Oleodotto Genova oscurata notizia che avrebbe cambiato voto

Aprile 22, 2016
david colantoni
Per leggere questo articolo ti servono: 18minuti

OLEODOTTO GENOVA OSCURATA NOTIZIA CHE AVREBBE CAMBIATO IL CORSO DEL REFERENDUM 

Una Oil- fiction 

-Opera di altissima fantasia : ogni riferimento a fatti luoghi  istituzioni o persone è puramente casuale – 

Un immaginario scrittore di un immaginario paese iniziò a scrivere sul suo portatile un pezzo per un immaginario magazine  on line  “17 aprile ore 19 e 40 circa,   mancavano poco più di 3  ore alla chiusura dei  seggi:   la stessa Domenica 17 aprile in cui in Italia si votava il referendum sulla questione delle concessioni estrattive degli impianti petroliferi in Mare    i residenti  intorno allo stabilmento petrolifero Iplom nel Genovese , hanno  sentito  una esplosione, si trattava della   catastrofe ambientale della rottura del tubo dell’oleodotto da cui si sono  sversati oltre 600.000 mila litri di petrolio nei torrenti.  Mancavano 3 ore e qualcosa alla chiusura dei seggi elettorali. Nell’era dei media e del digitale, l’informazione di questa catastrofe ambientale dello sversamento di 600.000 litri di petrolio nel fiume e quindi in mare, se fosse stata data dalle agenzie nazionali come una cosa importante avrebbe raggiunto l’intero corpo elettorale  italiano alla velocità della luce, che non è un modo di dire, ma è, appunto, la velocità della trasmissione elettronica e digitale. Ma di fatto di questa notizia si parlerà a livello Nazionale solo il giorno dopo. Perché ? E’ cosa ininfluente o rappresenta una grave sospensione del dovere di informazione?

LA TELEFONATA ALLA REDAZIONE ANSA LIGURIA: ERA IMPORTANTE CHE TUTTO IL PAESE FOSSE INFORMATO ? 

Vediamo,  pensò, e  si immaginò una immaginaria redazione ANSA, – bel nome proprio da agenzia- , si disse lo scrittore  e continuò a scrivere “Facendo questa riflessione , ho chiamato e parlato con la redazione dell’ansa della Liguria chiedendo se si fossero resi conto del valore politico di questa informazione e di come l’avessero data. Una catastrofe ambientale in corso nello stesso giorno in cui la gente si stava recando a votare proprio per una questione attinente al petrolio, promossa tra gli altri da Greenpeace e dove il fattore della possibilità incidente ambientale era uno dei motivi principali del SI, mi ha risposto  una redattrice della redazione ANSA di Genova, che alla mia richiesta di conferma che la notizia dell’incidente fosse stata data solo il giorno dopo, mi ha  molto laconicamente quanto gentilmente  messo al corrente, che si, in Nazionale, era stata data solo il giorno dopo,  che la redazione aveva dato una prima notizia solo regionale, in concomitanza con i media locali  perché non ritenevano “fosse una cosa cosi devastante”  – mi ha detto- “e abbiamo dato la prima verso le 21, 21 e 30 non ricordo bene ora”. E  dunque la prima ansa regionale parte già con un’ora, forse con un’ora e mezzo  di ritardo.  Non sembrava una cosa così devastante. Ma certamente non poteva non sembrare quello che era: un incidente petrolifero con conseguenze di inquinamento gravissime, bastava  semplicemente guardare i video che da subito i media locali che stavano trasmettendo. Come quello che segue dove la gravità dell’accaduto è sufficientemente visibile anche a un non professionista della informazione per  farne una notizia di carattere nazionale.

