Ernani di Giuseppe Verdi al Teatro Verdi di Pisa, di Marcello Lippi

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17/12/2019 Redazione Cultura

Ernani di Giuseppe Verdi al teatro Verdi di Pisa, 13 dicembre 2019

Marcello Lippi

In questa fine secolo (era il 1999), in cui c’è una preponderanza registica eccessiva che tende a predominare la lettura drammaturgica delle opere, spesso sconvolgendo luoghi ed azioni e posponendo epoche, siamo giunti al paradosso che, avendo privilegiato un modo tradizionale e “bonario” di mettere in scena “Ernani”, sono costretto a fare delle note di regia per dire che la maniera da me scelta è quella di seguire alla lettera le indicazioni didascaliche di Giuseppe Verdi”. (B. De Tomasi)

Cominciavano così le “note di regia” scritte da Beppe De Tomasi per l’edizione del 1999 di questo “Ernani” al Teatro Massimo di Palermo e mi fa piacere iniziare così anche queste mie poche righe di racconto, nella memoria di uno dei registi con cui più ho lavorato, persona coltissima, che conosceva a memoria le opere e che, sin dalla prima prova di regia, sapeva costruire un mondo fantastico dominato da un amore immenso, il suo, per il melodramma “come deve essere fatto”. Ed ecco che venerdì 13 dicembre 2019 il sipario del teatro Verdi di Pisa si è aperto su uno spettacolo dove la bellezza dominava incontrastata, con fondali meravigliosi (le tanto vituperate “telette” oggetto di critiche da parte di molti registi e tecnici di palcoscenico) che davano l’illusione di essere in palazzi immensi le cui volute si perdevano in lontananza. Nel centro gli elementi curatissimi di scenografia e i costumi elegantissimi e variegati aumentavano questa spettacolarità d’allestimento. Quanti allestimenti come questo giacciono inutilizzati nei magazzini dei teatri, che piangono miseria ma si ostinano nel fare sempre nuovi e costosissimi allestimenti pur di compiacere il regista di turno? Da molti anni predico e propongo la necessità di un data-base delle scenografie presenti nei magazzini dei teatri e la necessità di un proficuo lavorio di scambi tra le istituzioni che permetta un risparmio enorme per le casse, esauste, degli stessi teatri.

Ci voleva Pier Francesco Maestrini, regista che stimo enormemente e con il quale ebbi a lavorare come direttore artistico e come cantante, perché un’operazione simile andasse, e così bene, in porto. Pur essendo ormai affermatissimo (ricordo il recente “Elisir d’amore” che ebbi a recensire dal Maggio Fiorentino), ha accettato volentieri di fare la “ripresa” di uno spettacolo altrui, ovviamente riscrivendolo secondo la sua sensibilità.  Pier Francesco ha conservato l’impronta del padre e di De Tomasi, gli unici due registi dei quali è stato assistente in gioventù, e quindi, con qualche eccezione, porta in scena un teatro “come deve essere”: vivo, vero, reale, pulsante e sprizzante energie. Ma soprattutto Maestrini ha dei valori da proporre e tra questi l’amicizia con il povero De Tomasi, alla cui memoria è dedicato questo evento. So per esperienza come sia difficile che un regista affermato accetti di fare la regia di uno spettacolo sulle scenografie e l’impronta data da un altro regista in precedenza. Maestrini lo ha fatto con gioia, forte della sua fama, che gli permette di non essere “sminuito”, ma anzi di dare una testimonianza di affetto e devozione al grande predecessore, del quale ha personalizzato l’impostazione senza snaturarla, modernizzandola un poco e costruendo personaggi dalla psicologia ben indagata e riconoscibile.

Bellissimo spettacolo, dunque, con uno scorrere degli eventi scenici davvero “come Verdi avrebbe voluto”, tranne per la morte finale di Elvira, prevista da Hugo, ma non da Verdi, e che De Tomasi allora volle inserire nel finale per impedire il trionfo di Silva: scelta confermata da Maestrini. Tutto molto coerente e bello, pur con alcuni cantanti spesso dimentichi del personaggio per privilegiare l’emissione vocale.

