La grave Crisi politico-istituzionale italica

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30/05/2018 Attilio De Alberi 1464

Qualcuno lo chiama psicodramma, altri tragicommedia, mentre la rivista americana Politico si è divertita a descrivere gli ultimi sviluppi della politica italiana come un’opera lirica, laddove Salvini ha la parte del tenore, Di Maio del baritono e Mattarella quella del basso. Come nelle relazioni amorose, anche nella politica un po’ di humour non guasta mai.

Comunque al di là dell’humour e delle etichette che le si vogliono affibbiare, la crisi politico-istituzionale che sta attraversando l’Italia a quasi tre mesi dalle elezioni del 4 marzo non può essere affatto presa alla leggera.

Dopo il fallimento della candidatura di Conte a primo ministro, Di Maio, coadiuvato dal noto barricadiero Di Battista, ha gettato alle ortiche l’immagine più che mai moderata che aveva assunto ultimamente, ed ha lanciato la proposta d’impeachment nei confronti di Mattarella, accusato di tradimento per aver escluso il professor Paolo Savona dal posto di Ministro dell’Economia. Gli ha subito fatto eco Marine Le Pen che si è messa a parlare di colpo di stato.

Ma adesso, come spesso fa, Di Maio ha cambiato idea (forse anche perché il suo nuovo amico Salvini non gli è andato dietro): niente proposta di impeachment e addirittura una dichiarazione di esser pronto a ricominciare le negoziazioni con il capo dello stato.

Indipendentemente dal fatto che la proposta di impeachment non potrà tecnicamente avere sviluppi concreti, rimane il fatto che ci si avvia – forse – ad un “governicchio” ultra-tecnico Cottarelli, ma senza la fiducia, e con la sola funzione di traghettare il paese verso nuove elezioni. Si parla addirittura di una chiamata elettorale alla fine di luglio, dalla quale la Lega di Salvini ne uscirà, almeno secondo i sondaggi, più forte che mai.

Intanto lo spread è salito, mentre la borsa è andata giù, ed aumenta la preoccupazione per il debito italiano. Come spesso avviene nel nostro paese – e non solo nel nostro – l’incertezza politica è accompagnata da quella economico-finanziaria.

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Naturalmente bisognerà vedere se si riproporrà la coalizione gialloverde, o avremo invece un governo di destra con l’eterno Berlusconi comunque dietro le quinte, se non addirittura in una posizione di governo, grazie alla sua recente riabilitazione.

Discute di questo con YOUng Nadia Urbinati, politologa e titolare della cattedra di Scienze Politiche presso la Columbia University di New York.

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L’INTERVISTA:

Cosa ne pensa della posizione di duro e puro da parte di Salvini nei confronti della candidatura di Savona a Ministro dell’Economia. Non poteva anche andar bene un Giorgetti?

Secondo me Salvini non è né un duro né un puro, ma è un tattico. Tipicamente, come altri politici della nuova generazione: senza principi, ma tattici. La mossa è stata quella di tirare la corda per provocare una crisi ed andare ad elezioni anticipate.

Sapendo che, come dicono i sondaggi, il suo partito alla prossima chiamata elettorale, è destinato a fare un bel balzo in avanti?

Esatto. Stiamo parlando di persone tutto fuorché ingenue. Questi sono scafati, opportunisti, come molti populisti.

Sta parlando di una nuova generazione di politici.

E’ una generazione che non ha conosciuto l’etica delle ideologie e degli ideali, ma ha conosciuto solo il potere del proprio gruppo. Non è una questione di carattere personale, ma di carattere politico.

Lo stesso si può dire di Di Maio, che con la sua proposta d’impeachment ha abbandonato, tutto d’un tratto, l’immagine di politico moderato ed istituzionale?

Un altro vero populista. Ritengo che il populismo abbia questa caratteristica: quando si è all’opposizione si gioca il ruolo di protettore degli esclusi, fuori dell’establishment, del vero popolo dimenticato. Una volta al potere, i populisti rivelano la loro vera volontà: quella di una maggioranza che non governa ma che domina, usando le regole per imporre le proprie posizioni.

E la posizione di Mattarella?

Penso che ci abbia messo del suo e che l’articolo 90 sia stato un po’ stiracchiato nel modo in cui ha esercitato le sue prerogative. Ha dato un aiuto, ovviamente non volendo.

In che senso?

Si può parlare di quella che viene chiamata eterogenesi dei fini. Una situazione in cui uno non considera l’intero ventaglio delle conseguenze delle proprie azioni.

Ma a proposito di Savona, è uscito fuori che, al di là della ritrattazione sulle sue posizioni anti-euro, lui avesse comunque nel cassetto un piano di stampare segretamente lire all’insaputa degli italiani. Questo non dimostrerebbe che le preoccupazioni di Mattarella nei suoi confronti avessero un senso?

