Migliorare il tuo inglese per lavoro

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14/11/2018 YOUngTips 120
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Vuoi mandare la candidatura per quel lavoro all’estero, ma provando a scrivere la lettera di motivazione ti senti come una marionetta in mano a un impacciato master of puppets? Devi chiamare al telefono o su Skype un cliente che unfortunately non spiccica una parola in italiano? Nel tuo negozio, ristorante, locale hai incontrato anche tu il madrelingua born and bred* di qualche sperduta regione del Regno Unito col suo accento impossibile da decifrare?

Sì: hai bisogno di migliorare il tuo inglese per lavoro.

Per il lavoro che fai già o per quello che vorresti fare. Solo che non sai da dove cominciare. La tua città offre tanti corsi che si assomigliano tutti, e poi ci sono corsi online a iosa, a pagamento o gratis. Se sei di quelle persone che leggono libri, ormai basta andare su Amazon o su qualche altro e-commerce per avere in pochi giorni tutti i romanzi e i saggi che desideri. Le occasioni di esporsi all’inglese sono davvero infinite, con gli e-book, la musica, i film in lingua, le serie sottotitolate…

Eppure se sei qui è perché vuoi migliorare l’inglese per lavoro. Allora segnati il primo suggerimento: imparare l’inglese per lavoro non è uguale a imparare una lingua per il gusto di farlo. Esatto. La ricchezza di un vocabolario, le espressioni idiomatiche, i tratti culturali, le affinità e le differenza con la prima lingua… non solo non devi diventare Shakespeare (nessuno ti capirebbe) né Patricia Cornwell (l’interlocutore, terrorizzato, cercherebbe l’uscita di emergenza con la coda dell’occhio): non serve neanche leggerli. Certo, la cultura aiuta e in più è bella. Ma per lavorare bene con l’inglese devi essere niente di meno e niente di più che un funzionario esperto: trasparente, nella media e ripetitivo. Il mondo del lavoro è un porto franco, ed è una lingua franca anche l’inglese che lì si parla.

Non suona bene come dovrebbe? Eppure è così. Ti spiegherò a breve perché. Quando si lavora con l’inglese, l’importante non è quasi mai la lingua in sé, ma i due obiettivi da raggiungere per mezzo dell’inglese. E cioè: facilitare la comprensione del nostro messaggio e cercare di persuadere l’interlocutore a compiere una certa azione. Nei nostri esempi di prima: il reclutatore dell’azienda estera ad assumerci; il cliente a firmare il contratto; il turista a comprare il capo firmato o il trancio di pizza.

E come si fa a spiegare e persuadere? Affidandosi al burattinaio di prima, e cioè la convenzione. Il rispetto di certe regole formali. Se una lingua è per il 90% convenzione, la lingua lavorativa lo è al 99%. E la business communication, cioè l’insieme delle comunicazioni di lavoro, si regge su convenzioni implicitamente accettate da tutti, conservatori o innovatori. La cosa essenziale è imparare quelle più diffuse. Se sei ancora bloccato su una lettera di motivazione, per esempio, probabilmente è perché non conosci abbastanza bene le regole che governano la scrittura di una lettera di quel tipo.

Quindi studia le convenzioni, le formule, le necessarie ripetizioni, e non l’inglese in sé e per sé. La Zanichelli è la casa editrice che, col suo celebre dizionario bilingue, ha contribuito di più a una corretta conoscenza dell’inglese in Italia. I suoi “Business English”, “English for Business. Speaking” e “Writing” sono le opzioni migliori in commercio per imparare il lessico e le costruzioni sintattiche, oltre che per esercitarsi nei vari aspetti della lingua commerciale.

E se senza un insegnante simpatico non vai da nessuna parte, allora comincia con le videolezioni in pillole del noto comico e attore teatrale Peter Sloan: qui ad esempio ti spiega due o tre cose su come si scrive una email di lavoro in inglese, oppure puoi fare un corso di inglese a Roma presso la scuola AngloAmerican che si occupa da anni di corsi di inglese personalizzati per le varie esigenze.

E se vuoi riposarti fra un’ora di studio e l’altra, prova con Shakespeare o con Patricia Cornwell. Meglio ancora se adattati in qualche film o serie tv. Per la pronuncia, ovviamente.

NOTE: *nato e allevato, da posporre al nome o all’aggettivo, un po’ come il nostro  fatto e finito:  da tradurre con “purosangue”, “purissimo” e via dicendo.

L'AUTORE
Una raccolta di "dritte", consigli, occasioni e buone pratiche scovate e selezionate direttamente dalla Redazione.

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