Disoccupazione? I giovani pensano a mettersi in proprio

( credit: talentgarden.org )
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Negli ultimi anni, il mondo del lavoro è completamente cambiato. Sarà stata la crisi che ha contribuito ad una diminuzione dei posti di lavoro, ma forse non solo questo. La disoccupazione giovanile, comunque, è uno dei problemi più grandi che lo Stato ha l’obbligo di risolvere quanto prima. Come si può pensare di sbarcare il lunario? A questa e ad altre domande, ne abbiamo parlato con l’Ing. Marco Russo, Ceo del portale web lavoroefranchising.com.

Il mondo del lavoro cambia: più flessibilità e crescita delle attività in proprio

“Purtroppo non è più possibile pensare al posto fisso – afferma Marco Russo – , quello che ti assicura, ogni mese, un reddito fisso e sicuro, ma bisogna abituarsi all’idea di cambiare lavoro, a volte anche più volte come spesso capita negli Stati Uniti, dove le statistiche indicano che nel corso della propria vita professionale, gli americani cambiano lavoro mediamente 11 lavoro. Un’altra valida soluzione è quella di mettersi in proprio”.

E’ stato appurato che il numero degli aspiranti imprenditori che hanno deciso di aprire un’attività autonomamente è aumentato dello 0,5%. L’occupazione, nello specifico, riguarda entrambi i sessi, ed è concentrata in prevalenza al Nord (+76mila 0,5%) contro una diminuzione al Sud (-43mila -0,7%)

Ma cosa occorre per poter diventare un abile imprenditore e mettersi in proprio?

“Di sicuro, – continua il Ceo di lavoroefranchising.com – questa è una domanda che molti si sono posti. Naturalmente, è fondamentale possedere capacità quali intuito, passione, determinazione e voglia di mettersi in gioco, ma occorre anche disporre di un capitale iniziale. Va da sé, che in quest’ultimo caso, dipende dal tipo di attività che si decide di avviare. Esistono, ad esempio, categorie di settori che richiedono un basso investimento inziale, anche inferiore a 5 mila euro. Qualsiasi tipologia di attività richiede sempre e comunque alcuni adempimenti legislativi obbligatori ovvero apertura di Partita IVA, apertura delle posizioni previdenziali Inps e Inail, iscrizione al registro delle Imprese, dichiarazione di inizio attività da inviare al proprio comune almeno 30 gg prima dell’avvio”.

La scelta di avviare un’attività commerciale, quindi, è un passo molto importante e come tale non va affatto sottovalutato. Ma attenzione, per poter avere successo nel settore commerciale distinguersi dalla concorrenza si rivela, di vitale importanza, adottare alcune strategie. Tra queste, magari, quella di affidarsi ad un affiliazione commerciale con un marchio attivo da diversi anni.

Vediamo le formule commerciali più diffuse per avviare in proprio

“Assolutamente sì! Molti optano per la formula franchising, ad esempio.” Ma perchè tale scelta? “La risposta è molto semplice – continua l’Ing. Marco Russo – affiliarsi ad un determinato brand, con tutta la riconoscibilità e l’esperienza acquisita in anni di attività, può apportare vantaggi non di poco conto, partire da zero ha decisamente più rischi. In quest’ultimo caso, bisogna fare promozione oltre a dover partire da zero con la gestione dell’attività, a questo si sommano le diverse spese da sostenere. Con la formula del franchising, invece, il brand è già conosciuto, in aggiunta il rischio di fallimento è notevolmente ridotto perché il franchisor (casa madre) ha tutto l’interesse ad avere punti vendita affiliati in crescita. Un franchisor serio, avrà collaudato e provato il proprio business concept sul mercato e, di conseguenza, i rischi per il franchisee ridotti al minimo. L’assistenza è garantita in ogni fase e, molte volte, il monitoraggio avviene in tempo reale grazie ai software gestionali di cui vengono dotati i punti affiliati.”

Insomma, nonostante il periodo di crisi, come è stato accennato inizialmente, sempre più persone cominciano a pensare seriamente l’idea di mettersi in proprio attraverso formule meno “rischiose” come quella del franchising, in quanto si rivela un percorso più sicuro e stabile, per poter ottenere il tanto e sospirato successo lavorativo.

“Negli scorsi anni, – conclude Russo – il termine “franchising” poteva essere correlato da dubbi e da informazioni poco chiare, ora le cose sono completamente cambiate, poiché il settore è regolamentato da una normativa robusta ed i potenziali franchisee decisamente più tutelati. Per saperne di più, vi invito a visitare il nostro portale www.lavoroefranchising.com”.

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