Ma  soprattutto, per quanto piccolo potesse essere, per quanto sottostimato, un incidente petrolifero nel pieno di un referendum nazionale sulle concessioni petrolifere è giornalisticamente parlando una notizia assolutamente sensazionale e  prioritaria per se stessa, la cui importanza  non si misura certamente con  la quantità del greggio sversato, cosa questa  che è una informazione tecnica e non una notizia,  ma per l’essersi verificato esattamente ciò che i richiedenti il referendum indicavano come uno dei motivi per cui chiedere, con la vittoria referendaria,  la chiusura al più presto delle piattaforme marine di estrazione. Questo incidente verificatosi esattamente in corso di Referendum rendeva inconfutabilmente visibile che   ciò che paventavano gli ambientalisti che promuovevano il referendum era assolutamente plausibile, concreto, reale, nell’interesse vero del  paese e non di poche persone, e non dettato da retorica ideologica.

Tutto ciò l’incidente lo dimostrava in una maniera assolutamente comprensibile anche alle persone più scettiche e maldisposte, più diffidenti verso le ragioni per cui era stato indetto il referendum, dimostrava questo incidente che era il fattore spallata al governo ad essere un fattore ideologizzante, usato  e non il contrario. E questo incidente, chissà  inviato forse da Dio,    proprio per rendere edotte le ignave genti e salvare il suo creato, rendeva visibile questa  cosa ai colti come agli incolti, agli intelligentissimi come ai meno svelti. Perciò la laconica risposta della redattrice dell’ansa Liguria, che potete ascoltare nel video qui sotto,  per me suonava come una lancinante blasfemia, l’avere deciso di declassare l’importanza della notizia e con ciò  il diritto all’informazione che serve a prendere talvolta anche delle decisioni capitali come quella che stavano prendendo esattamente in quel momento gli italiani e per cui questa informazione era il non plus ultra della vita che chiariva con il suo accadere cosa sarebbe stato giusto fare. Per me uno scandalo, una vergogna, una cosa di una gravita inaudita, un danno alla nazione inestimabile. La stampa dovrebbe servire l’interesse della società, esserne la vigile sentinella e come recita la carta dei doveri “Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici. La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. II giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato“: Ora per quanto mi riguarda a fronte dei mezzi disponibili per rendere consapevoli le persone di una notizia importante di interesse strategico e vitale non ho visto compiere ogni sforzo possibile, quegli sforzi di cui parla la carta del giornalista,  ma esattamente al contrario lasciare inutilizzato ogni possibile mezzo di cui oggi disponiamo per diffondere in maniera fulminea la notizia, tanto che io non ho saputo dell’incidente se non il giorno dopo sulle pagine dei giornali, e come me decine di milioni di italiani.  Perché la Stampa, usando tutti i mezzi tecnologici  di cui  oggi dispone , potendo ognuno di noi ricevere sui propri cellulari l’informazione, non ha diffuso immediatamente questa notizia nel momento in cui si è verificata?  Perché i telegiornali  nazionali e i radiogiornali nazionali non hanno deciso di trasmettere un notiziario straordinario per avvertire la popolazione di quanto, quasi con natura soprannaturale potremmo dire, stava accadendo proprio nel pieno di un referendum che ambiva  ad  iniziare un processo di maggior controllo civile sugli impianti di estrazione petrolifera in mare, e con ciò  fornendo il popolo sovrano di una informazione esattamente congrua alle decisioni che doveva ancora finire di prendere, cioè essersi verificato un grave incidente petrolifero ? Non ha più la stampa  la funzione di controllo sull’operato di politici, magistrati e sulle istituzioni democratiche? E’ diventata la stampa il semplice araldo invece dei poteri che un tempo doveva controllare?  La mancata diffusione di questa notizia è un atto neutrale o ha portato, non importa se minimo, un qualche vantaggio a qualcuno? E se si a chi? Al popolo sovrano? Alla salvaguardia dell’ambiente? O alle società petrolifere? Ognuno si risponda da solo, ognuno spieghi a se stesso quale interesse ha servito il circuito della grande stampa nazionale nel non diffondere immediatamente su tutti i propri canali con la potenza dei mezzi di cui dispone  la notizia che alle 19 e 40 circa di Domenica 17 aprile da un Oleodotto  del genovese  a causa dell’esplosione di un tubo si stavano sversando nei torrenti e nei fiumi centinaia di migliaia di litri di petrolio”  Rilesse il brano appena concluso gli parve ragionevole.  


