Perché l’ISIS sta vincendo: il clamoroso caso del Bataclan

Novembre 15, 2015
Germano Milite
Per leggere questo articolo ti servono: 6minuti

Per analizzare come e perché l’ISIS, purtroppo, sta per ora vincendo la sua guerriglia contro l’Europa e la società occidentale, vorrei partire da uno dei tanti, tristi casi di clickbait speculativo che si fa anche sulla pelle dei cadaveri ancora caldi. Anche un attentato terroristico, infatti, per alcuni “giornali” (le virgolette sono d’obbligo) diventa l’occasione per racimolare qualche spiccio in più grazie a titoli fuorvianti, spam sui social e contenuti mediocri. Di seguito, ad esempio, potete vedere lo screenshot di uno degli “articoli” (altre virgolette obbligatorie) pubblicati sulla propria pagina Facebook dalla testata campana “Retenews24”, che racimola click e visite cavalcando in maniera spudorata e spesso becera il tormentone mediatico di turno.

Retenews

Questo spunto di pessimo giornalismo, criticato aspramente da molti utenti che ironizzavano: “Sì certo come no: ora l’ISIS ci dice anche il luogo ed il posto preciso dove attaccherà”, mi permette infatti di riflettere anche sull’aspetto a mio avviso molto preoccupante legato direttamente all’efficienza dei servizi segreti francesi e, come vedremo, anche italiani. Ciò che è accaduto al teatro Bataclan, il luogo dove il massacro è stato più cruento e lungo, si poteva infatti non solo prevedere ma anche agevolmente evitare. Quasi come se, effettivamente, i terroristi avessero dato ampio e ripetuto preavviso di ciò che avrebbero voluto fare e di dove avrebbero potuto colpire. La struttura, infatti, di proprietà di un ebreo, era stata già oggetto di diverse minacce e quindi risultava in maniera chiara tra quelle a rischio. Non si pretendeva un pattugliamento dell’esercito 24 ore al giorno ma, almeno durante un concerto con 1500 persone presenti, soprattutto dopo l’episodio di Charlie Hebdo, magari una semplice pattuglia della polizia la si poteva stanziare. Insomma: si è consapevoli che non sia facile rendere sicuri al 100%, tutti i giorni, ad ogni ora, tutti i posti affollati di una città come Parigi. Però, ecco: data la fase storica che viviamo, magari un po’ più di allerta ed attenzione con una manciata di agenti in questi posti già apertamente minacciati, magari sarebbe auspicabile.

FORSE, UN PO’ DI PAURA, BISOGNEREBBE AVERNE

E invece niente: i terroristi riescono a compiere indisturbati una vera e propria azione coordinata di guerriglia, in più punti della città, e spadroneggiando nella capitale francese per diversi, interminabili minuti. Ora non serve un mago dell’intelligence per comprendere che, per organizzare e lanciare un simile attacco, occorrono molte telefonate, mail, incontri, riunioni. Alcuni dei terroristi, tra l’altro, non erano neppure tra le fila dei cosiddetti “insospettabili”, ma avevano anche dei precedenti penali e contatti diretti quanto noti con cellule terroristiche. Insomma: i servizi segreti d’oltralpe sembrano non aver imparato nulla dall’atroce attentato accaduto neppure un anno fa. Intanto la gente già esce per le strade di Parigi e dice, più per autoconvinzione: “Non abbiamo paura”. Consentitemi, cugini francesi, comprendo il vostro bisogno di ostentare orgoglio e di reagire ma, al posto vostro, un po’ di paura (e soprattutto di rabbia) la conserverei, visto che lo Stato in cui abitate sembra totalmente impreparato ed incapace di difendervi. Non certo per gusto di vivere nel terrore, ma per presa coscienza doverosa che molto dovrà cambiare e che simili atrocità non dovranno più ripetersi con tanta facilità. 

Come detto, mi rendo conto che sia forse fin troppo facile sparare sentenze di condanna assoluta contro i servizi segreti, comprendendo quanto sia effettivamente difficile rendere totalmente sicuro un territorio tanto vasto e combattendo un nemico così abile a confondersi tra la folla. Tuttavia, con le nuove tecnologie oggi disponibili e lo stato d’allerta generale che dovrebbe esserci in tutta Europa, appare sul serio grottesco questo apparente dilettantismo.

ALLEVARE I TERRORISTI IN CASA PROPRIA

In Italia però probabilmente volevamo fare di meglio, ovvero di peggio. Un ragazzo già noto alle forze dell’ordine, stando a ciò che ha raccontato la nota trasmissione Quinta Colonna condotta da Del Debbio, su Rete 4, viveva nella bella e tranquilla cittadina di Merano, in Trentino Alto Adige, in un grazioso monolocale pagatogli dai contribuenti italiani. Il tizio, che si scattava foto brandendo un pistola ed era il coordinatore italiano per il reclutamento di nuove cellule terroristiche, godeva difatti dell’alloggio sociale, ovvero riusciva a farsi pagare l’affitto dallo Stato in quanto indigente. Sembrerebbe una barzelletta, ma di quelle che non fanno ridere: l’Italia manteneva nel suo stesso territorio un criminale che si diceva pronto a trucidare gli occidentali.