Certamente le sue preoccupazioni avevano anche un senso, ma al di là di questo si è venuta a creare una vera e propria crisi istituzionale. Si andrà sì ad elezioni anticipate, ma da qui ad allora corriamo il rischio dello spread, di essere manovrati dai falchi europei, molti dei quali vorrebbero il nostro paese in ginocchio. Il mondo non è fatto di buoni angeli: parlo di corporation, ma anche, possibilmente, di certi personaggi politici. A questo si aggiunge che c’è un po’ di razzismo nei nostri confronti.

Non ci sarebbe stata comunque la possibilità di un impeachment di Mattarella.

No, perché non ci sono le condizioni per accusare il capo dello stato di tradimento o di voler cambiare regime. Al massimo si può dire che ha stiracchiato la Costituzione, ma forse non poteva essere diversamente e non è detto che sia stato messo in buca da Salvini.

Varoufakis su The Guardian ha detto che la decisione di Mattarella è stata un regalo a Salvini.

Questo l’abbiamo detto un po’ tutti, fuorché i giornali incardinati, perché questi non ci dicono quello che dovremmo sentirci dire. La scelta di Mattarella, quale che sia il giudizio che noi diamo, è comunque foriera di una radicalizzazione – e lo si può vedere anche nello spread.

Quindi?

Può essere usato dai populisti per dire: è stato sempre un governo del presidente, ancora una volta c’è stata questa azione contro il governo del popolo. E’ chiaro che, con questo tono da complotto, le destre e i populisti possono avere successo. Anch’io difendo Mattarella ed il ruolo del presidente, tuttavia questo non ci esime dal dare un giudizio di mancanza di prudenza e di saggezza nella sua scelta, proprio perché alimenta la teoria del complotto ordito dal perdente PD per guadagnare sull’insuccesso degli avversari.

Data la premessa che l’eventuale governo Cottarelli avrà una vita assai breve, si parla ora di una possibile coalizione di destra dopo le elezioni, invece dell’alleanza giallo-verde, laddove però bisognerà vedere quale sarà il ruolo di Berlusconi.

Anche a Berlusconi, che è furbissimo, convengono le elezioni anticipate perché questa radicalizzazione dell’alleanza Lega-M5S può essere stemperata proprio dalla sua figura. Quindi, oltre alla possibilità di una rinnovata alleanza gialloverde, più radicale che mai, l’altro scenario possibile è appunto un governo di centro-destra a trazione leghista, ma con la moderazione interna di Berlusconi. Ma, chiaramente, non abbiamo la sfera di cristallo.

Il Partito Democratico ha qualche chance di una risalita?

Il PD, se potrà recuperare dei voti, lo farà grazie a questa politica della paura che stanno facendo tutti i quotidiani e che io trovo problematica: è come se stessero gettando acqua sul fuoco. Tuttavia il PD ha una sua responsabilità, e la sua responsabilità è la passività. Non abbiamo mai avuto il caso di un partito di opposizione che non fa nulla, nemmeno l’opposizione.

Adesso però ci sarà una nuova campagna elettorale e quindi il PD potrebbe darsi una mossa.

Sì, ma l’opposizione si fa anche quando la campagna elettorale è finita. Le democrazie hanno bisogno di un’opposizione legittima ed attiva. Invece la passività del PD è stata attivissima e piena di conseguenze. Ma se questa passività attiva dovesse finire, rimane un problema per il PD.

Quale?

Come affrontare una campagna elettorale senza apparire come un giocatore passivo che ha atteso il fallimento degli altri giocatori. Quindi si potrebbe parlare di opportunismo come quello degli altri, ma di un opportunismo a spese della stabilità stessa. Questo è il fantasma che circola e che getta un’ombra sinistra su tutto il futuro nostro, oltre che su quello del PD.

Più sinistra che… ‘di sinistra’?

Infatti.

Cosa dire di questa iniziativa sia da parte del M5S che della Lega di lanciare manifestazioni popolari in piazza per il 2 giugno?

La domanda è perché il PD ha invece scelto di fare dimostrazioni analoghe l’1 di giugno? Perché dare il 2 giugno – il giorno della Repubblica e della democrazia – a questi populisti e alla destra? A me sembra assurdo.

Perché tutta questa fretta delle forze politiche di andare alle urne così presto?

Perché i movimenti speculativi sono una mina vagante che resta tale, e può provocare danni a tutti (anche ai risparmiatori) per difendere i quali Mattarella ha stoppato Savona.

Perché il PD sembra pronto ad astenersi dal votare per Cottarelli?

Perché capisce che se votasse a favore confermerebbe la tesi del complotto: un governo a minoranza PD pur di bloccare il “governo cambiamento”.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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