Complimenti dunque al teatro di Novara, responsabile della produzione, per avere osato dare un segnale così forte di buona gestione, e per aver puntato alla bellezza del prodotto senza temere le critiche dei “modernisti” del teatro che all’epoca dell’esecuzione palermitana impensierivano De Tomasi e che oggi hanno ancora più voce.

Sul podio Matteo Beltrami, una sicurezza assoluta di gesto e una totale padronanza della buca e del palcoscenico. Poche le sbavature ed è quasi incredibile, visto che la produzione è andata in scena a Pisa con una piccola prova di un’ora avvenuta due ore prima della recita a quasi due mesi di distanza dalle recite di Novara, con gli artisti che ovviamente nel frattempo hanno cantato in altre produzioni. Si confida spesso nella buona sorte, ma bisogna dire che se gli elementi del team sono validi la sorte risponde di solito positivamente e Beltrami è una garanzia in tal senso. Unica pecca, ma ovviamente mi baso sul mio gusto, l’eccessiva velocità dell’aria “Ernani involami”, priva dei tradizionali rallentandi che le aggiungono tanta bellezza. Splendido negli stacchi ritmici delle non semplici pagine coristiche, ha guidato e sorretto gli artisti con piglio deciso e preciso, regalando colori affascinanti. Solo in poche occasioni la ritmica spigliata ha impegnato l’orchestra forse un poco al di là dei limiti di preparazione e di duttilità, con suoni che hanno sfiorato l’andamento bandistico.

Buona la prova dell’Orchestra della Fondazione Teatro Coccia, arricchita da elementi del conservatorio novarese “Cantelli”. Dopo qualche attacco e qualche chiusa dell’ouverture assai incerti, si è assestata sulle agogiche e dinamiche del direttore. Non deve essere semplice per un’orchestra affrontare un viaggio di alcune ore in autobus, arrivare direttamente al teatro con le valigie ed essere al top della resa artistica dopo un paio d’ore, ma nonostante questi problemi, inevitabili nel sistema, spesso perverso, delle coproduzioni fra teatri, il risultato musicale è stato soddisfacente.

Lo stesso si può dire per la prova del Coro Sinfonico di Milano “Giuseppe Verdi” ben guidato dal maestro Jacopo Facchini, nella quale si è però evidenziato un forte divario tra il settore maschile, con voci interessanti, specialmente tenorili, e quello femminile, con voci a tratti poco “appoggiate” e conseguentemente flebili e prive del giusto colore richiesto dalla partitura verdiana.

Nel cast ha brillato la stella di Simon Orfila, dotato di una vocalità sontuosa e di un’invidiabile facilità di emissione: i suoi suoni, ben proiettati in avanti e ricchi di colore, il suo nobile fraseggio, la sua sicurezza scenica, hanno creato un Silva sicuramente memorabile. Pur avendo scarsamente praticato in passato il grande repertorio verdiano (al quale ha preferito per lo più Mozart e Rossini) ha maturato una presenza vocale in questo stesso repertorio da teatri di prima grandezza. Sia a Novara che a Pisa ha avuto un’ovazione del pubblico, segno indiscusso di maturità in un ruolo non semplice, sempre in equilibrio fra la nobiltà dei suoi sentimenti e la tentazione della violenza, che alla fine prende il sopravvento.

