Intervista ad Andrea De Rosa: malincomico guerriero

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31/08/2015 Alessia Di Giovanni 2511

Andrea De Rosa, romano cresciuto in Via Nomentana si affaccia al mondo dello spettacolo in giovanissima età. A diciotto anni inizia a fare i suoi primi spettacoli con Antonello Liegi. Nel 2005 si impone al pubblico, riscuotendo anche molto successo, con due monologhi da lui scritti e interpretati “Parzialmente stremato” e “Senza peli sulla lingua” al Teatro Petrolini di Roma. È la passione che spinge il giovane Andrea a resistere alle difficoltà iniziali che ogni attore deve affrontare nel percorso formativo. Ma l’attesa per De Rosa finisce nello stesso anno, il 2005, quando un’allora sconosciuto regista Fausto Brizzi lo sceglie per il ruolo di Massi nel film “Notte prima degli esami” e successivamente nel 2006 “Notte prima degli esami – Oggi”. Entrambi i film riscossero un grandissimo successo e questo spalancò le porte ad Andrea e infatti nello stesso anno prese parte alla serie tv di canale 5 “Distretto di polizia 6”. Nel 2008 invece ritorna sul grande schermo recitando a fianco a Claudio Bisio, Fabio De Luigi, Claudia Pandolfi e Angela Finocchiaro con i film “Amore, bugie e calcetto” di Luca Lucini e “Ultimi della classe” per la regia di Luca Biglione. A seguire teatro, un film indipendente e un’opera prima come “Aspromonte” di Hedy Krissane in cui intrepreta un ruolo drammatico a fianco a Franco Neri, famoso comico di Zelig. La notorietà arrivò a bussare prestissimo nella vita di Andrea e si sa che l’inesperienza in giovane età può portare a scelte sbagliate che puntualmente Andrea ha pagato. Noi di YOUng siamo puntuali e oggi indaghiamo nella vita di un attore che tra alti e bassi ha una storia interessante da raccontarci.

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Andrea è da un po’ che non ti si vede. Che fine hai fatto?

Negli ultimi anni mi alterno tra teatro e cinema indipendente e quando ho potuto ho dato la precedenza a progetti che reputavo di qualità. Per tornare alla tua domanda ti dico che negli ultimi anni mi si è visto in tv sporadicamente come per esempio in “Una pallottola nel cuore” di Luca Manfredi con Gigi Proietti o “Natale a quattro zampe” di Paolo Costella. Devo ammettere che in passato ho sbagliato rifiutando dei ruoli che forse non avrei dovuto rifiutare come un cinepanettone del 2008 oppure “I liceali 3” e questo non per snobbismo ma per motivi privati a cui ho dato la priorità… devo dire che mi è comunque servito dal momento che mi ha fatto conoscere meglio me stesso ed il mondo in cui vivo e lavoro.

Come ti sei avvicinato alla carriera di attore e sceneggiatore?

Scrivere è una seconda passione, discontinua direi. La prima passione è fare l’attore ancora prima dell’attore; fare il comico. Ultimamente sto scrivendo una commedia noir urban fantasy, un genere che in Italia non esiste. Cerco di scrivere il film che vorrei vedere da spettatore e il motto di Gandhi “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” lo applico nel mio lavoro e quindi nella vita. Già in tenera età, ricordo che frequentavo la prima media quindi undici anni circa, decisi di fare l’attore. Sono da sempre appassionato della commedia all’ italiana (Nuti, Verdone, Benigni, Troisi, Totò) e i Colonnelli (Gassman, Sordi, Manfredi, Tognazzi, Mastroianni) sono stati i miei punti di riferimento. Dopo aver battagliato per un po’ con mio padre, il quale mi diede un tempo di cinque anni per dimostrare che stavo facendo sul serio, iniziai a frequentare la scuola di cinema. Certo mio padre era scettico perché vedeva il cinema come un mondo contaminato e temeva di non riuscire a proteggermi dal momento che non ho avi nel cinema e in nessun campo artistico. Con molta timidezza iniziai, contemporaneamente alle lezioni alla scuola, in maniera individuale un corso di cabaret con Antonello Liegi il quale fu per me un mentore che mi insegnò i tempi comici e la tecnica. Volevo fare satira politica ma in maniera trasversale. Il cabaret è stata una bella palestra. Poi arrivò il casting di “Notte prima degli esami” il resto è storia.

Cosa pensa un giovane come te del cinema e in generale del mondo dello show business oggi?