COME MAI NON C’E STATA NESSUNA RIFLESSIONE  SULLE ENORMI CONSEGUENZE POLITICHE DI UNA NOTIZIA NON DATA?

“C’ha un culo Renzi, appena è fallito il referendum a Genova è scoppiato un oleodotto che trasportava idrocarburi, pensa se il tubo fosse scoppiato il giorno prima, altro che fallire il quorum, in Italia sarebbero andati a votare  tutti uomini donne bambini cormorani trivelle, persino la figli di Carbone ci sarebbe andata, per dire”
Crozza, minuto 6:27 – 6:49

 

-Geniale!- disse a se stesso, perché immaginò un immaginario attore satirico noto e amatissimo  da tutto l’immaginario paese dove si era tenuto l’immaginario referendum, e continuò scrivendo : “Appena è fallito il referendum” dice Crozza” -Crozza gli sembrò un ottimo nome per un attore satirico si disse, che si immaginò calvo, corpulento e  con grossi occhioni magnetici,  un risolino ipnotizzatore di masse-  ” Registro che sulla questione del valore politico della notizia solo Crozza, per quanto sono riuscito a capire,  ha fatto una minima  riflessione sulla portata dell’evento di una notizia di fatto  oscurata a livello nazionale, una notizia importantissima,  di importanza strategica per delle decisioni politiche che si stavano prendendo  in modalità democrazia diretta in quello stesso momento. Infatti è stato l’unico a dire che se l’incidente fosse avvenuto il giorno prima sarebbero andati a votare in massa. Peccato che è proprio il giorno prima che la cosa è successa, – anzi  tre, proprio durante la votazione -peccato che i mezzi contemporanei rendono possibile diffondere le notizie immediatamente, peccato che non c’è più la scusa della chiusura delle rotative, e peccato che  Crozza non abbia  detto  espressamente ai suoi milioni di telespettatori   che l’incidente è avvenuto almeno tre ore prima dalla chiusura dei seggi e che se la notizia fosse stata illuminata invece che oscurata avrebbe certamente mosso una imponente onda di elettori ai seggi.

Infatti, questa è la squisitezza, Crozza, sebbene la sua trasmissione sia mandata in onda Martedì 20,  a ben tre giorni di distanza dal referendum e dall’incidente,   ancora parla nel suo show del giorno dell’incidente come  il giorno dopo il referendum,  giorno dopo che invece è il giorno della notizia a livello nazionale, lasciando che molti italiani ancora oggi credano essere avvenuto lo sversamento di lunedì, e dimostrando di essere interessato più all’effetto esilarante della propria gag che a far ragionare con la satira su di una inaudita e inconcepibile e inaccettabile decisione di non diffondere la notizia “con ogni sforzo possibile”  e non so se perché effettivamente non sia reso conto egli stesso del fatto  o perché non abbia sviluppato mentalmente le conseguenze della cosa:  ma mi viene da pensare alla recente notizia che in Italia  siamo scesi al 77 imo posto per libertà di stampa, dopo la Moldavia, nell’ultimo rapporto di cronisti senza frontiere, e che l’oscuramento di questa notizia, nella mia narrazione di petrol fiction,  se fosse valutata oggi farebbe franare di moltissime posizioni ancora  la stampa italiana mettendola a livello, per modalità operative,  di quella cinese, , di una stampa che minimizza e mistifica un gravissimo incidente ambientale con conseguenze politiche invalutabili,  facendo diventare sulla carta  di reporter senza frontiere il colore dell’italia di un bel nero di China appunto. 

