Sottolineare l’ovvio: gli stereotipi e le verità su Napoli

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16/09/2015 Angela Vitaliano 1266

Una sera a New York, un ragazzo spagnolo mi chiese “di dove sei?”, “napoletana” risposi. Lui mi guardò, mi sorrise e mi disse “non l’avrei mai detto: non hai la faccia da mafiosa”. Con tutta tranquillità risposi “lo so”. Non sottolineai l’ovvio e cioè che lui aveva la faccia da idiota visto che si era lanciato nei piu stucchevoli fra gli stereotipi che accompagnano Napoli e i napoletani nel mondo.

Non mi piace sottolineare l’ovvio. Soprattutto con l’età adulta, lo trovo uno spreco di tempo imperdonabile. Se una persona arriva a dire una cosa del genere, non puoi spiegargli nulla, devi andare avanti. Per questo, ad esempio, da donna del sud ( fieramente del Sud) non leggo nemmeno le cose che scrive l’onorevole ( ahimè il titolo gli spetta seppur non meritato) Salvini su di noi: a che servirebbe? E rispondergli a che serve? A sottolineare l’ovvio a qualcuno che non vuole vederlo? Tempo sprecato. In più, perdonate la supponenza, ma se qualcuno è cosi al di sotto del “minimo sindacale” di senso civico di cui un essere pensante dovrebbe essere dotato, io non mi abbasso a confrontarmi, resto bensì al mio posto. E vi assicuro che la mia statura è molto limitata (da perfetta donna del Sud).

La statura morale, invece, sempre in armonia con il mio essere donna del Sud, è altra cosa. Non ho mai sentito di dover dimostrare nulla a nessuno affinchè  si pensasse che io fossi una napoletana perbene.

Perche noi lo siamo e, ancora una volta, io non ribadisco l’ovvio.

E lavoriamo (molto), arriviamo in orario, siamo affidabili, crativi, divertenti e “animali” sociali di prima categoria.  Se qualcuno di un piccolo paese delle Alpi viene associato all’estero con “O sole mio”,  considerata canzone “italiana” (perchè Napoli E’ Italia), bisognerebbe essere grati a Napoli che contribuisce, molto spesso, a toglierci di dosso quella patina di grigiore che ci sta annientando.

Se, però, non mi piace ribadire l’ovvio, non mi piace nemmeno nascondere la verità. A Napoli mancano due cose: lo Stato e l’orgoglio dei napoletani. Quando questi, in diversi periodi storici, hanno preso il sopravvento, la città ha brillato in tutta la sua bellezza e la camorra è stata, non sconfitta, non domata, ma non padrona. Quando lo Stato è assente e i cittadini mettono da parte l’orgoglio e non credono piu nel cambiamento, aspettano che siano “gli altri a cominciare”, fanno spallucce ripetendo “tanto non cambia nulla” e, soprattutto, si sentono “vittime” degli altri, di quelli che “ce l’hanno con Napoli”, di quelli che si aspettano che abbiamo “tutte facce da mafiosi”, allora abbiamo perso. E non c’è offesa che Salvini possa muoverci (che per me non vale nulla) di quella, gravissima, che noi stessi ci infliggiamo, privandoci della speranza del futuro.

L'AUTORE
Giornalista. Blogger. Appassionata di cucina e "malata" di moda. Nata a Salerno ma "cresciuta" a Napoli, nove anni fa faccio le valigie e con la mia amata Dorothy (un meticcio puteolano) sbarco a NY per ritrovare la ragazza che aveva sogni e aspirazioni che l'Italia aveva sepolto. E' ancora qui, impegnata nell'impresa piu bella (e difficile) della sua vita: essere felice.

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