Pensare positivo nonostante l’annus horribilis

Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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Sì, oggettivamente non è stato un anno tra i più belli della nostra vita, se ci riferiamo a quello che è successo al di là del nostro piccolo io – e magari continuerà a succedere anche dopo aver stappato le nostre buone bottiglie di champagne alla mezzanotte del 31 dicembre 2015. Purtroppo molti sembrano ignorare la connessione inevitabile tra le loro esistenze individuali e quanto accade nel mondo. Sono de-politicizzati nel senso che non si rendono conto di quanto, più che mai, viviamo tutti in una grande polis, una città globale.

Il 2015 è iniziato con l’irruzione più prepotente che mai di DAESH nelle nostre vite grazie all’attentato a Charlie Hebdo ed è finito con l’ancora più devastante attacco di Parigi. E mentre minacce, vere o false, di nuovi attentati si susseguono regolarmente, in un clima di ansia collettiva, ora forse ci pensiamo due volte prima di frequentare posti affollati in una grande metropoli occidentale.

Il 2015 è stato l’anno della Terza Intifada in Israele e questo ci ha fatto capire come il conflitto tra ebrei e palestinesi sia lungo dall’essere risolto. Mentre continua la rigida politica coloniale di Israele nei confronti dei palestinesi, il “processo di pace” di Oslo sembra ormai lettera morta. Se nel 1993, ai tempi del famoso accordo suggellato da Clinton & Co., c’erano 100.000 coloni in Cisgiordania, ora ce ne sono 600.000.

Il 2015 è stato l’anno dell’accordo nucleare con l’Iran, ma anche un anno di crescente violenza in Medio Oriente, dalla Siria all’Afghanistan passando per l’Iraq e lo Yemen. E non dimentichiamo l’affermarsi prepotente del neo-Sultano Erdogan in Turchia con la sua sistematica repressione dei curdi e della libera stampa.

Il 2015 è stato l’anno in cui à ritornata la Guerra Fredda. Cominciata con la crisi in Ukraina, momentaneamente assopita, si è rifatta viva con la tensione tra Russia e la Turchia. Intanto la corsa agli armamenti, soprattutto nucleari, invece di rallentare è accelerata.

Il 2015 è stato più che mai l’anno dell’immigrazione dei diseredati della Terra con i suoi morti, con nuovi muri che si elevano in certe parti d’Europa per limitarla e con tante discussioni che non hanno ancora portato a una soluzione operativa di lungo termine.

Il 2015 ha visto l’avanzata dei movimenti populisti di destra, dalla Francia alla Polonia passando per Italia e Ungheria. E non dimentichiamo, oltre oceano, il successo che sta riscuotendo un personaggio grottesco come Donald Trump.

Il 2015 era cominciato bene, da un certo punto di vista, con l’entusiasmante affermazione di Tsipras in Grecia. Purtroppo è finita con l’umiliazione e con il ricatto, inflitti a questo piccolo grande paese da un’Europa attaccata ai rigidi parametri del neoliberalismo e dell’austerity. Un’Europa sempre più lontana da quell’armonica unità sognata dai suoi padri fondatori.

Il 2015 è stato sì l’anno della Conferenza di Parigi sul Clima, che si è però concluso con tante belle dichiarazioni e consigli, ma senza accordi vincolanti. E lo stato abnorme del clima nel mondo (20° a New York a dicembre!), e dell’inquinamento nelle nostre città ci ricorda la gravità della situazione.

Il 2015 ci ha fatto capire come a livello globale e nazionale si è allargata più che mai la distanza tra gli ‘have’ e gli ‘have not’, tra quelli che hanno moltissimo e quelli che non hanno nulla. Proprio oggi, un articolo del New York Times fa notare come la classe media americana sia diventata, per la prima volta, una minoranza rispetto alla classe dei ricchi e quella dei poveri.

Nel 2015 abbiamo visto un disgelo tra USA e Cuba, ma anche un ritorno alla grande delle destre in Argentina e in Venezuela. Al di là delle etichette politiche, stiamo parlando di forze favorevoli al secolare imperialismo economico del Gigante Nordamericano (per usare l’espressione favorita di Fidel Castro & Co.).

Nel 2015 abbiamo sentito tante belle promesse da parte del nostro premier Renzie boy, ma la ripresa tentenna, mentre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è ancora a livelli inquietanti. Secondo l’ISTAT 3,4 milioni di persone si trovano ai margini del sistema e pur potendo lavorare hanno smesso di cercare lavoro. In quanto a debolezza del mercato del lavoro siamo solo al di sopra di Grecia e Croazia – forse qualcuno dovrebbe spiegare a Don Matteo il vecchio concetto di jobless recovery, ripresa senza posti di lavoro. Non parliamo poi del grande dimenticato: il Mezzogiorno. E’ di pochi giorni fa un agghiacciante rapporto di Save the Children in cui si parla degli effetti della povertà sull’educazione dei bambini.

