Presidenziali USA. Le possibili conseguenze della vittoria di Biden

Novembre 10, 2020
Attilio De Alberi
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Joe Biden ha vinto le elezioni presidenziali, anche perché, a parte il maggior numero di voti ottenuti, è riuscito a superare la soglia dei 270 collegi elettorali, arrivando a 274 rispetto ai 213 ottenuti da Donald Trump, che quindi sarà il primo presidente americano negli ultimi 30 anni ad avere passato solo un termine di 4 anni alla Casa Bianca, ed è ora costretto a fare le valigie e andarsene.

Ma la vittoria di Biden ci deve preparare ad una fase assai controversa di lotta legale da parte di Trump, che, pur non essendosi espresso ancora vocalmente dopo la vittoria del suo avversario, continua a scrivere Tweet nei quali promette di intraprendere appunto un’indagine di tipo legale e definisce il risultato di Biden una forma di frode o, più esattamente, di broglio elettorale. In realtà petò non esistono prove vere che ci siano stati dei brogli elettorali, e quindi lo sforzo di Trump, che, tra l’altro, insiste nel dire di aver vinto, sarà vano.

Ci sono da notare, a proposito di questo, due cose. Innanzitutto, tutte le televisioni americane, compresa FOX TV, notoriamente pro-Trump, hanno annunciato la vittoria di Biden. Poi, a quanto pare, una buona parte dei repubblicani non è affatto d’accordo con la posizione di Trump, e quindi ha accettato la vittoria del candidato democratico. Tra i repubblicani che insistono sul fatto che la vittoria di Biden deve essere accettata c’è, tra gli altri, il noto Mitt Romney, ex candidato presidenziale. Inoltre lo stesso Jared Kushner, il genero di Trump sta dicendo la stessa cosa. E a Kushner bisogna aggiungere anche Melania, la moglie di Trump.

Rimane il fatto che gli USA continuano ad essere un paese profondamente diviso. Questo si è visto nelle reazioni di molti cittadini pro-Trump che hanno manifestato fuori da certi seggi elettorali chiedendo addirittura che si smettesse di contare i voti arrivati, proprio perché temevano una sconfitta di “The Donald”.

In contrasto con questa chiara divisione all’interno del paese, vista anche la presenza di molte persone ignoranti, razziste, anti-aborto, anti-immigrazione, oltre ai soliti suprematisti bianchi, Biden nel suo primo discorso pubblico dopo l’annuncio della sua vittoria, ha parlato di voler favorire una certa unità nel paese. In pratica, pur riconoscendo la presenza di molti oppositori alla sua presidenza, ha parlato di un’uniformità tra tutti i cittadini USA.

Chiaramente Biden non è un radicale di sinistra come Bernie Sanders, ma almeno ha promesso di darsi da fare molto di più del suo predecessore nella sconfitta del Covid-19 che continua a fare molte vittime nel paese. Ha dichiarato, a questo proposito, di essere dalla parte della scienza. E questo è un grosso passo avanti rispetto a Trump, noto per la sua conflittualità col noto immunologo Anthony Fauci. Infatti Biden vuole creare una task-force per combattere la pandemia di Covid-19. E non bisogna dimenticare che, a parte l’attitudine assai incorretta di Trump nei confronti del virus, costui si era anche scagliato contro l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), suggerendo l’uscita degli USA da questa organizzazione.

Inoltre, diversamente da Trump, Biden intende darsi da fare a proposito del cambiamento climatico, che, come sappiamo, ha causato un grande numero di incendi in California. Inoltre, sotto la sua presidenza è prevedibile un ritorno degli USA alla conferenza sul clima di Parigi, dalla quale Trump era uscito proprio grazie al suo atteggiamento negazionista nei confronti del cambiamento climatico.

Sarà poi interessante vedere quali sarà la politica estera, anche dal punto di vista commerciale della nuova amministrazione Biden. Il nuovo presidente avrà molto probabilmente un’attitudine molto più rilassata per quanto riguarda il commercio con l’Unione Europea e con la Cina.

Bisognerà poi vedere se ci saranno dei cambiamenti per ciò che riguarda la politica verso il Medio Oriente. E’ possibile che Biden abbia un atteggiamento diverso da quello di Trump nei confronti dei palestinesi. Ed infatti l’OLP ha inviato le sue congratulazioni al neo-presidente per aver sconfitto Trump, che, come ben sappiamo, si è rivelato fortemente pro-Natanyahu.

Inoltre, molto probabilmente, cambierà l’atteggiamento nei confronti dell’Iran. Non bisogna dimenticare che fu proprio sotto la presidenza di Obama, laddove Biden era vice-presidente, che venne firmato l’accordo con l’Iran per la limitazione delle armi nucleari. E fu proprio Trump a ritirare gli USA da questo accordo. Bisogna poi notare che entro il gennaio 2021 il governo americano, ancora guidato da Trump, imporrà delle sanzioni contro l’Iran.

Un’altra cosa da prendere in considerazione è vedere se il Partito Democratico, che ha una maggioranza nella Camera dei Rappresentanti nel Congresso, riuscirà ad ottenere una maggioranza in Senato. Infatti a breve si saprà se questo sarà possibile, grazie alla elezione di un senatore democratico in Georgia. Chiaramente, se i democratici avranno una maggioranza in entrambe le camere del Congresso il lavoro di Biden nel portare avanti certe politiche sarà più facile.

Non bisogna però dimenticare che Biden, diversamente da Bernie Sanders, non è esattamente un radicale di sinistra. E lo stesso vale per la vice-presidente Kamala Harris, anche se, in positivo, bisogna osservare che costei sarà la prima vice-presidente donna ed anche di colore, essendo di origine giamaicana ed indiana.

Chiaramente Sanders ed i suoi sostenitori si daranno fare per fare pressione su Biden per ridurre il potere dell’oligarchia finanziaria e per ottenere più diritti per la classe lavoratrice e per la gente povera in generale, che sono state particolarmente colpite dagli effetti sull’economia della pandemia di Covid-19. Ed un’altra questione molto importante sarà quella della sanità pubblica. Si spera che Biden reintroduca l’Obama care, il sistema di salute pubblica portata avanti dall’ex-presidente, che poi Trump aveva abolito.

Dobbiamo quindi prepararci a vedere fino a che punto un moderato come Biden, pur parlando di unità tra i cittadini americani, riuscirà ad introdurre delle politiche veramente progressiste. 

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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