Netanyahu, o come strumentalizzare la storia per fini politici

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23/10/2015 Attilio De Alberi 607
Non solo per i palestinesi, ma anche per non pochi israeliani ed ebrei in tutto il mondo il fatto che un falco come Benjamin Netanyahu sia al potere rappresenta un problema non indifferente. Ma che adesso si metta a fare del revisionismo storico borderline negazionista è un po’ troppo. E il troppo stroppia.

E’ subito rimbalzata a livello internazionale la recente dichiarazione di “Bibi” di fronte all’assemblea del Congresso Sionista: Hitler fu in realtà convinto ad adottare la mostruosa Soluzione Finale contro gli ebrei d’Europa dal Muftì palestinese di Gerusalemme Haj Amin al Husseini. In pratica il “moderato” Adolf, ha detto il Primo Ministro dello Stato d’Israele, voleva solo espellerli. Quel cattivone sanguinario del muftì gli suggerì: Vai fino in fondo, ragazzo! E ingenuamente Hitler gli chiese: Cosa devo fare? Risposta: Semplice, bruciali tutti e buona notte.

E’ cruciale la data in cui questo immaginario dialogo riportato dallo “studioso di storia” Bibi: il 1941. Come tutti sappiamo già da un po’ di anni i campi di sterminio nazisti erano operativi in Europa e i forni crematori già lavoravano a pieno ritmo. A parte il fatto che già in Mein Kampf, l’orrido malloppone redatto dal giovane Hitler in carcere a Monaco dopo il suo fallito putsch all’inizio degli anni ’20, già prospettava una qualche ideuzza radicale in chiave anti-semita.
Non c’è da sorprendersi se tale uscita abbia scatenato un putiferio, non solo tra i palestinesi, ma anche tra i membri dell’opposizione laburista e, naturalmente tra un nutrito numero di storici e studiosi della Shoah israeliani.
E intanto il portavoce della Merkel, che Netanyahu sta andando a visitare, ha dichiarato ipso facto: “Conosciamo bene l’origine dei fatti ed è giusto che la responsabilità sia sulle spalle dei tedeschi… Non c’è alcun motivo per cambiare la storia”.
Insomma, una figura di guano, e alla grande.

Vabbè che poi Bibi si è corretto obtorto collo, mentre prendeva l’aereo per Berlino, dicendo che la responsabilità della Soluzione Finale ricade sulle spalle del Fuhrer. Insomma fu lui a decidere, anche se poi il muftì lo spronava a eliminare il maggior numero di ebrei possibili. Rimane comunque la gravità del fatto.
Alcune precisazioni: tutti sanno che il muftì aveva dei rapporti organici con il regime nazista, e per motivi chiari: non voleva che arrivassero altri ebrei a colonizzare la Palestina, allora protettorato inglese. Ma al tempo stesso il muftì Husseini non è affatto riconosciuto dai palestinesi come padre della patria.
E i palestinesi ci tengono a ricordare che molti di loro combatterono, e morirono, a fianco delle truppe alleate nella guerra contro il Terzo Reich.
Infine, dettaglio non indifferente, è un fatto storico che ci furono dei contatti tra i sionisti e l’ambasciata tedesca a Istanbul, in un tentativo di alleanza anti-inglese per liberare il territorio che avrebbe poi ospitato il nuovo Stato d’Israele. Vecchia storia: i nemici dei miei amici sono miei amici (ma chiudiamo un occhio sullo sterminio degli ebrei in Europa).
Ma al di là delle dovute (e ovvie) precisazioni storiche bisogna vedere cosa c’è dietro questa infelice sortita di Bibi.
Sembra esserci una volontà precisa di gettare benzina sul fuoco in un momento assai delicato: la cosiddetta Terza Intifada accompagnata da atti di violenza giornalieri da entrambe le parti, che risultano in un crescente inasprimento dei rapporti tra israeliani e palestinesi.

Ygal Bronner, docente all’Università Ebraica di Gerusalemme e attivista per i diritti dei palestinesi trova quest’accusa storica di Netanyahu più grave di quella rivolta agli iraniani che, secondo lui, sono tuttora intenzionati a compiere l’Olocausto 2 (un progetto che in realtà trova un riscontro solo tra frange radicali, minoritarie e passé dell’establishment politico a Teheran).
Secondo Brenner il Primo Ministro estremista vuole esacerbare la situazione non solo per infuocare gli animi dei suoi concittadini, ma, concretamente, per far fuori Abu Mazen, il presidente moderato dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese), un po’ come fece fuori Arafat, presidente dopo la Seconda Intifada, sulla cui morte sussistono inquietanti dubbi.
Questa strumentalizzazione (e menomazione) della storia a fini politici potrà ricordare a molti l’insistenza dell’ex-cavaliere nostrano quando insisteva che i comunisti mangiavano i bambini. Sembra che certi politici abbiano questo vizio nel sangue.
Fortunatamente, a parte gli storici israeliani con la loro sacrosanta obiettività, ci sono altri cittadini in questo paese martoriato dalla violenza, che hanno una visione diversa. LIndipendent riporta come in un Hummus Bar di un centro commerciale a Kfar Viktin, nel centro del paese, viene offerto uno sconto del 50% agli ebrei e agli arabi che, semplicemente si siedono insieme a mangiare insieme. Una prova di vera intelligenza politica che rincuora.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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