Zone Game: quando navighi da mobile e ti abbonano a tua insaputa

Maggio 21, 2016
Germano Milite
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Da tempo, come chi ci segue sa bene, il nostro portale ha eliminato totalmente la pubblicità. Qui su YOUng non avrete bisogno di “Ad-Block” et similia, perché non vedrete mai aprirsi pop up, pop under o, come è accaduto proprio al sottoscritto oggi, attivarsi un servizio in abbonamento telefonico a ben 5 euro a settimana, con numero a pagamento da chiamare per la disattivazione e versamento di 5 euro in anticipo.

Ma andiamo con ordine: questa mattina, dalla fanpage di Blogo.it, clicco su un articolo condiviso da Polisblog che richiama le consuete dichiarazioni da brividi di un esponente leghista. Clicco per l’unico motivo per il quale ogni utente clicca su un post condiviso da Facebook: leggere la notizia. Peccato che, la concessionaria che gestisce la pubblicità su Polisblog, attraverso uno dei suoi inserzionisti, mi rimandi ad un sito esterno che, senza che io abbia neppure interagito con banner e/o form particolari, mi attiva in automatico un servizio d’abbonamento assolutamente non richiesto, al costo di 5 euro a settimana. E’ successo tutto attraverso la semplice navigazione su un portale di news, senza che io avessi dato alcuna autorizzazione e senza che avessi neppure scelto di essere “trapiantato” su un altra pagina web.

Vengo informato dell’abbonamento da un sms, che mi linka una pagina (inesistente) per la disattivazione e mi fornisce una numerazione a pagamento come misura alternativa di disdetta. Evita però accuratamente di dirmi che, in realtà, posso disattivare il servizio anche chiamando semplicemente il mio gestore telefonico e chiedere un rimborso immediato della cifra sborsata entro 7 giorni.

Di queste pratiche platealmente illegali oltre che molto odiose, si solo lamentati migliaia di utenti in numerosi forum. Un esempio qui  ed un altro qui.

COME DIFENDERSI: IL BARRING

Il primo consiglio che do prima di approfondire la questione, è di non chiamare il numero a pagamento ma quello del proprio gestore (ad esempio il 133 per la Tre) e di chiedere immediata disattivazione del servizio e rimborso della cifra addebitata impropriamente. Di solito l’operatore provvedere in tempi rapidissimi, anche se sarebbe opportuno che tutti questi servizi, di default, fossero non attivabili in questo modo, ovvero con la semplice navigazione su una “pagina-esca” e senza aver prima compilato form specifici e spuntato tutte le autorizzazioni del caso.

Dalla Tre, mi confermano che è possibile anche inserire un blocco totale, definito “barring”, che impedirà in futuro ogni abbonamento ad sms premium di questo tipo. Ovviamente ho subito provveduto ad attivare il blocco e consiglio vivamente anche a voi di farlo. Non importa con quale operatore siate, infatti: questi servizi possono colpirvi durante una semplice navigazione anche su un insospettabile sito di news come Polisblog.

CHI C’E’ DIETRO QUESTI ABBONAMENTI INDESIDERATI?

Torniamo però al servizio erogato, per capire in cosa consiste e soprattutto qual è l’azienda che lo fornisce. Andando sul link fornito via sms (zonegame.mobi) si è reindirizzati qui.

Ovviamente nessun form contatti e solo un paginetta che illustra con grafica grossolana e grezza alcuni dei giochini proposti dalla società. A proposito: ben celata e non a caso senza nessun numero di telefono e/o mail diretta di contatto, l’azienda che gestisce il serviziucolo compare nelle condizioni d’utilizzo: si chiama Xapria S.r.l, ha sede legale a Roma e sul web come detto non trovate nulla che la riguardi.

Il servizio d’assistenza via mail, che si raggiunge scrivendo a help@m-services.it, è gestito da una certa M-Services, che però in mail si firma con un semplice logo e senza alcun riferimento che la renda identificabile. Anche di questa azienda, online non si trovano altri contatti o siti web aziendali.

