Sì, sappiamo bene che volendo essere rigorosi la censura è quella che viene applica da un potere/ente pubblico, come uno Stato. Eppure, come più volte da anni ribadiamo, la definizione andrebbe resa più elastica ed adeguata ai tempi moderni, nei quali big tech americane gestiscono letteralmente miliardi di utenti, ergo “popolazioni” che equivalgono ad interi continenti. Hanno posizioni dominanti e monopoli nella gestione e fruizione dei contenuti, di ciò che sui giornali e blog si scrive e viene visto o meno, grazie alle loro serp ed ai loro algoritmi, oltre che ai loro sistemi di moderazione, che scelgono cosa arriva agli utenti finali e cosa no.
Nel caso di Meta/Facebook (ma che di Google/Youtube), la censura viene espressa troppo spesso tramite il più classico degli abusi di diritto, reso possibile anche a causa dell’iper-sensibilità (vicina all’isteria) della cultura americana in particolare per il “diritto d’autore”. Per gli States il copyright è quasi questione di vita o di morte, un tema che sfiora la sacralità e cala mannaie impietose contro canali, siti e fanpage anche con milioni di iscritti ed attive da anni.
Così, ad esempio, se vuoi far sparire un articolo/inchiesta dalla serp di Google, ti basta inventare un inesistente “violazione di copyright” e la multinazionale statuinetense invertirà l’onere della prova ed inizierà a de-indicizzare il contenuto (a noi successo nel 2021 con un’inchiesta su Matteo Pittaluga e Fabio Gallerani). Per fortuna poi c’è il benedetto “effetto Streisand” (il direttore Francesco Cancellato e la proprietà di Ciaopeople non lo hanno mai sentito nominare?) e, se trovi testate ed opinion leader che hanno voglia di denunciare l’abuso da te patito, rendendosi conto che non è certo solo un problema tuo ma decisamente universale, la grossolana forma di censura si trasforma in un boomerang clamoroso di visibilità involontaria per ciò che si voleva far sparire da internet.
Ed è quello che si auspica succeda alla pagina satirica (di ottimo livello) “VanyTosa 2.0“, che per mesi ha subito proprio dal gruppo Ciaopepole strumentali segnalazioni per (inesistente) violazione del diritto d’autore, fino a vedersi sospesa da Meta.

Ma la censura inizia con il tentativo di delegittimazione, perché da mesi Vanytosa 2.0 viene dipinta come un covo di fascisti (tanto per cambiare), coordinati da chissà quali occulte entità autoritarie che vogliono infangare l’immacolata attività divulgativa dei vari Lorenzo Tosa, Saverio Tommasi, Fabio Salamida e chiunque rientri, in maniera più o meno volontaria e nota, in quell’ampio esercito di “unti dal signore”, di giusti moralizzatori dell’universo mondo. Quelli intoccabili, poiché infallibili, buoni, accoglienti e soprattutto tolleranti* (*con tutti quelli che la pensano come loro).
Capirete, dunque, che la pagina satirica era diventata uno spillo perpetuo piantato nell’ego ipergonfio di taluni personaggi, a quanto pare incarnazione vera di quel sentimento di buonismo ipocrita che troppo spesso viene utilizzato dalle destre per delegittimare pensieri ed azioni concretamente giuste.
Qui però, a quanto pare, il buonismo ipocrita e a doppio standard esisteva sul serio e concepiva le azioni idonee per imbavagliare chi lo stava quotidianamente rivelando. Nessuna replica, nessun confronto diretto: solo le solite operazioni di delegitimmazione a “distanza di sicurezza” e segnalazione vigliacca dei contenuti ritenuti scomodi (eh, sior Cancellato?).
Qualche piccolo “incidente” era infatti già successo qualche mese fa, con diversi post spariti per presunta violazione di copyright, come detto del tutto inesistente. La pagina pubblicava un post satirico con il logo di Fanpage e riceveva uno strike al contenuto, dovendo poi confidare in un ricorso.
Da ieri, la pagina è invece completamente sparita ed ha lanciato il suo appello con un profilo nuovo, Vanytosa 3.0, chiedendo di dare massima visibilità all’accaduto e di denunciare questo inescusabile abuso, che come detto viene puntualmente messo in campo da chi evidentemente si sente leso nella maestà, nell’ego da infallibile che può fare satira/ironia e mai subirla.
Come detto, Young ha deciso di rilanciare l’appello perché (ovviamente) la questione non riguarda solo una pagina da 24.000 follower, ma il concetto stesso di libertà d’espressione e di satira, difesi proprio da quella “Costituzione più bella del mondo” che “non si deve mai toccare”, evidentemente solo fin quando non tutela chi non ci va a genio. E allora, a quel punto, possiamo far finta che non esista e provare a cancellare voci non gradite usando autentici abusi di diritto.
A Cancellato chiediamo di chiarire l’azione del suo editore, di prendere una “posizione scomoda”, come rivendica spesso di fare contro il Governo (se è di centrodestra prima di tutto).








