La maternità surrogata, dalla Grecia agli Stati Uniti: numeri, condizioni e testimonianze

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18/05/2018 Beatrice Elerdini 2510

La maternità surrogata, altrimenti nota come utero in affitto, è attualmente la tecnica di fecondazione assistita più controversa. La surrogazione di maternità si rivolge a tutte le coppie eterosessuali con problemi di sterilità o patologie che non consentono la gravidanza, alle coppie omosessuali e anche ai single. La domanda di madri surrogate è in costante aumento in tutto il mondo; di pari passo cresce l’offerta di soluzioni che si differenziano in base ai limiti legislativi presenti nei vari Paesi, dall’Europa agli Stati Uniti, sino agli Stati Asiatici del ‘Secondo Mondo’.
Anche in Italia, secondo le statistiche, la richiesta di uteri in affitto è in netta crescita. A dare maggior coraggio e speranza alle coppie nostrane concorrono anche le recenti sentenze emesse dei tribunali italiani. Tuttavia, se da un lato i dati parlano di aumento della domanda di surrogazione di maternità in Italia, dall’altro tale procedura che nel nostro ordinamento è ancora vietata dall’art. 12, comma 6, L. 40/2004 (violarla significa andare incontro a ripercussioni penali e amministrative per chiunque e in qualsiasi modo favorisca questa pratica), continua a finire costantemente al centro di dissertazioni bioetiche.

I NUMERI DELLA MATERNITÁ SURROGATA

Per comprendere più a fondo la fenomenologia della surrogazione di maternità è opportuno dare uno sguardo veloce a qualche numero. Secondo la SAI, Surrogate Alternatives Inc., una delle più grandi agenzie californiane, soltanto negli Stati Uniti ogni anno vengono portate a termine oltre duemila gravidanze in affitto, con un costante aumento annuo pari al 20% (dati riportati dal sito dell’Ansa – febbraio 2017). Di queste, circa una su dieci arriva da genitori committenti italiani, con cifre in costante aumento. Sette su dieci sono eterosessuali, non mancano coppie omosessuali e uomini single.
Qual è il costo di un utero in affitto? Le tariffe oscillano drasticamente in base al Paese in cui si sceglie di effettuare la pratica: si passa dai circa 120mila euro per gli Stati Uniti ai 30mila circa della Grecia (in particolare Creta). Andando sempre più verso l’est Europa e oltre verso gli Stati Asiatici gli importi si riducono ancora di molto. La surrogazione di maternità ha ricreato negli anni una mappatura geografica alternativa, su cui le coppie si orientano in cerca di un utero in affitto.
Vediamo nell’ordine come funziona la maternità surrogata in Grecia, definita l’Eldorado d’Europa e negli Stati Uniti, i veterani di questa procedura.

GRECIA: L’ELDORADO D’EUROPA

Grazie a una legge approvata nel 2014, la Grecia si è trasformata nell’eldorado della maternità surrogata: è infatti consentita sia ai cittadini autoctoni che a quelli stranieri. Come avviene in Gran Bretagna, anche in Grecia si tratta di gravidanze solidali. Non è infatti consentita la surrogazione di maternità con finalità commerciali: alla madre surrogata spetta un compenso massimo di 10mila euro, una sorta di ‘rimborso spese’ per tutti quei giorni di lavoro che sarà costretta necessariamente a perdere per la gestione della gravidanza. Il costo totale per i genitori committenti invece si aggira intorno ai 20-30mila euro.
Una volta portata a termine la gravidanza, la madre surrogata non ha alcun diritto sul nascituro, che viene affidato d’ufficio alla madre genetica o committente. Dal punto di vista legale/amministrativo, i genitori potranno procedere con la surrogazione di maternità, dopo aver posto formale richiesta dinanzi al giudice, per manifesta impossibilità clinica di portare a termine una gravidanza. La madre surrogata invece, dovrà presentare un certificato medico che confermi lo stato di salute e l’idoneità a procreare. E’ pertanto la corte a dare l’autorizzazione a procedere. Il vantaggio è che la sentenza giudiziaria greca viene riconosciuta dalle nostre autorità. Normalmente non è necessario un ulteriore riconoscimento da parte di un tribunale italiano, poiché la Grecia è una Nazione appartenente all’Unione Europea. Inoltre trovandosi all’interno dello spazio Shengen, il viaggio di ritorno in Italia non comporta per la coppia il passaggio di alcuna frontiera.