Il loro presunto “customer care” ha risposto (devo dire celermente) alla mia mail di protesta, dicendo che avrebbero valutato se la mia richiesta di rimborso era processabile o meno. In realtà, per ignoranza o malafede, non mi ha detto la verità, ovvero che entro i primi 7 giorni dalla sottoscrizione (indesiderata) dell’abbonamento, il rimborso dei 5 euro trafugati poteva essere gestito direttamente dal mio operatore telefonico e senza neppure contattare il numero di assistenza a pagamento.

UNA TRUFFA VERA E PROPRIA?

Società come Xapria s.r.l dovrebbero essere multate e chiuse, vedendo prima di tutto i portali ad esse connessi oscurati. Sembrerebbe chiaro infatti l’intento truffaldino di chi opera in un certo modo, violando le più basilari regole a tutela del consumatore. Del resto basterebbe porsi una domanda per comprendere il reale intento di simili realtà: chi sarebbe mai disposto a spendere 20 euro al mese per avere in cambio sfondi, suonerie o giochini sul proprio telefono,? Ovvio che una simile sottoscrizione non possa essere volontaria e consapevole, ma carpita con furberie di basso rango e confidando magari nella scarsa cultura della “vittima”.

COSA C’ENTRANO I NOSTRI OPERATORI TELEFONICI

Su diversi forum, molti utenti esternavano sdegno nei confronti dei propri operatori telefonici. Pare che sia soprattutto la Tre, la compagnia bersagliata ed accusata addirittura di “rivendere” i numeri dei suoi utenti a questo genere di società. In realtà, però, Tre, Vodafone, Tim e Wind hanno tutte accordi di partnership con queste realtà, per permettere loro di gestire eventuali abbonamenti in sovrapprezzo e di sicuro non rivendono i numeri telefonici dei propri clienti. Non sappiamo di preciso quanto ci guadagnino gli operatori in percentuale su ogni abbonamento attivato, né come funziona tecnicamente la procedura che permette a simili realtà di attivare la sottoscrizione nelle modalità descritte. Parlando con il servizio clienti, ho appreso comunque che arrivano ogni giorno numerose richieste di disattivazione e rimborso, tutte puntualmente e rapidamente processate ed eseguite. Risulta quindi ancora più difficile comprendere la ratio (e la reale convenienza) di simili accordi tra le compagnie telefoniche e questi operatori.

Il modello di business, se così lo si può chiamare, potrebbe dunque consistere nella percentuale retrocessa alle società erogatrici degli abbonamenti da chi gestisce i numero d’assistenza a pagamento e, in minima parte, sulla percentuale (probabilmente sul serio esigua) di sottoscrizioni “forzose” che non vengono disdette nei primi sette giorni e che richiedono quindi procedure più tortuose per ottenere un rimborso. A quel punto, data la piccola cifra trafugata, le possibilità di eventuali azioni legali si riducono rasentando lo zero e la Xapria s.r.l. di turno può tenersi gli spiccioli avuti in anticipo. 

In ogni caso, come abbiamo visto, i metodi per arginare simili “servizi” e/o ottenere rimborsi ci sono e risultano efficaci e di semplice attuazione. Di certo, però, le autorità competenti dovrebbero intervenire per porre un freno deciso a queste attività, contemplando anche multe molto salate che potrebbe di sicuro funzionare come buon deterrente.

Discorso a parte è invece quello legato ai portali di news ed alle loro concessionarie: i primi dovrebbero controllare con maggior perizia la qualità degli annunci che ospitano, mentre le seconde dovrebbero essere molto più attente a non accettare qualsiasi tipo di inserzionista purché paghi. Detto in estrema sincerità, un sito che da mobile mi costringe ad usare le dita per eliminare odiosa ed invasiva pubblicità non richiesta, è un sito che merita l’ad-block ed il crollo verticale di visite ed introiti.

 

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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