Molto bene anche il giovanissimo, non ancora trentenne, Migran Agadzhanyan, protagonista dell’opera nel ruolo di Ernani. Il suo timbro è forse un po’ chiaro per il ruolo, ma la sicurezza nei suoni, in tutti i registri, lo rende elemento interessante e di grande affidabilità. Dal punto di vista attoriale, poco assistito dal soprano protagonista, sfodera la gestualità tipica del tenore, dimenticandosi spesso della situazione scenica per pensare alle difficoltà tecniche di alcune frasi. Si muove da eroe sprezzante del pericolo, ma avrei preferito un po’ più di introspezione del personaggio, del suo dramma erotico e politico. Nella cabaletta del primo atto rinuncia all’acuto conclusivo pur avendone i mezzi, forse per assicurarsi un più tranquillo svolgimento della serata dopo la malattia che lo aveva colpito a Novara. Dimostra con ciò intelligenza nel dosare le proprie forze.

Con gioia ho potuto ascoltare nel ruolo di don Carlo il mio compaesano Massimo Cavalletti, che ha avuto la grande responsabilità di sostituire uno dei migliori baritoni del momento, Amartuvshin Enkhbat. Se Cavalletti non è dotato dell’uragano di voce del suo collega, pure non scherza affatto in quanto a sonorità ed ha un’affascinante presenza scenica. Disegna infatti un don Carlo verdiano assolutamente credibile (ho specificato “verdiano” in quanto storicamente e nel dramma di Hugo don Carlo sarebbe all’epoca della sua elezione ad imperatore un ragazzino di 19 anni, ben lontano dalla vocalità che gli riserva il “cigno di Busseto”). Ha una voce imponente, ma non sempre sotto controllo nell’emissione, spesso diseguale e sempre un po’ in difficoltà nel ricercare i piano, problema tipico di tutti coloro che hanno una voce molto potente da controllare. Abbiamo così ascoltato note eccellenti ed altre (poche) non sicure. La vocale “a” in particolare è talmente aperta nella pronuncia da far pensare ad una natura tenorile. Sicurissimo negli acuti. Con un po’ di lavoro nell’arrotondare le vocali, particolarmente in acuto, potrà arrivare a risultati eccellenti.

Con tutto il rispetto e l’ammirazione per chi fa un mestiere difficile, di questi tempi spesso ingrato, e con tutta l’amicizia per la persona, non posso che sottolineare la dicotomia tra quanto dichiarato dal maestro Beltrami nella sua intervista con il collega Merli (“il ruolo di Elvira è molto impegnativo e prevede un soprano “drammatico di agilità” che dopo un’aria e una cabaletta irta di coloratura, deve cantare in zona centrale con sotto un forte ordito orchestrale”) e la voce della signora Alexandra Zabala, che ha eseguito il ruolo con grande professionalità e precisione, senza essere però assolutamente un soprano “drammatico di agilità”. So che la signora ha sostituito con grande merito la signora Mills, in origine titolare del ruolo, e che le è subentrata alla prova generale di Novara, con un tempo ridottissimo cioè di prove a disposizione, ma l’inadeguatezza al ruolo è stata palese. La signora è un’ottima artista, ha una voce morbida e vellutata nella zona centrale e l’abitudine belcantistica di sfumare un po’ gli acuti, ma non è un’Elvira e si sentiva appunto quando la frase doveva necessariamente sfogare ed invece non sfogava mai, perché la nota acuta era assai più debole delle note centrali. In difficoltà ad emergere negli assieme, la signora Zabala ha messo tutta la propria professionalità al servizio di un ruolo che non le appartiene come vocalità. Ciò non è uno scandalo: è giusto che un’artista provi le diverse strade e si sperimenti continuamente; non condivido quindi le perplessità del pubblico sfociate in alcuni dissensi limitati da una robusta claque. Prova degna, efficace e precisa, solo con mezzi vocali non corrispondenti al personaggio. Anche dal punto di vista scenico, complici anche alcuni copricapi decisamente discutibili, l’immagine era decisamente più da signora che da ragazzina innamorata.

Bene i cantanti impegnati nei ruoli minori, con un’eccellenza per Emil Abdullaiev giovanissimo basso dalla voce profonda molto interessante e dal fraseggio nobile, che spero di ascoltare presto in un ruolo più importante dello Jago.