E’ possibile che una redazione delle più importanti agenzia di stampa quale è l’ANSA possa decidere in base a delle sensazioni soggettive dei suoi redattori  di non diffondere immediatamente a livello nazionale una notizia del genere?  Ebbene a quanto pare si è possibilissimo, persino normale. Persino nel blog di Beppe Grillo”- immaginò un altro attore comico, che chiamo Grillo,  che però era diventato capo di un grosso partito movimento di massa in questo immaginario paese- ” nessuno sembra accorgersi della sostanza politica di questa vicenda  della mancata diffusione in tempo reale a livello nazionale della notizia, come si evince dall’articolo di Alice Salvatore che scrive “Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle. Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute e il nostro ambiente” ,  ma non percepisce il fatto che a tre ore piene dalla chiusura dei seggi la catastrofe ambientale fosse in pieno corso con squadre di emergenza già operative alla foce dei torrenti e dei fiumi e le popolazioni residenti già in stato di shock sanitario per i miasmi tossici e che nonostante ciò la notizia non fosse rimbalzata nelle agenzie di Stampa nazionali su tutti i media possibili e soprattutto in edizioni dei telegiornali e radiogiornali di stato .  In un paese ancora più immaginario  sarebbe accaduto certamente di  udire ovunque bandire con grandi proclami  il quarto potere : “udite udite elettori ..in questo momento, mentre siete a casa indecisi, poco informati e consigliati dal vostro Primo Ministro e dal vostro Presidente Emerito della Repubblica, in violazione della Costituzione che sancisce la segretezza e la libertà del voto, ad astenervi  dal voto,  una onda di  600 mila litri di petrolio è stata sversata nei letti di 3 fiumi del genovese uccidendone flora e fauna e sta scendendo verso il mare, intendete dunque voi  egualmente restare con le mani in mano nel vostro barbarico ozio, nel vostro suicida distacco dalla cura del mondo in cui vivete quando avete ancora tre ore intere di tempo per recarvi a votare, a decidere di voi stessi? “…

Avete voi forse notizia di un dibattito su questa sospensione dell’informazione? Su questa inspiegabile letargia che ha colpito gli organi di stampa più importanti  proprio nella domenica del referendum i quali hanno  scelto di non avvisare immediatamente 45 milioni di elettori di quello che era accaduto riservandosi con calma di informali poi, il giorno dopo? Se si fatemi sapere” Il pezzo cominciava ad avere una sua vita, pensò l’autore,  per un attimo gli parve di stare scrivendo di qualcosa di realmente accaduto tanto che immaginò di mettere nel suo immaginario pezzo giornalistico persino un video a tutti noto del suo personaggio satirico, ah sarebbe stato  magistrale se il lettore fosse stato talmente coinvolto da credere di vederlo questo video, pensò. e dopo averlo immaginato li  bello postato nel suo pezzo on line,gli venne improvvisamente in mente un  gruppo dei petrolieri, bisognava farli vedere un attimo, meditò, nel racconto,  farli appena per un momento sorgere alla luce dell’immaginazione no? Inizio dunque a descriverli.

MI CHIEDO COSA STESSERO PENSANDO I DIRIGENTI DELLE SOCIETA’ PETROLIFERE NEL CORSO DELLA CATASTROFE

“Ho tentato di immaginare, anche,  cosa sia accaduto al tavolo di consultazione delle società petrolifere sicuramente aperto per gestire il referendum in tutti i suoi aspetti, perché suppongo che lo abbiano aperto un tavolo del genere, cosa che certamente avrei fatto fatto io se fossi stato uno di loro,  come loro dotato di ampi fondi e mezzi per esercitare sia la forza propagandistica attraverso tutti i canali immaginabili sia la mia forza di lobby  dunque con le dovute pressioni istituzionali,  ah bellezze state certi che avrei venduta  molto cara la  mia petrolifera pelle se un paese avesse deciso di usare la propria sovranità come uno strumento contro i miei vertiginosi guadagni:  lobby  che rischiava la chiusura delle concessioni e l’obbligo di bonifica degli impianti non operativi, e che avrebbero avuto bisogno di dover alzare la quantità di estrazione,  semmai avessero perso il referendum e  fosse stato loro detto che perciò  non si rinnovavano le concessioni, raggiungendo cosi la quota per cui si pagano le royaltis allo stato –cosa che non hanno fatto e non  faranno mai più-,  poiché questa catastrofe per l’ambiente poteva diventare per i loro interessi una tragedia. 

