Il problema economico: ortodossia ed eterodossia

Pubblicato il 27 October 2015 da FEF ACADEMY | Per leggere questo articolo ti servono: 5 minuti | 1274
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Leconomia ha accresciuto la sua presenza nelle nostre vite. Termini, immagini e concetti legati alleconomia sono sempre più diffusi nei dibattiti degli esperti, nelle pratiche commerciali, sui media. Sono tutti frammenti che provengono da un puzzle complesso di idee, teorie e visioni del mondo che abbiamo bisogno di ricostruire. E solo cercando e mettendo insieme i vari frammenti è possibile ricomporre il quadro generale e comprendere in maniera profonda il mondo nel quale viviamo oggi. Ogni frammento può dar luogo allunione, il nostro vuole essere un esperimento di sinergia editoriale: troverai le nostre rubriche disseminate fra varie testate giornalistiche che accoglieranno la ricerca dellimmagine finale.

 

FEF ACADEMY ECONOMIA 2

Questo è il secondo numero della rubrica di approfondimento “economia e finanza: cosa sono?”,

Esistono vari approcci scientifici al problema economico (che viene rintracciato a partire dalle domande: “A cosa serve l’economia?” e “Che cosa muove i rapporti di produzione di scambio?”). Ai due estremi ideali di questo spettro analitico, troviamo quelli che potremmo definire come approccio ortodosso e approccio eterodosso.

Ancora una volta risulta utile partire dall’etimologia dei due termini. Ortodosso è un termine di provenienza latina (da orthodŏxum), che a sua volta deriva dal greco orthódoxos – composto da orthós, che significa “retto”, “vero’” e da dóxa, che significa “opinione”. Pertanto, ortodosso significa “opinione corretta” o quantomeno accettata dalla maggior parte degli addetti ai lavori. Nello specifico, secondo l’approccio di tipo ortodosso, il punto essenziale dell’economia è capire come distribuire una serie di risorse scarse, in un mondo di bisogni umani illimitati (alla base di questa visione troviamo quello che viene definito il “paradigma della scarsità”), secondo una celebre definizione che si deve all’economista Lionel Robbins. Da questo presupposto risulta inevitabilmente necessario per il singolo individuo ordinare una scala di priorità (definita “funzione di utilità”) che riassuma una gerarchia di preferenze per quanto riguarda la produzione, il consumo e lo scambio. In poche parole, in un mondo di risorse scarse, non tutti i bisogni possono essere soddisfatti, ma è indispensabile fare una scelta e dare priorità ad alcuni piuttosto che ad altri.

L’approccio ortodosso quindi considera un modello del comportamento umano che intende massimizzare il “piacere” legato al consumo delle risorse e minimizzare il “dolore” legato allo sforzo necessario per ottenerle (soprattutto il lavoro). In questo contesto, lo scambio di beni e servizi serve a ridistribuire le risorse esistenti in modo tale che ognuno abbia ciò che desidera. Se ad esempio Andrea si ritrova ad ottenere 2 mele e 3 pere, ma il suo livello di soddisfazione ottimale è differente, la possibilità di effettuare scambi con un altro soggetto può permettergli di ottenere magari una pera in più (ciò che lui desidera), cedendo in cambio una mela “di troppo” rispetto alle sue preferenze ideali.

Pertanto, in quest’ottica, il mercato viene visto come lo strumento in grado di soddisfare i diversi bisogni individuali, in quanto consente ad ogni soggetto, tramite il meccanismo dei prezzi, di conoscere la scarsità e quindi il valore relativo di ogni bene. Se ad esempio il raccolto di pomodori in un dato anno è andato male a causa di imprevisti climatici, è probabile che la produzione di pomodori cali drasticamente, rendendoli più difficili da reperire. A questo punto il loro prezzo aumenterà, segnalando così che si tratta di beni più scarsi e quindi con un valore relativo maggiore.

In definitiva, secondo l’approccio ortodosso ogni comportamento umano di tipo economico è volto a massimizzare i benefici e a minimizzare i costi individuali, ed il mercato rappresenta il teatro in cui tutti i soggetti economici ottengono, tramite lo scambio, la frazione delle risorse disponibili che essi “meritano”.

Secondo l’approccio eterodosso (il termine deriva da greco heteródoxos, composto da héteros, che significa “altro” o “diverso” e da dóxa, ossia “opinione”; quindi significa “opinone diversa”), l’economia ha lo scopo di creare e distribuire le risorse nella società. Secondo questa prospettiva quindi, da un lato, le risorse disponibili possono variare nel corso del tempo: l’uomo tramite la propria attività e le proprie idee è in grado di creare nel corso del tempo nuove risorse rispetto a quelle esistenti oppure come concepirne utilizzi diversi. Per questo motivo l’approccio eterodosso viene anche definito come “paradigma della riproducibilità” perché si interroga su come creare nuove risorse (materiali e immateriali) e far sì che il processo di riproduzione sia replicabile e sostenibile nel corso del tempo.

Inoltre, l’altra questione che viene fronteggiata è come distribuire nel modo migliore possibile le risorse (ri)prodotte fra i diversi soggetti. Ma, mentre l’approccio ortodosso demanda ai meccanismi di mercato l’ottimizzazione del processo distributivo, quello eterodosso sottolinea la necessità di bilanciare questi meccanismi, che sono alterati dalle diverse posizioni negoziali che i diversi soggetti ricoprano all’interno dell’economia. Ad esempio, secondo l’approccio eterodosso, i salari dei lavoratori non vengono determinati da un meccanismo automatico ma sono il frutto di contrattazioni fra soggetti che hanno poteri negoziali differenti. Oppure i prezzi dei beni possono essere influenzati dalla potere di mercato esercitato dalle varie imprese.

Quindi, mentre l’approccio ortodosso si occupa come distribuire in maniera ottimale una quantità predefinita di risorse (scarse), l’approccio eterodosso analizza le condizioni che permettono al sistema economico di riprodurre e ampliare la quantità di risorse disponibili.

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