La Camera del Lavoro incontra i riders che stanno lottando contro Foodora

Per leggere questo articolo ti servono: 1 minuto
CONDIVIDI
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    1
    Share
10/02/2019 Team Young

Il boom della gig economy, la cosiddetta economia dei “lavoretti”, ha ormai pienamente investito anche l’Italia. Secondo una ricerca del giugno 2018, gli italiani che lavorano tramite app, piattaforme online e a chiamata, sono tra i 700 mila e il milione. Ciclofattorini, babysitter, ma anche addetti alle pulizie, idraulici, badanti, programmatori. Per quasi 200 mila di essi, si tratta del solo lavoro svolto, per una retribuzione media che si aggira intorno ai 350 euro e che raramente supera i 500 euro.

Quasi sempre questi lavoratori sono impiegati come lavoratori autonomi, nonostante siano i datori di lavoro a dettare tempi, modi, luoghi e, ovviamente, retribuzioni. Pochi, solo il 35%, conoscono esattamente le caratteristiche dei loro ingaggi.
Nuovi lavori li chiamano. “Lavoretti”. Ma come spesso accade, dietro la facciata nuova e sottile si annidano fenomeni che di nuovo hanno ben poco: il ritorno del cottimo, la cancellazione di diritti basilari come le indennità di malattia, l’assicurazione contro gli infortuni, un compenso equo e adeguato.

Negli ultimi mesi, i riders delle aziende che si occupano delle consegne a domicilio sono stati molto determinati e combattivi, tanto che il vicepremier e ministro del lavoro Di Maio ha dichiarato in pompa magna di voler migliorare in ogni modo possibile le condizioni di lavoro di questa particolare categoria. Un tavolo di trattativa è stato avviato, ma è saltato a causa dell’indisponibilità dei giganti del food delivery ad accogliere le richieste dei lavoratori. Alcuni tribunali si sono espressi in favore delle multinazionali delle consegne. Ma i riders non si sono arresi, hanno continuato ad organizzarsi e a lottare e finalmente, a gennaio di quest’anno, la corte d’appello di Torino ha accolto in parte le loro richieste, imponendo a Foodora di riconoscere ai fattorini le stesse tutele che spettano ai lavoratori subordinati.

SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?

Ti bastano appena 5 euro per sostenerci ed avere in cambio 12 euro di sconti sul nostro store!

SOSTIENICI

Una piccola vittoria che può spingere altri tribunali ad esprimersi in maniera simile, ma che soprattutto dimostra che la determinazione e l’organizzazione dei lavoratori pagano. E che continuare ad organizzarsi e a rivendicare diritti è necessario!
A Bologna, a Milano, a Torino, i riders non hanno smesso di lottare. L’obiettivo è il riconoscimento del loro status di lavoratori subordinati a tutti gli effetti.
Costruiamo organizzazione anche a Napoli!

Si parlerà di questo ed altro con:
Giulia Druetta, avvocato dei riders nel processo contro Foodora
Peppe Cannizzo, rider, attivista e ricorrente contro Foodora

Venerdì 15 febbraio
h 17.30
Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo
Via Matteo Renato Imbriani, 218

[foto copertina © La Stampa]

L'AUTORE

Lascia un commento

PARTNER
SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?

Ti bastano appena 5 euro per sostenerci ed avere in cambio 12 euro di sconti sul nostro store!

SOSTIENICI