Nel 2015 abbiamo assistito a un attacco sistematico alla Costituzione Italiana attraverso riforme elettorali e nel senato che potranno solo diminuire il tasso di democrazia nel paese. E il modo in cui è stato cacciato Marino – checché se ne dica di lui – è stato un altro palese attacco alle più elementari regole democratiche.

Infine, visto che sono del/nel mestiere devo anche annunciare che, secondo Reporter Senza Frontiere sono morti quest’anno 110 giornalisti (66 nel 2014). Invertendo la tendenza, oltre due terzi di questi in paese “in pace”.

Può darsi che abbia dimenticato qualcosa, e chi legge è invitato a dire in un commento cosa manca da questa rassegna dell’Annus Orribilis.

Detto questo è giunto il momento di parlare della mia maglietta blu scura con la scritta Think Positive. Regalo di mio figlio, confesso, codesta t-shirt ha un’origine un po’ ambigua: proviene da un grosso studio legale di Manhattan, dove lui faceva praticantato e viene regolarmente distribuita a tutti gli impiegati. Tra i loro clienti, en passant, grosse compagnie denunciate per scempio ecologico. Transeamus. Questa maglietta ha ora un buco: una sigaretta finita nel posto sbagliato. Che fare? Opzione 1: gettarla. Opzione 2: rammendarla. Opzione 3: tenermela con il buco. Ho scelto la numero 3. Morale della favola: Think Positive Despite the Hole (Pensa positivo nonostante il buco).

Voi mi direte: ma come diavolo possiamo pensare positivo dopo la fosca rassegna che ci hai appena somministrato?

Ebbene, se po’ ffa’! La lista di cose orribili a cui vi ho sottoposto è innanzitutto un semplice modo per aiutarvi a mantenere un atteggiamento realista sulla realtà. Nascondersi la realtà, negarla – o addirittura ignorarla come fanno gli ignoranti è una mossa letale. Chi segue le enunciazioni auto-celebrative e anti-gufi dell’inquilino a Palazzo Chigi ne ha avuto un ricco assaggio.

Pensare positivo vuol dire innanzitutto guardare a cosa c’è di positivo nella realtà. Naturalmente secondo certi criteri che non possono che essere soggettivi o di parte.

Esempi:

Tsipras è stato sconfitto – momentaneamente penso – dall’Europa, ma ora è anche meno solo grazie ai recenti successi dei suoi analoghi in Portogallo e in Spagna.

In Italia la resistenza democratica a Renzie & Co. si sta rafforzando e magari con il referendum sulle riforme costituzionali in arrivo, si riesce a rimandarlo a Rignano sull’Arno dove potrà dedicare più tempo a giocare alla playstation col frutto dei suoi lombi.

La resistenza al Vecchio Regime non si limita all’Europa del Sud. In Inghilterra il radicale Corbyn ha ridato al Labour Party la sua vera anima, mentre negli USA il “socialista” Bernie Sanders sta dimostrando che non esistono solo repubblicani e finti democratici, ma anche qualcosa di radicalmente nuovo.

In Israele il sionismo comincia a perdere terreno tra molti ebrei che, insieme a palestinesi e attivisti internazionali, stanno dando vita a un crescente movimento di resistenza pacifica assimilabile a quello contro l’apartheid in Sud Africa e a quello per i Diritti Civili negli Stati Uniti.

Potrei portare altri esempi, ma mi limito a citare un fatto molto importante: un recentissimo studio ha concluso che lo slacktivism (attivismo moscio) ha un effetto maggiore di quel che uno possa pensare. Di solito questo termine ha connotativi negativi, ma ora si scopre che per cambiare il mondo non bisogna necessariamente andare solo a dimostrare nelle piazze. L’attività di controinformazione sui social può avere conseguenze non da poco. Se non altro per lasciare il re senza neanche un ricambio di mutande.

Infine vorrei aggiungere qualcosa sulla sincronicità, un concetto junghiano e non solo, che ci ricorda come quando le cose peggiorano di brutto ci arriva contemporaneamente un messaggio forte che è un chiaro invito al cambiamento. E’ come se avessimo ripetutamente sentito bussare alla nostra porta senza tuttavia aprirla. Alla fine la porta viene sfondata. E’ orribile, ma almeno ci siamo svegliati dal nostro torpore.

Quindi: Think Positive & Act Positive! E un augurio a tutti voi per un sereno, ma anche consapevole & attivo 2016… J

 

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Attilio De Alberi

Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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