oleodotto Genova Continuano le operazioni lungo il torrente Polcevera all'altezza della foce per il contenimento della chiazza di greggio, in una foto diffusa il 18 aprile 2016. ANSA/ UFFICIO STAMPA ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

oleodotto Genova lo sversamento del greggio

Si saranno spaventati a morte quando con la vittoria ormai in mano viste le proiezioni alle 19 sarà giunta loro la notizia che un mostruoso sversamento di petrolio era in atto nei torrenti del genovese a oltre 3 ore dalla chiusura dei seggi? Come avranno preso la notizia e la possibilità che questa notizia potesse incendiare nell’era dei social e dei media on line il paese in meno che non si dica? Avranno temuto che  se fosse rimbalzata nel modo dovuto sui media nazionali avrebbe potuto cambiare drasticamente l’esito referendario mobilitando una improvvisa onda elettorale risvegliata dal suo torpore a una presa di contatto con la realtà da quanto stava accadendo? Se fossi stato uno di loro seduto a un tavolo di consultazione a tre ore dalla chiusura seggi, i secchielli dello Champagne  già pieni di ghiaccio in attesa del brindisi liberatorio, le Escort già in viaggio verso la festa,  avrei avuto sudori freddi alla notizia di una cosa del genere. Ho cercato di mettermi nei panni di questi signori in una immaginazione letteraria, in una ricostruzione fantastica  del plausibile. Al loro posto, avrei  mobilitato tutte le mie forze, tutta la mia potenza per frenare quanto più possibile la notizia. Al loro posto, io, dovendo mettere al sicuro decine di anni di sfruttamento e di guadagni a venire   avrei fatto le carte false. Non so avrei persino fatto esplodere qualcosa ore dopo affinché tutti sentissero un bel boato e tutti convenissero che l’incidente fosse accaduto in quel momento del boato” Ovviamente sto scrivendo un racconto fanta-politico  bella gente eh, queste cose non succedono mica nella realtà, in questo momento, la mia immaginazione è decisamente febbrile e completamente letteraria, e dunque in questa petrol fiction”  -Gli sembrò simpatica questa cosa del protagonista che si confonde con l’autore citando il genere letterario in cui era stato immaginato-   “io al posto loro con un referendum in corso sulle concessioni petrolifere in mare,  se l’incidente invece che alle 19.45 fosse caso mai avvenuto alle 18,30,  faccio per dire, avrei fatto cosi, si, avrei fatto detonare una carica il più tardi possibile, quando proprio non si poteva più evitare perché comunque il puzzo della marcescenza dei fossili ormai sarebbe penetrato ovunque,  da una qualche parte  udibile a tutti, certo che tutti avrebbero collegato il boato allo sversamento in modo tale da poter ritardare il più possibile il nesso tra evento e notizia dell’evento.  Ovviamente il calo di pressione negli stabilimenti si sarebbe notato subito non appena aperta la falla nel circuito, ma chi ne avrebbe fatto parola senza il divino nostro permesso? Sarebbe passato del tempo prezioso -si trattava di arrivare più vicino possibile alla chiusura dei seggi senza che si sapesse la cosa per dio, solo qualche ora, potevamo farcela, noi i signori del petrolio possiamo molto del resto !-,  prima che fosse stato inevitabile darne notizia”   Ma un tubo che si rompe sotto terra fa veramente un boato udibile da tutti come una esplosione poi? L’autore ebbe solo un dubbio, ma poco  importava insomma, riprese a scrivere :  “Fatto sta che nei video dei media locali i testimoni parlano di questo boato e poi dicono che immediatamente è arrivata l’onda nera del petrolio che ha raggiunto il Fegino il Rio  Pianego e il Polcevera.. nella mia immaginazione letteraria però il testimone  in realtà non vede dopo l’esplosione arrivare l’onda nera ma si rende semplicemente conto,  grazie all’esplosione che lo mette in stato di allerta e di attenzione, dell’onda nera già presente, già silenziosamente iniziata ad arrivare ben prima. Il mio protagonista vorrebbe essere in grado di fare complessi calcoli di gittata della falla, – mica possono uscire in dieci secondi 600 mila litri da un tubo di nemmeno  mezzo metro di diametro che diamine no? ci vorrà pur del tempo-  calcoli di distanza tra falla dello sversamento e alveo del primo torrente e capire se sia plausibile che immediatamente dopo il boato , cosi come hanno raccontato i testimoni, l’alveo del torrente fosse  già invaso dall’onda piena del petrolio appena dopo il boato…. Il mio protagonista vorrebbe proprio avere queste certezze e spera che la immaginaria magistratura del racconto di petrol  fiction stia indagando proprio su questa cosa. Il mio protagonista pensa di essere sicuro che le forze che avevano voluto la sconfitta dei Si non siano state fatalmente con le mani in mano ad aspettare la tragica diffusione -per loro- della notizia quando mancano ancora ore alla chiusura dei seggi, mesi di sforzi improvvisamente annichiliti da un incidente del genere, no! non avverrà avrebbe detto a se stesso se fosse stato dei loro.” Rilesse, poteva andare, gli piaceva anche il fatto che non si capisse  mai  bene veramente dove il racconto raccontasse il protagonista e dove lo scrittore stesso.  Sua moglie che leggeva di sbieco alle sue spalle il pezzo sullo schermo da 4o pollici esclamò annoiata  “il nome dei tuoi tre fiumi di questo brutto racconto sono assolutamente stucchevoli, decisamente  poco credibili come nomi di fiumi, se lo vuoi sapere puzzano di brutta scrittura a un chilometro” – “a me  invece piacciono da morire rispose lui, specie Polcevera, bellissimo,  c’è mica del  caffè ancora?” la moglie non rispose “e sinceramente non ti avevo chiesto proprio un bel niente se proprio lo vuoi sapere”” disse “no non lo voglio sapere se proprio lo vuoi sapere” rispose la moglie sfogliando un vecchio numero di Vogue italia del 69 che aveva trovato sul fondo dello scatolone dell’ aspirapolvere a casa della madre.

