Suffragette, una lotta Lady-like

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Il ventesimo secolo, sotto il punto di vista della moda, è stato caratterizzato dal motto less is more.

Gli stilisti si ricordano che dentro gli abiti ci sono anche delle donne, i cui corpi hanno bisogno di respirare e muoversi.

Gli anni del primo Novecento sono stati un’epoca di contraddizioni per le donne: da una parte si agitavano le suffragette e i movimenti di emancipazione, dall’altra si muovevano le dolci onde di un romanticismo ritrovato, di fazzoletti che svolazzavano nelle mani guantate di bianco.

L’amore per i grandi balli, i tè all’aperto, gli ombrelli ricamati, i cappotti da giorno, i bastoni da passeggio: la Belle Epoque francese o l’Età Edoardiana inglese rappresentano il laboratorio di prova delle suffragette. Il re britannico, icona di stile, amava le belle ragazze americane e gli uomini della City londinese, così i gusti della moda si modellarono ai suoi.

Ma la media borghesia si muove, si agita, lavora; la regina è una danese che cavalca, ama la vita all’aria aperta ed è una fashion icon; il corsetto stringe troppo il petto di quelle ragazze che cominciano a sostenere i propri diritti sono sempre più di più. Molte giovani donne cominciano a guadagnarsi da vivere lavorando come governanti e i vestiti richiesti sono ben diversi. L’importanza del taglio sartoriale comincia ad essere sempre più gransuffragettede e l’avvicinarsi della Prima Guerra Mondiale apporta delle restrizioni consistenti.

Il corsetto comincia ad accorciarsi e a diventare sempre più flessibile, per poter permettere i lavori di casa o le corse a cavallo; le donne cominciano a fare sport e nascono i primi vestiti “sportivi”. Il cappello si ingrandisce sempre si più per far in modo che i fianchi diventino più stretti. La società trotterellava verso la Prima Guerra Mondiale con i suoi capelli alla Gibson Girl, la ragazza nata dalla penna dell’illustratore Charles Gibson: alta, slanciata, dai capelli gonfi e voluminosi raccolti in soffici onde, sicura di sé.

Le suffragette capiscono che la donna statuaria e matura sta per essere sostituita dalla ragazza giovane e senza seno. E con minor…biancheria intima.

Come succede anche ora, le sostenitrici del diritto al voto venivano spesso insultate e derise; le si chiamava “maschiaccio” (e all’epoca era un’offesa ben grande) e si alludeva a rapporti omosessuali dovuti alla troppa indipendenza.

Le suffragette però, essendo donne e quindi dotate di maggior capacità comunicativa, capiscono una cosa molto importante: per poter convincere altre ragazze devono essere come loro. Devono far capire che lottare per il diritto al voto non le fa sembrare meno donne, anzi: le fa diventare più femminili.

Per questo motivo si presentano alle manifestazioni con le mani guantate e grandi cappelli a tesa larga e fiocchi di velluto, distribuiscono volantini con le gonne alla caviglia e i primi ankle boots.

Una volta in casa, si facevano ritrarre mentre partecipavano alle riunioni con le classiche tea gowns dai colori brillanti, mentre bevevano il tè.

Politics is the new fashionable, in poche parole e la strategia funzionò alla grande. Fare propaganda era fashion, dava una nota di indipendenza e finalmente alle giovani aristocratiche dava uno scopo per cui vivere.pankhusrt suffragette

Ma la grande mossa di visual marketing (che ora avrebbe rappresentato il delirio su Instagram) fu quella dei colori: porpora per la dignità, bianco per la purezza, verde per la speranza.
Nastri per cappelli e spille, calze, scarpe, addirittura biancheria intima. E’ diventata famosa l’immagine di Christabel Pankhurst, celebre militante arrestata per ben cinque volte, in cui viene ritratta con il braccio alzato e vestita con un elegante abito lungo di seta verde, di moda nel 1910, decorato con i colori delle suffragette.

Il suffragio universale qui è stato raggiunto ma nei fatti siamo lontani dall’avere dei diritti uguali nei fatti.
La moda ci ha aiutato molto.
Quando una ragazza, oggi, sceglie di lottare per l’uguaglianza indossando un paio di jeans e con i capelli corti non dovrebbe essere apostrofata come lesbica repressa. Quando una ragazza sceglie di lottare per l’uguaglianza in minigonna, tacchi e trucco perfetto non dovrebbe essere apostrofata come donna oggetto.

In un mondo di persone mediocri, cerchiamo di essere delle donne.

 

(A Story of Fashion).

 

Alessandra Busanel

"I should hate to be predictable".

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