Cos’è una crisi esistenziale?

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12/07/2019 Attilio De Alberi

Uno dei segni commoventi dell’influenza della filosofia nella vita di ogni giorno è che a volte si sentono certe persone lamentarsi perché stanno attraversando quella che chiamano Crisi Esistenziale. L’espressione può anche essere usata in maniera casuale o vaga, ma ciò nonostante è in qualche modo collegata ad una delle maggiori tradizioni della filosofia europea, associabile alle idee di cinque filosofi in particolare: Kierkegaard, Nietzsche, Heidegger, Camus e Sartre. Anche se questi filosofi potevano non essere d’accordo tra loro su tutto, attraverso i loro pensieri è possibile giungere ad un’idea coerente su cosa sia realmente una Crisi Esistenziale.

Come fa notare The School of Life, il centro inglese di studi filosofici e psicologici, questo tipo di crisi è caratterizzato da cinque aspetti.

Relativamente al primo aspetto, si tratta di un periodo nel quale molto di quanto prima sembrava essere normale ed avere un senso comune, rivela la sua natura imprevedibile, inspiegabile e relativa. Ci si può chiedere, per esempio: “Perché vivo in questa parte del mondo e non in un’altra?” o “Perché faccio questo lavoro e non, magari, un altro?” o “Perché sono con questo partner?” o “Perché seguo questo insieme di norme sociali?” In breve, ci rendiamo conto, in modo piuttosto fastidioso, che, sotto la superficie della nostra vita di ogni giorno, ci sono molte più opzioni di quanto immaginiamo e che quindi siamo in realtà più liberi di quanto pensiamo.

Il secondo aspetto consiste nel fatto che questo tipo di rivelazioni possono causare uno stato di ansietà piuttosto acuto. Il riconoscimento della nostra libertà non porta con sé calma, bensì l’opposto. Riconosciamo che ci siamo in qualche modo illusi o ingannati su quello che doveva essere la nostra vita. A nessuno importa più di tanto di quello che siamo o che abbiamo scelto di fare. Siamo noi che possiamo cambiare. Potremmo giungere ad un’inquietante consapevolezza: che la responsabilità definitiva non è verso il mondo sociale, ma verso noi stessi.

Il terzo aspetto consiste nel fatto che, contemporaneamente, sviluppiamo un’acuta consapevolezza della morte. Non c’è molto tempo, pensiamo, e dobbiamo riesaminare le nostre vite, ma il tic tac dell’orologio si fa più rumoroso ed evidente che mai.

Il quarto aspetto, considerato cruciale da tutti i filosofi esistenzialisti, è che abbiamo molte scelte, ma a causa della nostra condizione umana, abbiamo forse negato il tipo di informazioni necessarie per scegliere con la massima saggezza possibile o con certezza. Siamo costretti a scegliere e non possiamo mai essere sicuri di averlo fatto in maniera adeguata. E’ come se guidassimo con gli occhi bendati, e quindi è garantito che potremmo fare molti errori. Fa parte della condizione umana programmare il corso della nostra esistenza nell’oscurità, senza avere necessariamente una ragione o una visione approfondita.

Questo conduce al quinto aspetto, un concetto favorito dagli esistenzialisti: ansietà. Fa parte della condizione umana essere ansiosi, non su questa o quella cosa in particolare, ma come caratteristica basilare delle nostre vite. Questo perché dobbiamo sempre scegliere, senza essere sicuri di aver scelto bene ed anche senza tempo sufficiente.

Tutto questo può sembrare scoraggiante ed avvilente, eppure i filosofi esistenzialisti non intendono deprimerci. Vogliono piuttosto introdurre levatura e dignità nei nostri dilemmi, che spesso consideriamo duri e severi da risolvere, mentre in realtà sono una delle caratteristiche fondamentali della condizione umana, e possono anche nobilitarci, se considerati con sufficiente profondità.

Gli esistenzialisti ci offrono un utile atteggiamento correttivo, secondo il quale le nostre scelte possono essere intelligenti e per nulla tragiche nella loro struttura. L’approccio esistenziale mitiga la moderna nozione sentimentale che la perfezione è a portata di mano. Quindi il soffrire con agonia di fronte a delle scelte non è un’anomalia, ma una delle cose più prevedibili e commoventi del nostro essere persone vive.

Questo è un messaggio benefico, perché quello che ci può aiutare di fronte al rammarico è la conoscenza che la nostra vita è in qualche modo appesantita proprio da esso. Una vita senza rammarico esiste solo nei film e nelle canzoni. Il modo per diminuire la nostra ansietà ed il nostro senso di panico è alleviare la sensazione che uno avesse l’opzione di fare delle scelte corrette, ma poi non le ha fatte. Un certo grado di delusione, per citare gli esistenzialisti, fa parte della condizione umana.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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