basata sull’espressione della volontà del popolo. E in secondo luogo, ciò che resta dell’Ucraina deve essere liberato dalle leggi razziste”.
Questo passaggio stabilisce due punti fermi: la Russia non accetterà una semplice divisione del territorio e insiste sulla “denazificazione” e smilitarizzazione dell’Ucraina.
Nessuna illusione sui negoziati con Trump
Akopov nota che alcuni potrebbero aver pensato che l’arrivo di Donald Trump al potere potesse ammorbidire la posizione russa, ma Lavrov smentisce questa illusione. La Russia non è disposta a cedere sui propri obiettivi, nemmeno di fronte a un negoziato con gli Stati Uniti. L’autore spiega che, se l’Ucraina vuole una pace duratura, deve liberare i territori rivendicati da Mosca o almeno concordare un calendario per il loro trasferimento. In caso contrario, “scusa, Donald, continueremo l’offensiva”, come sintetizza ironicamente Akopov.
La semplicità di questa logica è il fulcro del messaggio russo: o si accettano le condizioni, o il conflitto prosegue.
Le forze di peacekeeping: un’idea vuota.
Un altro tema centrale è il rifiuto categorico di qualsiasi presenza di forze NATO in Ucraina sotto forma di peacekeeper.
Lavrov, citato nell’articolo, è chiaro: “I colloqui su alcune forze di mantenimento della pace sono tutti vuoti. La cosa più importante è distruggere le cause profonde del conflitto”.
Akopov collega questa posizione alla proposta del presidente francese Macron, che a Washington avrebbe suggerito un cessate il fuoco seguito dall’invio di peacekeeper europei per poi negoziare i territori. Lavrov definisce questa strategia un “inganno”, poiché consentirebbe all’Occidente di riarmare l’Ucraina e consolidarne il controllo, proprio ciò che la Russia combatte con l’operazione militare speciale.
L’Europa e il miraggio delle garanzie.
L’articolo si sofferma poi sulle ambizioni europee, in particolare sull’idea che Trump possa convincere Mosca ad accettare peacekeeper europei con garanzie di sicurezza americane.
Akopov smonta questa ipotesi con tre obiezioni. Primo, Trump non invierà truppe americane né offrirà garanzie concrete, come suggerisce anche l’inviato speciale Richard Grenell: “Gli Stati Uniti hanno dato ai paesi della NATO dieci anni per costruire un esercito capace di scoraggiare la Russia in Europa, e non l’hanno fatto. È ora di pagare”.
Secondo, l’Europa non ha la forza né la volontà di agire senza il sostegno USA. Terzo, e più importante, la Russia non permetterà mai un controllo militare occidentale sull’Ucraina.
La posizione russa: una linea rossa invalicabile.
Akopov conclude che la Russia è pronta a continuare il conflitto finché l’Occidente non riconoscerà questa realtà. L’arrivo di Trump potrebbe accelerare un “risveglio” dell’establishment euro-atlantico, ma l’Europa dovrà comunque affrontare due fatti: l’esistenza di una Russia potente ai suoi confini e la necessità di ridefinire i rapporti con gli Stati Uniti.
Non ci sarà spazio per compromessi che violino le priorità russe, né per illusioni di peacekeeping.
Un messaggio chiaro.
L’articolo di Akopov non lascia dubbi: le parole di Lavrov riflettono una strategia russa coerente e inflessibile. La pace è possibile solo alle condizioni di Mosca, e ogni tentativo di aggirarle – con peacekeeper o negoziati ambigui – è destinato a fallire.
Un messaggio diretto non solo all’Ucraina e all’Europa, ma anche a un Trump che potrebbe illudersi di trovare una via d’uscita facile.
FINE
Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non necessariamente coincidenti con quelle della direzione editoriale
I MIEI LIBRI
Ucraina 2022 la minaccia strategica perfetta
Quando l’Ucraina invase l’Iraq- le mani del Pentagono sulla storia
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