“Maastricht goes to Calais”: il progetto benefico degli studenti italiani nel campo profughi

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Era Sofocle, circa 2500 anni fa, a dire che l’opera umana più bella è quella di essere utile al prossimo. Il progetto “Maastricht goes to Calais” nasce proprio così: per essere concretamente utili, attraverso l’offerta di un sostegno economico alla comunità dei rifugiati di Calais, il più grande campo profughi situato nel nord della Francia. Poche ore di auto separano Maastricht dalla tendopoli, che, tuttavia, nelle scorse settimane è stata smantellata.

UN CROWDFUNDING SOLIDALE

Ideato da alcuni studenti italiani di Diritto europeo e Studi Europei all’Università di Maastricht, il progetto si è presto trasformato in una campagna di crowdfunding, che in questa prima fase, appena portata a completamento, ha raggiunto quota 4.400 euro. “L’idea nasce da una volontà – spiega Bianca Rocca, fautrice dell’iniziativa con Angelica Giombini, Bianca Militello, Alessandro Corti, Alessandro Maienzaquella di essere partecipi attivi del tempo in cui viviamo: qualsiasi piccolo sforzo può migliorare le condizioni di vita quotidiana di chi è meno fortunato di noi. In particolar abbiamo pensato in origine al campo profughi di Calais, negli anni denominato “Jungle”, a causa delle condizioni di vita disumane che presentava”.

Il campo di Calais esiste in varie forme dalla fine degli anni Novanta. Lo smantellamento appare drastico, traumatico e definitivo, “lì non c’è più niente se non una distesa recintata con due muri di filo spinato – sottolinea Bianca – speriamo che non si vada più a riformare”. La demolizione dell’area ha riguardato quasi 5.600 persone, in particolare provenienti dall’Afghanistan, dal Sudan e dall’Eritrea, che sono state registrate e poi trasferite in altre zone della Francia. Lo sgombero non ha restituito tentenamenti ai ragazzi, che avevano in programma, proprio pochi giorni prima, di recarsi personalmente in Francia, per consegnare i fondi e i beni primari, che avrebbero consentito ai rifugiati di affrontare l’inverno.

PARLANO LE IMMAGINI

La campagna è partita con una visibilità insperata – spiega Bianca Roccala comunità di Maastricht ha contribuito con una straordinaria partecipazione, in particolare l’Università ha supportato il progetto, permettendoci di collocare dei container proprio in Facoltà. Abbiamo così raccolto 4.400 euro provenienti da benefattori di tutta Europa e oltre sessanta scatole di cartone con i vestiti e gli oggetti che la gente ha donato”. Un inventario fino all’alba e via in autostrada fino in Francia, a dare una mano. E così, destinazione Dunkerque, a mezz’ora da Calais.

Nella periferia della “Viareggio francese”, com’è spesso definita la cittadina molto vicina al confine con il Belgio, esiste infatti una baraccopoli abitata da circa 1200 rifugiati, tra uomini, donne e bambini, per lo più curdi iracheni, iraniani e afghani, di cui si prende cura principalmente un piccolo esercito di volontari: “Questi campi sono sostenuti dal governo francese, la situazione è maggiormente formalizzata rispetto a Calais – racconta Bianca – ma nonostante questo le condizioni sono precarie. Sono i volontari a occuparsi di tutto. C’è fango ovunque, fa freddissimo e nei bagni non c’è acqua calda”.

La maggior parte dei rifugiati, ha unico grande sogno, attraversare il canale della Manica e arrivare in Inghilterra. “Il campo non offre niente – continua Bianca – c’è un centro per le donne e per i bambini, ma non c’è nulla da fare. Noi ci siamo messi al passo degli altri volontari, abbiamo lavorato in cucina, tagliato la legna e distribuito i vestiti con un sistema di rotazione. Nonostante il senso di desolazione che permane nel campo, vedere volontari giovanissimi da tutta Europa dà un senso di speranza. Un pomeriggio, due volontari hanno piazzato su un carrello delle casse, ed è stato un momento bellissimo, pieno di umanità: i bambini e i volontari hanno ballato musica curda sotto la pioggia, per ore”.

I ragazzi, appena rientrati a Maastricht, sono adesso impegnati nella realizzazione di un reportage di quaranta minuti dedicato a quest’esperienza, e sono già all’opera per rilanciare la campagna fondi, contando sul contributo di chi sceglie di aderire con generosità.

 

Sveva Alagna

 Iscritta all'Albo dei giornalisti all'età di 22 anni, inizia il suo percorso collaborando con La Repubblica e con SkyTg24; diviene coordinatore editoriale e successivamente vicedirettore del quotidiano di informazione culturale on line Balarm.it e del periodico di approfondimento culturale Balarm magazine; addetta stampa e digital PR di svariati eventi ed iniziative (vernissage, presentazioni di libri, concerti), oltre che di operatori culturali tra cui la Fondazione Orestiadi di Gibellina e il Centro Sperimentale di Cinematografia. Si occupa di editing di sceneggiature, collaborando con varie società di produzione cinematografica. Ha sempre scritto di cultura e spettacolo, ma ultimamente non può più fare a meno dei temi legati all’innovazione.

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