Eroina, tra passato e presente

Pubblicato il 26 March 2016 da MedPov | Per leggere questo articolo ti servono: 2 minuti | 1686
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I numeri dell’osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze parlano chiaro, in Europa ci sono ancora più di diecimila morti l’anno per overdose, il consumo si attesta tra i 2,5 e i 5 casi per 1000 abitanti in Italia.

L’Eroina o diacetilmorfina è un prodotto di sintesi derivato dalla Morfina, messo in commercio per la prima volta nel 1899 dalla nota casa farmaceutica Bayer come antidolorifico. Inizialmente ritenuta innocua e priva di effetti collaterali fu utilizzata per sopperire ad ogni tipo di malanno nei primissimi anni del 1900. Occorre attendere ancora più di un decennio per vedere una presa di posizione da parte degli USA che mettono al bando la produzione di oppiacei, nel 1912 a l’Aja con la “Convenzione internazionale dell’Oppio” si scrivono le regole una volta per tutte, regole che verranno prese in carico dai singoli stati in un periodo che si protrae fino ai primi anni ’60.

La “storia” dell’eroina dimostra come l’abuso della sostanza per fini ricreativi e terapeutici fonda le sue radici nei primi anni del ‘900, oltre un secolo fa, con una diffusione mondiale che si può senza anche attribuire all’enorme campagna pubblicitaria che fece la Bayer per pubblicizzare un prodotto nuovo che, ignorando per un attimo gli effetti collaterali e la dipendenza, era di certo il miglior analgesico dell’epoca.

A oltre un secolo di distanza dalla Convenzione dell’Oppio i consumatori in Italia sono decine di migliaia, un numero compreso tra 2,5 e 5 per 1000 abitanti. Le statistiche Europee indicano ad ogni modo un calo negli ultimi anni a seguito di un picco nel 2007, aumentano gli accessi nei centri di recupero e aumenta anche la speranza di vita dei tossicodipendenti.

Un problema che resta immutato e che continua ad essere una grossa piaga per il Sistema Sanitario Nazionale sono le patologie correlate all’uso degli stupefacenti per via parenterale con oltre 500 nuovi casi di HIV nel 2013 correlati ad uso di siringhe infette (riportati dall’EMCDDA), oltre ai nuovi casi di Epatite che correlati ad alcool e altre sostanze d’abuso portano spesso al decesso del paziente, non tanto per overdose bensì per le patologie che si manifestano come conseguenza della tossicodipendenza e che risultato difficili da trattare in un paziente debilitato e spesso immunocompromesso.

Fonti: emcdda.europa.eu

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