Penso che questo periodo storico è pieno di caos, superficialità ed esibizionismo. Queste cose purtroppo vengono sottolineate ed invogliate dai social network dove vedo molta frustrazione, ignoranza ed un uso estremamente negativo di questo mezzo di comunicazione. Credo che bisogna essere onesti con se stessi e smetterla di mettersi sempre una maschera. La televisione ha dato tantissimi cattivi esempi (quella degli ultimi 20 anni) salvo alcuni programmi di cultura e intrattenimento ma ci sono altre trasmissioni che hanno influenzato negativamente la gente esasperando il lato più superficiale come “Uomini e Donne”, “Pomeriggio cinque” e tutti i vari reality. Il problema è che gli spettatori di questi programmi trash assorbono inconsapevolmente quello che vedono e tutto diventa normalità.

“La città eterna”. Parlaci di questo progetto?

È la seconda webserie Dramedy/Horror che faccio (Youtoubers ndr. fu il primo). A settembre gireremo un teaser che presenta tutta la serie: parla di un virus che genera un invasione di zombie a Roma soprattutto in certi quartieri popolari come Quadraro, San Lorenzo e Mandrione. I protagonisti sono tre ragazzi e io interpreto un ricercatore scientifico che lavora in un edificio dove i tre ragazzi, scappando dagli zombie, si rifugiano cercando aiuto. Ogni puntata, per un totale di sei, avrà un regista diverso.

Hai mai pensato di emigrare all’estero?

No, a me piace il cinema italiano e poi sono molto legato alla mia città.

Come pensi sia cambiato oggi la commedia italiana?

La cosa che mi fa più arrabbiare della commedia e del cinema in generale di oggi è che non offre alternative sia a livello di trama sia a livello di attori i quali essendo sempre gli stessi dettano le regole del gioco a discapito di altri che sono ugualmente meritevoli. Continuando così anche come spettatore sarei preoccupato perché non trovo ne varietà di genere né di trame e in questo modo il pubblico a mio parere si stancherà. Ho scritto un film che è una commedia ma contemporaneamente un omaggio al cinema di genere e dentro ci ho messo il noir il thriller e l’horror. Non sono soddisfatto della commedia italiana da attore/spettatore ma in mezzo a questo caos e a questa gestione sbagliatissima ci sono registi come Sorrentino, Garrone, Virzì e Sollima, mai banali, che onorano l’Italia all’estero. I produttori dovrebbero osare di più con le tematiche, come il regista Sydney Sibilla con “Smetto quando voglio”, un opera prima, che ha ripristinato il film di genere. Bisogna sprigionare la fantasia e non le logiche di mercato spremendo un fenomeno fino ad esaurirlo completamente. Credo che non bisogna aver paura nel fare qualcosa perché non rischiare può essere molto pericoloso.

Che emozioni ti provoca il cinema e quali il teatro?

Io di base preferisco il cinema perché ha il potere di portati completamente dentro la storia. Come attore invece tu diventi la storia. Il teatro è meraviglioso ma devo ammettere che ripetermi ogni sera in scena non mi gratifica o forse semplicemente è un mio limite al momento. Detto questo io rispetto tantissimo il teatro infatti ogni tanto sento l’esigenza di farlo con testi che scrivo da solo e faccio due o massimo tre repliche. Quest’anno ho in programma proprio a teatro un monologo dal titolo “Psicomico” dove interpreto il ruolo di un paziente, un comico, dallo psicanalista e dove potrò sfogarmi solo per il gusto di parlare di tutto ciò che mi circonda con la scusa di vedere se c’è ancora qualcuno che la pensa come me.

Progetti per il futuro?

Oltre lo spettacolo teatrale “Psicomico” mi aspettano due serie web “La città Eterna” e Helldorado ma soprattutto ritorno al cinema con due film “Maremmamara” commedia di Lorenzo Renzi e finalmente un film drammatico, un ruolo a cui tengo particolarmente poiché potrò evidenziare anche un mio lato nascosto “La croce e la stella” di Salvatore Lo Piano.

Riprendendo quel “volpone” di Marzullo chiudiamo l’intervista con un aforisma che ti rappresenta.

(Andrea ride) Dunque “Il tempo è galantuomo e rimette ogni cosa al suo posto” di Voltaire. Se ognuno di noi la pensasse in questo modo vivrebbe la propria vita onestamente, un atto rivoluzionario.

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