LA VERITA’ SULLE VITTIME DELL’ISIS E SULL’ISLAM

Ma il secondo motivo per il quale i terroristi stanno vincendo e raggiungendo il loro obiettivo di divisione ed implosione dell’Occidente, lo si è scorto con chiarezza e preoccupazione ieri, durante uno dei tanti talsk show nei quali intervenivano i consueti Salvini, Santanchè, Gasparri, Allam e poi qualche esponente “molle” ed un po’ sempliciotto (o semplicemente poco abituato a parlare in tv) che riusciva nel non facile intento di far apparire quasi intelligenti i soggetti appena menzionati. La banalizzazione patetica del dibattito, difatti, vedeva la consueta dualità posticcia che contrappone accusatori dell’ISLAM tout court (“gli islamici sono tutti o quasi tutti terroristi”) e coloro che invece predicavano integrazione, tolleranza e unione un po’ qualunquista d’intenti contro il terrorismo (i cosiddetti “buonisti”).

Ora, considerando che a mio avviso circa il 90% di coloro che utilizzo in termine “finto buonista” soffrono di un ritardo mentale più o meno grave e sono quindi autentici imbecilli, al solito, a me interessa analizzare dati e statistiche al di là di opinioni, slogan, pregiudizi e campagne elettorali perenni fatte anche sulla pelle dei morti (che siano francesi o libanesi non fa nessuna differenza). Il primo e principale dato su cui occorrerebbe riflettere è che, oltre l’80% delle vittime dell’ISIS e del cosiddetto “terrorismo islamico”, sono persone di fede musulmana. Avete letto bene: i “bastardi islamici”, per riprendere il titolo vergognoso di Libero, uccidono quasi sempre chi ha la loro stessa fede religiosa.

Ergo, la contrapposizione tanto vigorosa ed ossessiva con i cristiani, stando ai dati e non alle bufale diffuse da Salvini, esiste appunto solo nella mente di ignoranti e speculatori. Idem per la questione che pure ha stancato della “religione oppio dei popoli”. Pensare, nel 2015, che i leader di un movimento tanto radicato ed organizzato siano sul serio spinti da un Dio spirituale e non dall’unico dio della nostra epoca che si chiama denaro, è non poco ingenuo. La religione in questo caso è un mezzo di manipolazione, come potrebbero esserlo i giornali, internet, la televisione, la radio e/o un leader carismatico.

GLI OSPITI IN TV, SPECCHIO DI UN’OCCIDENTE PATETICO

[coupon id=4702]Vedere sbraitare in televisione la Santanchè, urlante quanto disutile, insieme agli altri ospiti fessi oltre che fissi dei programmi televisivi, mi ha fatto vestire i panni del godereccio terrorista, colto da autentici orgasmi nel vedere i patetici rappresentanti politici occidentali ed in questo caso specifico italiani scannarsi a vicenda sul da farsi. Interrompersi di continuo, parlarsi addosso, come nel consueto pollaio tedioso che viene riproposto nei film o nelle serie tv che vogliono sottolineare in maniera qualunquista, ma spesso drammaticamente efficace, l’inutilità pervicace ed autolesionista della politica nostrana. L’ISIS sta riuscendo nell’intento di sfruttare la miopia, la grettezza, la cupidigia e l’irresponsabilità di una classe dirigente corrotta e cialtrona, pronta a speculare anche sugli stessi morti (presenti e futuri) che dice di voler santificare con fiaccolate e marce o, in maniera fintamente alternativa e risolutiva, con leggi speciali, rastrellamenti, stato di polizia e sospensione dei diritti civili fondamentali.

Non è con l’odio e la paura che si sconfigge il terrorismo da noi stesso creato, alimentato ed addestrato. E neppure con la negazione del problema ed un falso coraggio francamente fuori luogo si ottiene maggiore sicurezza ed abbattimento dei propri nemici. Occorre ripensare, a livello globale, i modelli economici e sociali. Interrompere subito il neo-feudalesimo imperante che, per mera e folle ingordigia, mira a creare una nuova classe aristocratica ricchissima ed una coltre sterminata di nuovi servi della gleba. Non possiamo pensare di bombardare donne, vecchi e bambini in luoghi lontani geograficamente ma non nell’umanità innocente che li abita, senza pagarne le conseguenze. Non possiamo più imporre una globalizzazione meramente economica e mai umana. Non è un percorso facile, in certi punti appare addirittura utopistico. Tuttavia, chi governa, dovrebbe sapere che è ancora più utopistico illudersi di poter continuare a fare tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi, all’infinito e senza controindicazioni sempre peggiori.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
SOSTIENI IL PROGETTO!
Sostienici
Quanto vale per te l’informazione indipendente e di qualità?
SOSTIENICI