La platealità di Salvini è il simbolo della sua parabola discendente

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20/05/2019 Emiliano Rubbi

Sabato 18 maggio, in piazza Duomo a Milano, c’era un tizio divorziato, con figli sparsi concepiti da varie donne fuori dal matrimonio, che agitava il rosario e gridava di affidare il nostro paese al “Sacro Cuore” della Madonna, dopo aver snocciolato una sfilza di santi che avrebbero dovuto prendersi cura dei paesi degli altri leader di estrema destra presenti sul palco.

Un po’ tipo: “Ok, tu Sant’Antonio stai attento a Padova, mentre tu, San Francesco, buttami un occhio ad Assisi, che non vorremmo un altro terremoto, mi raccomando”, però su scala europea.

Contemporaneamente, quel tizio col rosario in mano se la prendeva col Papa, reo di ricordare troppo spesso quel messaggio evangelico che a lui e ai suoi amici “sovranisti” piace solo evocare, mica mettere in pratica.

Poi, il tizio con il rosario in mano, in uno slancio di alto patriottismo, ha anche detto che lui “darebbe la vita” per l’Italia.
Ed è una cosa davvero interessante, visto che fino a poco tempo fa quello stesso tizio voleva che il nord facesse la secessione, scriveva #padaniaisnotitaly, bruciava i tricolori, chiamava “ladrona” la capitale e “colerosi, terremotati” i napoletani.

Insomma, ieri c’era questo tizio buffo sul palco, a Milano, che diceva di applicare il messaggio cristiano bloccando le partenze dei migranti. Perché così non affogano. Che è vero, eh. Meno ne partono, meno ne affogano. Muoiono altrove, nei loro paesi, oppure in Libia, ma forse farli crepare in Libia è più cristiano, boh, non me ne intendo.

Io so solo che ieri l’ONU ha duramente condannato quel tizio sul palco, dicendo che “promuove la xenofobia e viola le norme internazionali”. Ha detto che la Libia non è affatto “un porto sicuro” e che rispedire la gente lì è un crimine. Ma forse anche l’Onu è “buonista”, come il Papa e pure Fabio Fazio. Chissà cosa ne pensa il Sacro Cuore di Maria, bisognerebbe chiederglielo.

Poi, a un certo punto, su un balcone nella piazza dove si teneva il comizio di questo tizio, è spuntato Zorro, che ha srotolato uno striscione con scritto sopra “Restiamo Umani”. Ma gliel’hanno fatto togliere subito, perché “Restiamo Umani” è evidentemente una grave provocazione nei confronti di tutti quelli che “umani” non lo sono più da tanto tempo. In effetti ha senso.

Per il tizio buffo sul palco, ad ascoltarlo ieri c’erano “oltre 100.000 persone”. Per tutti gli altri, invece, le stime più ottimistiche parlano di circa un terzo di quella cifra. E insomma, ieri ho visto quella roba e ho pensato che, se uno non si rende conto di quanto tutto questo sia assurdo, grottesco, ridicolo, forse se lo merita, quel tizio. Quelli che non se lo meritano sono gli altri.

Ma ho avuto anche la sensazione, per la prima volta da diversi mesi, che il tizio sul palco stesse tirando davvero troppo la corda. Ho avuto la sensazione che, da qualche tempo, questa escalation di pagliacciate amorali e spaventose, stesse mostrando i suoi limiti. Ho pensato che la maggior parte degli elettori non può essere seriamente così stupida da credere in una simile messinscena da teatro dell’assurdo. Non nel 2019, non in un paese evoluto.

Magari mi sbaglio, ma ieri, proprio quando la sua intenzione era quella di “mostrare i muscoli”, mi è parso di vedere chiaramente l’inizio di una parabola discendente, per quel tizio.

Un giorno, forse, potremo raccontare ai nostri nipotini che quel tizio, per fortuna, fu sconfitto da Zorro.

[foto copertina: IlPost.it, AP Photo/Luca Bruno]

L'AUTORE
Sono principalmente un produttore discografico, ma anche uno sceneggiatore e una persona interessata alle dinamiche sociali. Parlare di musica di solito mi annoia, quella preferisco farla e ascoltarla, quindi parlo di altro, ma sempre dal mio parzialissimo punto di vista

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