Migranti, integrazione e interazione: gli “animali da circo” di Don Luca Favarin

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22/06/2018 Attilio De Alberi

La “pacchia” sembra essere finita, per usare la nota espressione salviniana, e la diatriba sulla nave Aquarius e sulle navi ONG in generale è un palese sintomo. Come prevedevasi, il tema, o il “problema”, immigrazione sta assumendo una nuova centralità nel contesto del nuovo governo gialloverde, laddove, almeno a livello retorico, il nuovo Ministro degli Interni Matteo Salvini continua a mostrare la sua determinazione nel risolverlo a modo suo e secondo i suoi noti parametri xenofobi.

Basti ricordare che tra i suoi idoli c’è il Primo Ministro ungherese Orban, noto per le sue posizioni anti-immigrazione e leader di rilievo del gruppo di Visegrad, che ha, almeno per ora, minato il piano di redistribuzione dei rifugiati in tutti i paesi della UE. Questa è un’ironia visto che sia da parte della Lega che del M5S si insiste nel rivedere proprio il Trattato di Dublino, e quindi introdurre una più equa distribuzione dei migranti in Europa.

In questo momento storico-politico risulta più che mai pregnante l’uscita di un libro intitolato “Animali da Circo”. L’autore è Don Luca Favarin, il Don Gallo Veneto, presidente della onlus Percorso vita, organizzazione padovana che si occupa di migranti, minori e forme estreme di povertà, nella quale offrire accoglienza diventa anche un laboratorio di pensieri e riflessioni sociali e politiche.

Il volume di Don Luca, uscito per le edizioni San Paolo e con un’introduzione di Gad Lerner ha come focus l’Africa, dove l’autore ha viaggiato a varie riprese. Ma naturalmente l’opera va oltre il racconto di esperienze particolari nel Continente Nero, di per sé assai interessanti e rivelatrici: è infatti anche un invito a guardare con occhi diversi l’umanità africana assediata da fame, sfruttamento, siccità e guerre. Un’umanità che, come parte di un flusso storico non facile da arrestare, ci troviamo accanto nella nostra “sviluppata” Italia.

Parla con YOUng del suo libro, ma anche del tema immigrazione, Don Luca Favarin.
Uno dei temi principali sul quale si concentra l’autore è quello dell’integrazione. “Questo è un termine col quale si riempiono la bocca i buonisti” dice Favarin. “Integrazione significa forse togliere i caratteri originari, che siano culturali o religiosi, di un migrante per renderlo adattabile al nostro contesto? Significa fare in modo che questi ‘brutti cavernicoli’ diventino presentabili? Significa trattarli come dei bambini invitati a scimmiottare l’uomo bianco?” Invece di integrazione, secondo lui “è meglio parlare di ‘interazione’ tra soggetti e tra culture, invece che spingere un africano a bypassare, nascondere, anestetizzare, limare e decurtare le caratteristiche proprie della sua cultura originaria per rendersi accettabile”. Il tipo di integrazione alla quale di solito si pensa, continua, è un’attitudine “da dominatori, da colonizzatori”. In contrasto l’interazione può portare ad “una sana contaminazione”.

Come nasce il titolo “Animali da Circo”?

Nasce da due atteggiamenti nei confronti dei migranti che sono opposti, ma proprio perché opposti convergono. Da un lato c’è gente che denigra i migranti con un’attitudine sempre più visceralmente razzista e li considera come pacchi da spostare. Dall’altro lato c’è un atteggiamento molto pietistico e assistenzialistico nei loro confronti. Tra queste due posizioni, entrambe sbagliate, emerge una posizione che li vede come animali da circo. L’animale da circo è dentro la gabbia, si osserva in una situazione protetta, non fa male e fa spettacolo.

Questo in contrapposizione con l’idea di guardarli come semplici esseri umani.

Esatto.

Nel tuo libro si elencano subito le tragedie di cui è vittima l’Africa.

Il libro invita ad avere un atteggiamento corretto nei confronti di queste tragedie.

E qual è l’atteggiamento corretto?

Capire le cause che hanno portato a questa situazione ed identificare le responsabilità, ma anche capire che l’atteggiamento generale nei confronti dell’Africa e degli africani è di sfruttamento.

Oltre alla descrizione delle tue esperienze dirette sul continente nel libro poi si discute la tua posizione di persona che si adopera nell’accoglienza di quelli che ne fuggono. Quindi, alla fin fine, qual è il messaggio dietro al libro?

Il messaggio è che i migranti sono persone con una loro storia, con un loro percorso e proprio sulla base di questi, compresi i traumi ed i drammi relativi, hanno un programma migratorio che in Italia ed in Europa va a svilupparsi.

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E quindi quale deve essere l’atteggiamento dell’europeo, dell’Occidentale di fronte a questo programma?

Deve essere olistico: dietro alle etichette ed agli aggettivi ci sono delle persone, dei soggetti. Ogni persona è portatrice di traumi, ma anche di sogni e di progettualità. Il libro invita a vedere e capire la realtà dietro ogni migrante. Non possiamo, per esempio, gestire un migrante che viene dalla Nigeria o dal Camerun, senza conoscere la realtà specifica di questi paesi.