Lo scrittore   borbottò qualcosa tra se e se  poi aggiunse la fine al  racconto, si era fatto tardi :  “Sono convinto che la mancata diffusione della notizia nel momento esatto della catastrofe ambientale a livello importante e nazionale, a carattere straordinario, durante la votazione ancora in corso del referendum indetto con lo scopo di non rinnovare le concessioni di estrazione degli impianti off shore e che avrebbe anche comportato la bonifica di tutte le piattaforme ormai non operative, abbia leso gravemente gli interessi della nazione  e abbia agito come una vera e propria manipolazione del presente e  del passato e quindi del futuro, e che i comitati promotori e chiunque abbia una coscienza dovrebbe chiedere ragione con forza di questo atto gravissimo ben degno di un paese sprofondato a livello di stati dittatoriali per il livello della libertà di stampa. Una stampa che non ha nemmeno bisogno del guinzaglio, perché è pavlovianamente condizionata ormai  a fare le cose giuste per evitare la scossa elettrica-punizione e ricevere  al suo posto la crocchetta-premio”   Messe le virgolette chiuse il pezzo e   lo rilesse, era Pavlov o Marmeladov quello dei cani? mah …” dubitò un attimo, e infine scommise sul primo, poi  cercò di eliminare i refusi e lo mandò on line nel mondo irreale e immaginario della sua Oil-Fiction dove qualche  centinaio di immaginari lettori lo avrebbe stancamente letto fino a metà. “Che paese molle quanto  ferocemente atroce ho mai immaginato però eh?” disse a se stesso un attimo prima di chiudere il portatile “sarebbe un vero incubo viverci se esistesse davvero un posto del genere”. 

L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015
SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?
SOSTIENICI