STATI UNITI: VETERANI DELLA SURROGAZIONE DI MATERNITÁ

Gli Stati Uniti sono a tutti gli effetti i veterani della surrogazione di maternità, ma bisogna fare attenzione, poiché la pratica non è consentita in tutti gli Stati. Nello specifico è legalmente riconosciuta in Colorado, Texas, Connecticut, Florida, Massachusetts, California e Utah, mentre è vietata espressamente dalla legge in Arizona, Washington e New York. Nell’ordinamento degli altri Stati non è né chiaramente vietata, né consentita. Solitamente le coppie desiderose di avere un figlio tramite madre surrogata si rivolgono a una delle numerose agenzie presenti sul territorio, che si occupano di mettere in comunicazione genitori committenti con madri surrogate, quindi stipulare i contratti, programmare la procedura clinica e monitorarla. Le agenzie lavorano a stretto contatto con centri clinici specializzati per eventuali donazioni di sperma o ovuli (che solitamente devono provenire da una donna diversa dalla madre surrogata) e avvocati che possano accompagnare la coppia committente nella procedura legale che formalizza il passaggio del nascituro sotto la loro responsabilità e tutela. Sulla base del provvedimento giudiziario viene stilato il certificato di nascita, valido per l’uso internazionale, su cui compaiono come genitori quelli biologici. Al ritorno in Italia, una volta tradotto, potrà essere trascritto all’anagrafe italiana. In alcuni Stati americani è consentito anche alle coppie omosessuali ottenere un certificato di nascita in cui entrambi i partner compaiono come genitori. Tuttavia in Italia, sull’atto di nascita potrà comparire soltanto il nome del padre biologico.

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LA TESTIMONIANZA DI UNA COPPIA COMMITTENTE

Per conoscere più da vicino la surrogazione di maternità, YOUng si è addentrato nei forum e nei gruppi social dedicati, per raccogliere testimonianze dirette dai protagonisti, coppie e single in cerca di sostegno per poter avere quel figlio tanto desiderato, e madri che invece hanno scelto di aiutare gli altri a realizzare il proprio sogno di diventare genitori.
Non è naturalmente semplice trovare qualcuno disposto a raccontare la propria esperienza, non soltanto perché rientra nella sfera più intima e personale di un singolo individuo o di una coppia, ma anche perché si tratta di un percorso estremamente complicato e intessuto di implicazioni legali ed economiche.

Sandy è una mamma di Long Island, New York, che con grande generosità e passione ha scelto di raccontarci la sua storia di genitori committenti, che ha portato alla nascita di due splendi gemelli. Una storia che poi si è evoluta ulteriormente e ha spinto Sandy a scegliere di aiutare altre coppie in cerca di un figlio, con l’apertura di un sito: www.surrogate360.com. Attraverso questa realtà è possibile trovare una madre surrogata, donatrici di ovuli, donatori di sperma e tutto quello che serve per creare una famiglia col proprio amore e l’aiuto della scienza. Ecco in breve cosa ci ha raccontato.

“Avevamo deciso, io e mio marito, di fare ricorso a una madre surrogata. Dopo dieci anni di tentativi e ripetuti aborti non avevamo altra scelta”

“Non mi sono rivolta a un’agenzia, non avevamo a disposizione 100mila dollari, così ho iniziato la ricerca di una surrogata da sola. L’ho trovata online, lei vive in North Carolina. Considera che qui, a New York, la maternità surrogata è vietata per legge. Una volta accordateci, ci siamo incontrate per il trasferimento dei miei due embrioni, dopo la verifica del suo stato di salute. Entrambi hanno attecchito e così lei è ha portato a termine una gravidanza gemellare, un bimbo e una bimba. Nel corso dei nove mesi siamo sempre rimaste in contatto, via mail e telefono, ci siamo viste anche un paio di volte. Quando sono nati siamo andati a recuperarli in North Carolina. Subito ci siamo affidati a un legale per ottenere il mio nome sul certificato di nascita. Da quel momento la nostra gioia è stata immensa e così ho deciso che avrei voluto aiutare tutte quelle persone che non riescono ad avere figli. I miei due piccoli si chiamano Austin Michael e Anastasia Milan: Milan perché Milano una delle mie città preferite, Michael perché è il secondo nome di mio marito, mentre Austin e Anastacia perché sono semplicemente bei nomi! Hanno 18 mesi e ancora non sanno come sono venuti al mondo, ma è presto per raccontare loro tutta la nostra storia“‘.

IL PUNTO DI VISTA DI UN’ANTROPOLOGA

Dal punto di vista di una coppia committente a quello di un’antropologa, studiosa della surrogazione di maternità: Corinna Guerzoni, ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Antropologia Culturale e Sociale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e attualmente è docente di Antropologia presso lo IED di Milano. Sta conducendo inoltre una ricerca sulla surrogacy in una clinica della fertilità californiana.
YOUng le ha rivolto qualche semplice domanda, con l’obiettivo di fare un po’ di chiarezza su un argomento che in Italia ancora non gode di “buona reputazione”

Ci racconta in breve la storia dei suoi studi sulla maternità surrogata e del perché si è focalizzata sugli Stati Uniti, in particolare la California?

