Elezioni presidenziali USA: quali problematiche?

Ottobre 29, 2020
Attilio De Alberi
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Mancano ormai pochi giorni al 3 novembre, data ufficiale delle elezioni presidenziali USA. Si tratta di elezioni decisive nella misura in cui molti americani, e non solo, sperano in una sconfitta dell’attuale presidente Donald Trump e in una vittoria di Joe Biden e della sua vice-presidente Kamala Harris. In realtà però, nonostante Biden sia in vantaggio rispetto a Trump, almeno secondo i sondaggi, non è detto che la vittoria di Biden sia assicurata.

Secondo i dati già un certo numero di cittadini – si parla di 69,5 milioni di persone –  hanno votato, ma bisogna tener conto di un fatto: molte delle votazioni non avvengono nelle urne, ma via posta. Questo avviene soprattutto a causa della grande diffusione del Covid-19. Ciò significa che non si avranno i risultati delle elezioni proprio il 3 novembre, ma che ci vorrà un po’ di tempo per contare i voti giunti via posta.

Trump, nella sua passione per le fake news, ha dichiarato più volte che le votazioni via posta potrebbero essere suscettibili di brogli, un modo questo (il suo modo) di interferire con la possibile vittoria di Biden.

Bisogna poi prendere in considerazione un altro fattore molto importante. Il sistema di voto per le elezioni presidenziali non si basa sul numero dei voti, ma sul numero dei rappresentanti di partito eletti attraverso la votazione in ogni stato. Basti pensare al fatto che Hillary Clinton nella sua gara contro Trump nel 2016 aveva ottenuto tre milioni in più di voti, ma “The Donald” riuscì a vincere proprio in base al numero di delegati ottenuti in alcuni stati della federazione USA. In pratica, un maggior numero di voti non significa la vittoria automatica di uno dei candidati.

Esiste anche la possibilità che la Corte Suprema venga chiamata a decidere esattamente chi ha vinto, come avvenne nella gara tra George Bush ed Al Gore, laddove i dubbi provenivano dai risultati ottenuti in Florida. In quel caso la vittoria venne concessa a Bush proprio grazie alla decisione della Corte Suprema.

Come ben sappiamo la Corte Suprema, grazie a Trump, in questo momento conta una maggioranza di giudici conservatori e favorevoli all’attuale presidente. Basta tenere a mente la presenza di un giudice come Cavanaugh, non molto tempo fa scelto da Trump, e la nuova giudice Amy Coney Barrett, nominata da Trump subito dopo la morte della progressista Ruth Bader Ginsburg, e la cui nomina è stata confermata recentemente, ossia il 26 di ottobre, grazie alla maggioranza repubblicana nel Senato USA. Tutto questo mentre molte persone, soprattutto di estrazione democratica, insistevano che la nomina del nuovo giudice sarebbe dovuta avvenire dopo l’elezione del presidente, e quindi dopo il 3 novembre.

A favore di Biden rimane il fatto che molte persone che avevano votato per Trump nel 2016, dopo la sua performance negli ultimi quattro anni, ora hanno cambiato idea e sono pronti a votare per il candidato democratico. Questo potrebbe essere un fattore importante, come anche il fatto che, secondo varie analisi, molti giovani andranno a votare e, come ben si sa, questi ultimi sono tendenzialmente anti-Trump. Rimane tuttavia uno zoccolo duro di cittadini decisamente assai conservatori, molti dei quali sono suprematisti bianchi, che mantengono la loro fedeltà nei riguardi dell’attuale presidente.

Tutto quanto illustrato va a confermare il fatto che questa elezione in arrivo sarà molto controversa ed esiste la possibilità che Trump rimanga al potere. Staremo a vedere.   

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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