Continua a peggiorare la situazione palestinese

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09/07/2020 Attilio De Alberi

Da moltissimi anni esiste un conflitto tra lo stato d’Israele ed i palestinesi, ma ora le cose stanno peggiorando nella misura in cui il governo di Netanyahu ha annunciato una nuova iniziativa: quella di annettere le terre occupate principalmente dai palestinesi sul West Bank, ossia nella zona ad ovest del fiume Giordano, tra l’altro da molto tempo ormai colonizzata in parte da un certo numero di israeliani. In generale bisogna ricordare che fin dal 1948, con la nascita dello stato d’Israele ai palestinesi è stato praticamente negato il diritto ad avere uno loro stato indipendente, pur essendoci stata tutta una serie di risoluzioni delle Nazioni Unite che richiedevano il diritto dei palestinesi ad avere una loro terra autonoma insieme al diritto di tornare ad essa.

A partire dall’invasione israeliana nel 1967 del West Bank, noto anche come Cisgiordania, ad opera del Ministro della Difesa Moshe Dayan lo scopo dichiarato era quello di rimuovere tutti i palestinesi da questo territorio ad ovest del fiume Giordano.

Il primo di luglio di quest’anno gli israeliani hanno dato il via all’annessione formale del West Bank. Non bisogna dimenticare che secondo gli accordi di Oslo del 1994 si erano poste le basi per una soluzione che prevedeva la creazione di due stati separati, uno israeliano ed uno palestinese, per cui i palestinesi avrebbero potuto controllare il West Bank, Gerusalemme Est e la striscia di Gaza.

Ma lo stato israeliano, in realtà, non ha mai permesso questo sviluppo positivo. A parte i continui bombardamenti contro la striscia di Gaza, che hanno creato enormi problemi per la popolazione civile, c’è stata l’aperta annessione di Gerusalemme Est attraverso la presa di terre, e poi, come ben sappiamo, la colonizzazione dell’intera Cisgiordania da parte di migliaia di israeliani, che spesso hanno occupato terre con le migliori fonti di acqua. Tutto ciò non ha fatto che eliminare la vera possibilità di avere uno stato palestinese sovrano.

Ora, dopo il processo di colonizzazione del West Bank, lo stato di Israele ha fatto questo passo in più: l’annessione formale di questo territorio, passo che le Nazioni Unite hanno dichiarato illegale. Non bisogna poi dimenticare che la Risoluzione ONU 2334 del 2016 aveva dichiarato che gli insediamenti da parte dei coloni israeliani erano una “fragrante violazione” della legge internazionale e che non possedevano “alcuna validità legale”. Quindi, più che mai, l’attuale annessione da parte di Israele mostra un chiaro disprezzo della legge internazionale e delle aspirazioni democratiche della popolazione palestinese.

Cosa significa questa recente annessione? Significa che Israele si è appropriato della terra che aveva formalmente ceduto ad un futuro stato palestinese, ma significa anche che Israele è pronto ad incorporare i palestinesi nativi di questa terra come non-cittadini residenti nello stato israeliano.

A parte la violazione della legge internazionale, questa mossa non fa che confermare una forma di apartheid da parte dello stato israeliano, proprio perché i palestinesi sarebbero considerati dei cittadini di seconda classe. In un rapporto redatto dalla Commissione Economica e Sociale dell’Asia Occidentale delle Nazioni Unite nel 2017 ed intitolato “Le Pratiche israeliane nei confronti del Popolo Palestinese e la Questione dell’Apartheid” si dimostrava come, indipendentemente da dove vivono, tutti i palestinesi soffrono proprio a causa delle politiche di apartheid da parte dello stato d’Israele. Questa situazione, valida anche per i palestinesi che vivono nell’originale stato israeliano li spinge spesso all’emigrazione.

Bisogna anche considerare che insieme a questo atteggiamento apertamente coloniale vengono portate avanti vere e proprie demolizioni di quartieri palestinesi a Gerusalemme Est ed interi uliveti vengono distrutti nel West Bank (come per esempio nel villaggio di Burin).

Chiaramente il mondo deve intervenire in qualche modo per evitare l’impunità dello stato d’Israele, tra l’altro pienamente supportato dagli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump. Ed anche le Nazioni Unite, al di là delle proprie dichiarazioni formali, devono essere in grado di far valere il proprio punto di vista su questa situazione palesemente disumana.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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