La metafora del quotidiano nella commedia “Alberto, Veronica e me”

Ottobre 23, 2015
Silvia Buffo
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“Alberto, Veronica e me”, la nuova commedia del regista Giuseppe Talarico, all’insegna del paradosso e dell’umorismo, si presenta come una metafora del quotidiano. Storie comuni e persone comuni ma intrecciate da un ritmo irrefrenabilmente ironico e pieno di allegorie: Leonardo è un quarantenne single molto raffinato che vive da solo in un appartamento a Roma. La sua è una vita tranquilla se non fosse per le continue intrusioni della sorella Rita che molto apprensiva, spesso si reca da lui per pulirgli casa. Rita, essendo di stampo tradizionalista, vuole a tutti costi farlo sposare. Ma lui, pur non avendo nulla contro il matrimonio, non ha ancora trovato la donna del suo destino. Rita, si è però ormai convinta che suo fratello, scappi dal matrimonio e dalle donne perché gay, supportata anche dai modi chic di lui, che a tratti danno questa impressione, fino a convincerla totalmente.

Quando arriverà Alberto, il migliore amico di Leonardo, anche lui dai modi raffinati ma sposato, tutto sembrerà avvalorare la tesi di Rita sull’omosessualità del fratello. In realtà, Alberto va da Leonardo per chiedere conforto, dato che si è perdutamente innamorato di una prostituta di nome Veronica, per la quale è disposto a tutto.

Uno scatto di Giuseppe Talarico, attore e regista della commedia "Alberto, Veronica e me"

Uno scatto di Giuseppe Talarico, attore e regista della commedia “Alberto, Veronica e me”

Gli equivoci rendono questa commedia avvincente e divertentissima fino alla fine con momenti di grande comicità: ognuno dei personaggi vive in un universo proprio che quando va a collidere con quello degli altri riserva sempre sorprese e imprevisti travolgenti. Ogni personaggio incarna un sentimento, una paura, un sogno fino all’estremizzazione di tutto ciò, grazie all’ottima recitazione degli interpreti.

Leonardo, interpretato da Giuseppe Talarico, in balia della sua classe ed eleganza si ritroverà a spazientirsi fino a rivelare la sua vera natura, pragmatica e verace. Ed ancora Letizia Barone Ricciardelli, in Bianca, moglie di Alberto, incarna la donna insicura e tradita, afflitta da mille paranoie e paure, è una donna disperata.

Ad interpretare Rita è Serena Farnesi, personaggio cardine, rappresenta l’ingenuità e il retaggio di una realtà di borgata con tutti i suoi piccoli grandi sogni, così come il marito Natalino il cui ruolo è affidato a Claudio Boschi, scanzonato e dall’aria trasognata, vive facendo il poeta e compone in ogni momento, scrivendo tutto ciò che gli viene in mente sul suo inseparabile taccuino.

Alberto, interpretato da Flavio Ciancio, il migliore amico di Leonardo invece è la personificazione del vizio, è vittima della sua stessa passione, il folle amore per Veronica, una escort professionista, il cui ruolo spetta all’attrice Lucia Rossi, l’apoteosi della seduzione e del potere femminile, per la quale sta sperperando tutti i soldi e trascurando la famiglia.

Gli universi dei personaggi si intrecciano fino a sviscerare risvolti inattesi, tutto sul filo della suspense e di una curiosità incontrollata sul gran finale. La romanità fa da cornice nel linguaggio e nell’atmosfera, nei modi di dire e di fare dei personaggi, eccetto per Veronica che incarna il sogno astratto, l’ideale irraggiungibile ma di fatto è l’emblema della più cinica realtà.

Nel Cast tecnico invece: Manuel Molinu: Tecnico audio e Luci, Mirella Getuli: Sarta e Parrucchiera, Andrea Mocci: Scenografo, Mario Farnesi: Tappezziere; Fotografo di scena: Luca Caravaggio.

Lo spettacolo, patrocinato da “Roma Capitale” e prodotto dalla “Compagnia InControscena”, in scena dal 17 novembre al 6 dicembre, debutterà  al Teatro Agorà di Trastevere in via della Penitenza 33.

L'AUTORE
Silvia Buffo, 1985. Giornalista. Cultore di Materia in Letteratura Italiana, studiosa e amante della classicità. Si occupa di Formazione, tenendo a Roma seminari sul Web Writing, di Direzione Editoriale e Start Up impreditoriali dedicate al WebMarketing e al Supporto Digitale. Si auto-definisce un’idealista. Scrive di Cultura, in primis. “La bellezza è promessa di felicità” è il suo motto che ha delicatamente rubato a Stendhal.
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