Apologo di attualità politica #2 – Le auto nere e le auto arcobaleno

Maggio 13, 2018
Pierluigi Sandonnini
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In un paese, che per semplicità chiameremo Italia, c’era un costruttore di automobili che era, come si usa dire, il leader di mercato. Non perché le sue auto fossero particolarmente belle o comode, ma perché avevano fama di essere affidabili. Qualcuno le acquistava contento, qualcun altro storcendo il naso, altri ancora preferivano piuttosto andare a piedi. Scelta quasi non ce n’era.

Spesso gli acquirenti scontenti si lamentavano, facevano delle richieste.
“Si può avere di colore rosso?”
“No, solo nero”.
“La vorrei con cinque porte!”
“No, soltanto con tre”.
“I sedili sono duri e stretti”.
“Per fare sedili più comodi dovremmo alzare il prezzo”.
E dire che le auto di questo costruttore costavano già tanto, e anche di questo avevano da ridire certuni.
“Sono brutte e care… Ah, se ci fosse la concorrenza vedreste!”.

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E un bel giorno la concorrenza arrivò.
Una piccola fabbrica, che aveva sempre prodotto pochi esemplari, tanto da contare meno di nulla sul mercato, si mise in testa di rivaleggiare con il grande costruttore di automobili brutte ma affidabili. Trovò nuovi fondi, ammodernò gli impianti, aumentò la produzione. In breve iniziò a proporre sulle proprie auto esattamente quel genere di migliorie che gli acquirenti chiedevano, senza ottenerle, al costruttore di auto brutte ma affidabili. La propria quota di mercato crebbe rapidamente.

Ora gli acquirenti di automobili non dovevano più accontentarsi di vetture tutte nere, brutte, scomode, seppure, a detta dei più, affidabili.
No, ora potevano avere la carrozzeria in tutti i colori dell’arcobaleno, in versione anche a cinque porte, e i sedili in pelle, capienti e morbidi. E a prezzi più bassi!
La popolarità del costruttore di automobili colorate e comode, anche se non si sapeva ancora se fossero affidabili quanto quelle del primo costruttore, quello delle auto tutte nere, brutte e scomode, non smetteva di aumentare, fino a che avvenne l’inevitabile: le vendite del costruttore di auto colorate superarono di gran lunga quelle del costruttore di auto nere, brutte e scomode (ma, a sentire in giro, affidabili). Questo, come c’era da aspettarsi, se la prese molto a male, anche perché le sue fabbriche entrarono in crisi e gli operai venivano licenziati, per essere successivamente assunti dal costruttore di auto colorate e belle, i cui affari, per contro, andavano a gonfie vele.

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Il costruttore di auto nere e brutte, allora, se la prese con gli acquirenti. “Sono degli stupidi”, andava ripetendo, “pensano più al colore della carrozzeria, al fascino delle forme, alla comodità degli interni, invece che all’affidabilità, che è l’unica cosa che conta!”.
A chi gli chiedeva se non fosse possibile costruire automobili colorate, belle e comode e al tempo stesso affidabili, egli rispondeva sdegnato: “Le cose belle e le comodità costano, e questi costi vanno inevitabilmente a discapito dell’affidabilità”.
Come si sarà capito, l’affidabilità era il suo chiodo fisso.

In poco tempo il costruttore di auto nere, brutte, scomode ma affidabili, a detta di molti, si trovò in notevoli difficoltà e dovette ridurre drasticamente la produzione, rischiando il fallimento.
Al contrario, il costruttore di auto belle, colorate e comode aprì nuove fabbriche e assunse personale.
Il costruttore di auto nere e brutte, allora, non trovò altro di meglio da fare che inveire contro gli acquirenti che non comperavano più le sue auto ma quelle colorate, belle e comode dell’altro costruttore. Anche se, essendo da poco sul mercato, nessuno poteva ancora conoscerne l’affidabilità.
“Voglio vedere, quando le loro auto colorate e belle si guasteranno! Quando resteranno in panne in mezzo alla strada, lasciandoli a piedi. Allora sì che mi farò delle grasse risate!”

Proprio non voleva accettare il fatto che tanti, fra i suoi clienti di un tempo, preferissero alle sue auto, tutte nere, dalle forme non certo belle e sinuose, i cui sedili facevano venire il mal di schiena, quelle rosse, verdi o azzurre, dalle forme slanciate, sui cui sedili ti potevi anche addormentare e sognare. Proprio quelle che, in tanti, gli avevano chiesto per anni, senza essere ascoltati.

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