Come spesso accade nelle ricerche etnografiche, ‘ho seguito il campo’. Studiando i percorsi riproduttivi di persone omosessuali italiane che hanno fatto ricorso alla procreazione medicalmente assistita all’estero, mi sono resa conto di come la California fosse una delle mete privilegiate.

Come si è evoluta la maternità surrogata negli ultimi 15 anni?

La surrogazione di gravidanza ha sviluppi differenti in relazione ai contesti nei quali essa è prevista e regolamentata. In generale, seguendo l’evoluzione delle diverse tecnologie riproduttive, possiamo affermare che si ricorre sempre di più alla surrogacy gestazionale e sempre meno a quella tradizionale. La differenza sostanziale tra le due è l’assenza – nella prima – di una connessione genetica tra la donna che porta avanti la gravidanza e il bambino accolto nel suo grembo.

Il linguaggio inerente la maternità surrogata è cambiato molto negli ultimi dieci anni: le surrogate non si definiscono nemmeno madri, alcune si ritengono dei ‘forni’. L’evoluzione del linguaggio cosa ha significato?

Il linguaggio che si utilizza non è mai neutro e muta in relazione alle società e agli sviluppi storico-culturali. Alcuni utilizzano il termine ‘utero in affitto’ per sottolineare quegli aspetti più ‘pragmatici’ che si ritiene caratterizzino la surrogacy (mercificazione, sfruttamento ecc.); altri invece fanno ricorso ad una terminologia differente, sfumata, usando espressioni quali ‘gestazione per altri’ o ‘gestazione di sostegno’ per sottolineare una serie di altre peculiarità (disconnessione tra gravidanza e maternità, azione di aiuto a coppie infertili ecc.).

Il progressivo sviluppo terminologico si riscontra anche nel modo in cui le stesse donne si sono rappresentate e si rappresentano. In letteratura, ad esempio, troviamo esempi in cui si definivano ‘surrogate mom’ (‘madri surrogate’); ultimamente, invece, si qualificano sempre più soltanto come ‘surrogate’.

Dal punto di vista psicologico perché una donna di un Paese civilizzato ed evoluto sceglie di diventare madre surrogata? Quante gravidanze hanno di solito queste donne e come prosegue, dopo tali esperienze, la loro vita?

Le motivazioni che queste donne offrono a sostegno della loro scelta sono molteplici e articolate. È complesso – forse impossibile – dare una risposta univoca. Volendo semplificare, con la consapevolezza di farlo, possiamo considerare le due più immediate, vale a dire la possibilità di avere un ingresso economico ulteriore rispetto al proprio regolare stipendio (‘extra money’) oppure la scelta di diventare protagoniste a tutti gli effetti di un’azione grandiosa a favore di qualcuno che, senza il supporto di una surrogata, non diventerebbe mai genitore.

Mi ha parlato del concetto di simbiosi tra madre e bambino, lo ha definito un concetto tipico della cultura occidentale: come è inteso invece questo rapporto nel resto del mondo? E’ davvero imprescindibile la figura della madre? Come bisogna intendere in quest’ottica la maternità surrogata richiesta da due uomini?

Sebbene gli antropologi abbiano a lungo contestato la natura culturalmente costruita della teoria del legame (faccio riferimento, ad esempio, ad autori come Scheper-Hughes e Weiss), esso è generalmente inteso come un processo universale, naturale e innato che si verifica in tutte le donne. Molti studi hanno mostrato la complessità dell’umano e le varie forme di rappresentazione della gravidanza, della gestazione e della maternità sottolineando quanto questa poliedrica relazione assuma differenti significati in base alle epoche storiche ed ai relativi contesti socio-culturali.

CONCLUSIONI

Come si evolverà la maternità surrogata?         
Impossibile stabilirlo ora, tanto dipenderà dall’approccio legislativo che le nazioni adotteranno nei confronti di tale metodica. Ciò che è evidente è la costante crescita di volontà delle persone di avere un figlio biologico, al di là dei propri limiti naturali. Le coppie, i single non si fermano, si spingono oltre confine, affrontano cause legali, pur di ottenere ciò che più desiderano. I divieti legislativi si scontreranno con la crescente richiesta dei cittadini e il rischio è che si sviluppi un mercato sommerso intessuto di illeciti e sfruttamento.

L'AUTORE
Con il fucile sotto braccio, affronto la mia guerra, mentre difendo il mio cuore di cristallo.

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