Qual è il bilancio della politica di Minniti verso l’immigrazione?

E’ stata una gestione con una responsabilità morale ed istituzionale pesantissima: abbiamo condannato alle galere libiche ed a morire in mare chissà quanta gente, sulla quale non si hanno dati. La gravità consiste nell’aver delegato la gestione dei disperati che cercano di scappare ad un paese come la Libia, notoriamente in uno stato di caos, che non ha firmato la Convenzione di Ginevra e che non rispetta i diritti più elementari – in pratica ad una situazione criminale ed offensiva per l’umanità.

Minniti si è giustificato dicendo che la situazione in Libia si sarebbe riequilibrata.

Abbiamo avuto un ministro che ti diceva: in Libia faranno questo o quello e poi interverrà l’ONU, ma senza dire quando. Tra 10, 15 anni?

Stai quindi sottolineando il fatto che la sofferenza in Libia sta continuando ad oltranza?

In realtà la situazione peggiora di giorno in giorno e soprattutto sta diventando una cosa indifferente agli occhi delle istituzioni. Ci troviamo di fronte ad un immane genocidio di centinaia di migliaia di persone solo perché i politici europei non vogliono sporcarsi con i neri dell’Africa. Questo è un razzismo istituzionalizzato.

Nella tua esperienza attraverso i centri di accoglienza che gestisci stai notando una diminuzione del flusso?

C’è sì una diminuzione, ma in realtà noi conosciamo il numero di quelli che arrivano, ma non il numero di quelli che partono. Non sappiamo quanti in realtà sono imprigionati nei centri di detenzione libici o in fondo al mare.

A parte la solita retorica quali sono le minacce della nuova gestione Salvini?

Non so quali siano le minacce precise, ma almeno sappiamo esattamente con chi abbiamo a che fare ed il pensiero che c’è dietro la nuova politica: xenofobo, razzista ed offensivo per la dignità umana.

Quale dovrebbe essere la funzione di un ministro degli Interni?

Un ministro degli Interni dovrebbe concentrarsi sulla gestione della sicurezza sia degli italiani che dei migranti. Continuiamo invece a distinguere tra migranti economici e migranti politici, continuiamo a vedere che arrivano qui persone disperate per guerre e per fame, ma che non vengono considerate degne di essere aiutate. Siamo di fronte ad una rozzezza istituzionale di fondo.

Cosa ne pensi del recente caso della nave “Aquarius”?

Credo che alla propria coscienza prima o poi si deve rispondere… alla sera quando non ci sono più i consensi politici e gli applausi da stadio si resta con la propria coscienza. Dove non arriva l’intelligenza, speravo arrivasse l’umanità. Il tema immigrazione è una cosa seria, importante. Starsene lì a urlare a destra e a sinistra con la gente in mare in balia delle onde è raccapricciante. Continuare a porre il problema sul Mediterraneo è il segno che non si vuole risolvere la questione. I problemi si risolvono in terra ferma: in Africa per le cause, in Europa per una buona integrazione. In mare si salva, e basta. Ogni altra cosa è speculazione sulla pelle dei poveri. La cosa gravissima è che comunque crea consenso e applausi. E tutto questo non fa altro che aumentare il razzismo e l’astio. E più aumenta questo, più aumentano i consensi. Triste.

E cosa dire sull’uscita di Salvini nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano, noto per il suo positivo modello di accoglienza, e da lui definito “uno zero”?

Benissimo, possiamo essere tutti degli “zeri” ed anch’io mi considero “uno zero”, ma decine, centinaia di zeri di fronte ad un solo immigrato assumono un loro valore. Ma ripeto, almeno adesso si hanno le idee chiare, rispetto alla politica precedente velata di buonismo.

Non è un caso che Salvini abbia espresso parole di apprezzamento nei confronti del suo predecessore Minniti al momento delle consegne.

Questo già dice tutto, però adesso vediamo cosa succederà. C’è un problema di ordine pubblico e vediamo come verrà gestito. C’è un problema di diritti umani e questa gente avrà un minimo senso di coscienza o no? Dopo tutto, per quanto qualcuno possa essere razzista e xenofobo, c’è in ballo la vita della gente. Alla fin fine se non si rispetta la vita altrui non sta più in piedi la costituzione, l’Europa, la collettività.

Sarà importante anche la reazione della cosiddetta società civile.

Da quello che io posso osservare ogni giorno, la gente è stata “costruita” ad essere stanca.

In che senso?

E’ stata fatta una certa narrazione dei migranti, dell’accoglienza, dei fatti che avvengono nel Canale di Sicilia, a Lampedusa e nei porti siciliani. Tutto questo ha fatto in modo che la collettività abbia assunto un atteggiamento di stanchezza nei confronti dei migranti.

Si può parlare di demagogia?

Sì, e dietro questa demagogia c’è un progetto, chiaro e pianificato, xenofobo e razzista.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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