Delle scene e dei costumi, firmati da Francesco Zito, già si è detto e, a parte i copricapi scelti per Elvira, non posso che ringraziarlo per la cura dei particolari che ha messo nel suo lavoro, a vantaggio della bellezza dello spettacolo. Buone le luci di Bruno Ciulli ben studiate per valorizzare le bellissime scenografie.

Una buona produzione, soprattutto un bel segnale manageriale in un tempo (assai lungo) di ristrettezze economiche per i teatri e la cultura in generale. Speriamo lasci il segno e nei teatri si riducano gli sprechi a vantaggio di un’ottimizzazione delle risorse economiche e della qualità artistica.

 

(foto di scena di Finotti)

 

MARCELLO LIPPI 

Autore e Critico Musicale per la Cultura di Young diretta da David Colantoni

Baritono. Nato a Genova, si è diplomato presso il conservatorio Paganini; e laureato presso l’istituto Braga di Teramo con il massimo dei voti. E’ anche laureato in lettere moderne presso l’Università degli studi di Genova. La sua carriera comincia nel 1988 con La notte di un nevrastenico e I due timidi di Nino Rota e subito debutta a Pesaro al Festival Rossini in La gazza ladra e La scala di seta. In seguito canta in Italia nei teatri dell’opera di Roma (Simon Boccanegra, La vedova allegra, Amica), Napoli (Carmina Burana), Genova (Le siège de Corinthe, Lucia di Lammermoor, Bohème, Carmen, Elisir d’amore, Simon Boccanegra, La vida breve, The prodigal son, Die Fledermaus, La fanciulla del west), Venezia (I Capuleti e i Montecchi), Palermo (Tosca, La vedova allegra, Orphée aux enfers, Cin-ci-là, Barbiere di Siviglia), Catania (Wienerblut, Der Schulmeister, das Land des Lächelns), Firenze (Il finanziere e il ciabattino, Pollicino), Milano ( Adelaide di Borgogna), Torino (The consul, Hamlet, Elisir d’amore), Verona (La vedova allegra), Piacenza (Don Giovanni), Modena (Elisir d’amore), Ravenna (Elisir d’amore), Savona (Medea, Il combattimento, Torvaldo e Dorliska), Fano (Madama Butterfly), Bari (Traviata, La Cecchina), Lecce (Werther, Tosca), Trieste (I Pagliacci, Der Zigeuner Baron, Die Fledermaus, Al cavallino bianco, La vedova allegra), Cagliari (Die Fledermaus- La vida breve), Rovigo (Werther, Mozart e Salieri, The tell-tale heart, Amica), Pisa (Il barbiere di Siviglia- La vedova allegra), Lucca (Il barbiere di Siviglia) eccetera. All’estero si è esibito a Bruxelles (La Calisto), Berlin Staatsoper (Madama Butterfly, La Calisto), Wien (La Calisto), Atene (Il barbiere di Siviglia- Madama Butterfly), Dublin (Nozze di Figaro, Capuleti e Montecchi),  Muenchen (Giulio Cesare in Egitto), Barcelona (La gazza ladra, La Calisto, Linda di Chamounix), Lyon (Nozze di Figaro, Calisto), Paris (Traviata, Nozze di Figaro), Dresden (Il re Teodoro in Venezia, Serse), Nice (Nozze di Figaro, The Tell-tale heart), Ludwigshafen (Il re Teodoro, Serse), Jerez de la Frontera (Nozze di Figaro), Granada (Nozze, Tosca), Montpellier (Calisto, Serse), Alicante (Traviata, Don Giovanni, Rigoletto, Bohème), Tel Aviv (Don Pasquale, Elisir d’amore, Traviata), Genève (Xerses, La purpura de la rosa), Festival Salzburg (La Calisto), Madrid (La purpura de la rosa, don Giovanni), Basel (Maria Stuarda), Toronto (Aida), Tokio (Traviata, Adriana Lecouvreur), Hong Kong (Traviata), Frankfurt (Madama Butterfly), Dubrovnik (Tosca), Cannes (Tosca), Ciudad de Mexico (La purpura de la rosa), Palma de Mallorca (Turandot e Fanciulla del west), Limoges (Tosca), Toulon (Linda di Chamounix) ed altre decine di teatri in differenti nazioni del mondo.
