Civati vuole la sinistra lontana da Palazzo Chigi [Intervista]

Settembre 17, 2015
Stefano Iannaccone
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Ha fondato il movimento Possibile dopo mesi di travaglio nel Partito democratico. Ora Pippo Civati è impegnato nella prima iniziativa politica: la campagna per far indire 8 referendum.

I temi sono vari: dalla legge elettorale, alla scuola, passando per l’ambiente e il lavoro (qui il link per leggere i testi dei quesiti). Nel mirino ci sono molte riforme del governo Renzi, incluso il Jobs Act. Ma Civati garantisce che la campagna referendaria “non è contro una persona”. Prima di tutto serve il sostegno popolare: le firme da depositare sono in totale 500mila entro il termine del 30 settembre. Il tempo a disposizione non è molto, anche perché la corsa è iniziata a metà luglio, quando molti italiani erano sotto l’ombrellone.

In questa intervista a YOUng, Pippo Civati non parla solo della campagna referendaria, perché rilancia sul suo progetto politico: ” A ottobre Possibile delineerà un nuovo modo di fare politica”. Ma non lesina critiche a Renzi: “Assurdo mettere una sorta di fiducia sulla riforma“.

Come stanno andando  i referendum?

Stiamo raccogliendo le firme anche con le forze politiche che non sono al governo. E questo è un messaggio importante, perché era ciò che cercavamo: una convergenza sui punti concreti. Poi c’è stata finalmente un’attenzione dei media. Molti cittadini stanno andando direttamente in Comune a firmare per sostenere i quesiti, che prima non conoscevano proprio a causa della scarsa informazione. Questo è un momento di grande speranza e di grande fiducia per cercare di cambiare delle leggi che non funzionano. Personalmente farò un tour in molte città fino al 30 settembre. Nelle prossime settimane, fino all’ultimo minuto disponibile, continueremo a informare i cittadini su questa iniziativa.

Perché avete avviato questa campagna referendaria, in un momento di disillusione dalla politica?

Perché credo che la politica debba uscire dal Palazzo. La sovranità deve tornare in mano ai cittadini: devono potersi esprimere sulle decisioni prese in Parlamento e che vanno a incidere sulla vita quotidiana.

Molti quesiti sono contro norme volute dal governo Renzi. Sembra un referendum contro il presidente del Consiglio...

Non è un referendum contro nessuno, ma un referendum di tante persone che chiedono che le cose vengano fatte bene. Noi siamo per la tutela dei valori antichi, come i diritti dei lavoratori, ma siamo contro le idee vecchie. Penso all’economia delle trivelle e del petrolio, mentre ci sono modelli alternativi. E penso anche a una legge elettorale in cui il segretario può scegliere i parlamentari creando una sorta di presidenzialismo di fatto. Poi i quesiti non riguardano solo norme del governo Renzi, ma anche alcune risalenti a Monti e Berlusconi.

Dall'Italicum alla riforma costituzionale. Cosa accade in Parlamento?

La riforma costituzionale più l’Italicum è un disposto che ci porta direttamente al Porcellum. Questa riforma poteva essere votata con una maggioranza più larga. Invece c’è stato e c’è un diktat del governo,. Una sorta di assurda fiducia sulla modifica della Costituzione con un testo che contiene dei mostri. Sono d’accordo con Romano Prodi quando dice che questa è una riforma sguaiata.

Finiti i referendum cosa accadrà con Possibile?

Ci siamo impegnati a concludere percorso costituente per rappresentare chi è a sinistra, dopo che il Pd si è spostato a destra. A ottobre si delineerà un progetto nuovo, con modalità partecipative diverse senza vecchie formule. E che credo piacerà molto agli elettori di centrosinistra. Ma ora dobbiamo concentrare tutti gli sforzi sul referendum…

Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle, ha firmato i quesiti. Luca Pastorino ha lanciato l'appello a Beppe Grillo per farlo firmare. Possibile si sta avvicinando al M5S?

Io spero che gli elettori del M5S firmino il referendum. Ma spero anche che lo faccia Bersani, perché questo referendum metterebbe a posto anche le cose tra gli elettori del Pd. Parlo di elettori di sinistra che non apprezzano le scelte fatte dal governo. Quindi, vorrei che si discutesse di cose concrete non di formule astratte come le alleanze. Se c’è convergenza sui temi, noi dialoghiamo con tutti quelli disponibili… e lontani da Palazzo Chigi.

L'AUTORE
Giornalista, nato in Irpinia nel 1981. Mi occupo principalmente di politica, esteri e sport, ma anche di comunicazione, avendo conseguito la tanto (secondo me ingiustamente) vituperata Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione nell'ormai lontano 2005. Vivo a Roma con alterni sentimenti verso la città e frequento spesso - per lavoro più che per piacere - i corridoi di Montecitorio. Scrivo per Ilfattoquotidiano.it, Gli Stati Generali, il Journal ed Excite per gli argomenti di cui sopra. Insomma sono quello che si definisce un freelance e credo fermamente, nonostante i mio pessimismo, che il giornalismo non è destinato a morire. Ma solo a rinascere. Ho pubblicato un romanzo, dal titolo 'Andrà tutto bene'. E conto di scriverne altri, perché la vita non può essere formata solo da notizie reali. Serve la fantasia, sempre.
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