E’ solo da “uomo comune” che Baldini tornerà straordinario

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19/08/2015 Germano Milite

Marco Baldini, come oramai avrete letto un po’ ovunque, ha dato il suo annuncio: basta a tv, radio e social. Basta agli “show”. Basta all’esposizione mediatica. Basta a ciò che ha sempre riempito le sue giornate e quelle dei suoi fan: la comunicazione. La storia è quella già nota e raccontata numerose altre volte, tanto che oramai quasi non fa più notizia: troppi debiti, troppi creditori, una vita in continua scadenza, in continua rincorsa verso oggi o addirittura ieri prima ancora che verso domani.

Ci saranno i soliti commenti, i pro e i contro. Le Lucarelli, che pontificano e moralizzano su ogni tema dello scibile umano dopo aver sponsorizzato un ragazzino (Francesco Sole) divenuto famoso per la sua opera di sfacciato plagio di frasi e pensieri scritti da altri autori, tutti opportunamente omessi nei suoi post-it. I Cruciani, con i loro tweet che dicono poco o nulla e si esauriscono in un appoggio random che lascia il tempo che trova. Io sto con, io sto contro: è un gioco puerile e tedioso che proprio non mi si addice e che non sdoganerò anche qui. Baldini, molti di voi che ci seguono lo avranno letto, doveva curare una sua rubrica fissa qui sul blog di YOUng. Fissa, ma soprattutto libera e suggerita direttamente dai suoi fan. Ci ha aiutati nella nostra campagna di raccolta fondi, partita un po’ follemente a ferragosto (perché a noi le cose semplici non sono mai piaciute). L’ho sentito ed ho però compreso la sua “fase”, il suo bisogno fisiologico di riposo e di silenzio. Noi speriamo che durerà poco e che Marco tornerà presto a farsi sentire, magari su meno canali, con meno appuntamenti e più pensieri sferzanti.

MA CHI E’ SUL SERIO BALDINI?

Se mi chiedono di descrivere questo artista, che via radio e via televisione ha “cresciuto” me e molti altri negli ultimi 15 anni, io penso subito ad un episodio che risale a quando vinse “La Fattoria”: prima decise di donare il 50% ai terremotati d’Abruzzo. Poi però cambiò idea e volle devolvere il 100%. Quando l’ho incontrato a Roma gli ho chiesto: “Ma perché hai dato tutto?”. Lui mi ha risposto, con quel suo distinguibilissimo accento meticcio toscoromano: ”Ma perché il 50% era ridicolo, dai. Se vuoi fare beneficenza o la fai bene o non la fai. E poi io avevo già preso un gettone per partecipare. Non volevo altri soldi”. Questo è Marco Baldini: un uomo vero, come i suoi difetti ed i suoi errori ed il suo coraggio e le sue paure; come la sua generosità e le sue responsabilità verso chi gli ha prestato soldi e fiducia e si è sentito tradito. In ogni caso, Baldini, è prima di tutto qualcuno che sta pagando con gli interessi non tanto i prestiti ricevuti ma le “cappellate” commesse (e ammesse). Ho visto la sua energia da leone ferito ma mai domo nei suoi occhi, nel suo sorriso, nell’entusiasmo che ha mostrato per questa nostra iniziativa quando ci siamo conosciuti e nel suo rassircurarci:”Tranquilli, io vi aiuto comunque come posso”. Inutile dirvi quanto mi abbia rammaricato sentirlo così abbattuto e deciso alla resa.

PERCHE’ NON COMPATISCO MARCO

Ma se è vero che un giocatore resta tale per tutta la vita, è anche vero che lo stesso vale per un lottatore. E Marco è anche questo: un lottatore. Stremato, forse addirittura rassegnato ma pur sempre un guerriero. E per quanti colpi possa aver incassato (o essersi dato da solo), la sua indole lo riporterà ad alzarsi di nuovo. Ammaccato, stordito, ma pronto a scuotere la testa a rimettere la guarda alta. Fino a colpire ancora, a sua volta, la vita che lo ha preso così tanto a pugni ultimamente.

Baldini è uno di noi, perché non è mai stato sul serio “uno di loro”, ovvero di quelli che con lo show biz si drogano fino ad alienarsi dalle vite della “gente comune”. Sono certo che è proprio da uomo comune, che forse solo da uomo comune, che l’artista straordinario potrà risorgere più consapevole, forte ed ispirato di prima.

Quindi non compatirò Marco e non lo giustificherò, perché è la vita stessa che non gli sta dando tregua. E poi perché I combattenti non si compatiscono, mai. A volte si temono, in ogni caso si rispettano.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".

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