Dal 2004 al 2009 ha ricoperto l’incarico di Direttore Artistico e Sovrintendente del Teatro Sociale di Rovigo. Nel 2010 è stato direttore dell’Italian Opera Festival di Londra. Dal 2011 al 2016 è stato direttore artistico della Fondazione Teatro Verdi di Pisa.
Dal 2015 firma come regista importanti spettacoli operistici in tutto il mondo: ha appena terminato il Trittico di Puccini ad Osaka (Giappone), Cavalleria rusticana di Mascagni, Traviata di Verdi, Don Giovanni a Pafos, Tosca, Rigoletto e sarà presto impegnato in altre importanti produzioni estere ed italiane come Jolanta e Aleko. Ha firmato la regia anche di opere moderne come Salvo d’Acquisto al Verdi di Pisa e barocche come Il Flaminio con il Maggio Formazione di Firenze
Docente di canto lirico in conservatorio a La Spezia, Alessandria, Udine, Ferrara e ora a  Rovigo
Ha insegnato Management del Teatro all’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.
Ha fatto Master Class in varie parti del mondo, per esempio Kiev (accademia Ciaikovski), Shangai, Chengdu, Osaka, San Pietroburgo, San Josè de Costarica ed in moltissime città italiane.
Musicologo, ha pubblicato molti saggi: Rigoletto, dramma rivoluzionario    2012; Alla presenza di quel Santo   2005 quattro edizioni e 2013; Era detto che io dovessi rimaner…   2006;  Da Santa a Pina, le grandi donne di Verga   2006 due edizioni; Puccini ha un bel libretto   2005 e 2013, A favore dello scherzo, fate grazia alla ragione   2006 e 2013; La favola della ”Cavalleria rusticana”   2005; Un verista poco convinto  2005; Dalla parte di don Pasquale  2005; Ti baciai prima di ucciderti    2006 e 2013;  Del mondo anima e vita è l’amor   2007 e 2014Vita gaia e terribile   2007; Genio e delitto sono proprio incompatibili?   2006 e 2012; Le ossessioni della Principessa  2008 e 2012; Dal Burlador de Sevilla al dissoluto punito: l’avventura di un immortale 2014; L’uomo di sabbia e il re delle operette    2014; Un grande tema con variazioni: il convitato di pietra  2015; E vo’ gridando pace e vo’ gridando amor        2015; Da Triboulet a Rigoletto   2011;  Editi da Teatro Sociale di Rovigo, Teatro Verdi di Padova, Teatro Comunale di Modena, Festival di Bassano del Grappa, Teatro Verdi di Pisa.
Ha pubblicato  “una gigantesca follia” Sguardi sul don Giovanni per la casa editrice ETS a cura di  da Alessandra Lischi, Maria Antonella Galanti e Cristiana Torti dell’Università di Pisa. Nel 2012 Ha edito un libro di poesie “Poesie 1996-2011” presso la casa editrice ABEdizioni. E’ nell’antologia di poeti contemporanei “Tempi moderni” edito da Libroitaliano World. E’ iscritto Siae ed autore delle versioni italiane del libretto delle opere: Rimskji-Korsakov  Mozart e Salieri; Telemann  Il maestro di scuola; Entrambe rappresentate al Teatro Sociale di Rovigo ed al teatro Verdi di Pisa. Dargomiskji Il convitato di pietra  rappresentata al teatro Verdi di Pisa

 

 

 

 

L'AUTORE
la Cultura di Young, diretta da David Colantoni.

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