Riappropriarsi di un gioco sano con la Giocologia

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Un workshop di Giocologia può aiutare le persone a riappropriarsi di un’idea sana di gioco

Il tema del gioco è un tema molto delicato e di forte attualità nella società odierna. Oggi però siamo abituati a vedere il gioco in una accezione negativa, quasi come una dipendenza che crea gravi problemi alle persone. Educare i bambini ma anche gli adulti all’idea di un gioco autentico e pedagogico può fare in modo che la società riacquisti la giusta percezione della dimensione ludica.

Abbiamo parlato con Manuel Pernice, un libero professionista ed educatore che organizza workshop di Giocologia. L’idea di questi corsi interattivi nasce proprio dalla necessità di far tornare il gioco nella sua dimensione sana e formativa. Nel suo nuovo libroTi spiego un gioco, papà!”, descrive e spiega come realizzare 60 semplici giochi assieme ai propri figli. Questi giochi sono intesi non solo come passatempi ma come vere e proprie attività di crescita e condivisione.

L’INTERVISTA

Come è nata questa idea dei Workshop di Giocologia? Sei un educatore ed animatore: è stato il contatto con i ragazzi ed i bambini a farti venire questa idea oppure sei diventato educatore per realizzare questo progetto?

Quando facevo l’animatore in Oratorio, per molti anni, ho avuto la fortuna di poter organizzare la formazione dei ragazzi che avrebbero poi condotto i centri estivi e le colonie. Mi sono sempre dedicato al “gioco” perché ritengo che l’educazione si possa trasmettere anche attraverso la spiegazione di un semplice giochetto. Questo laboratorio formativo negli anni si è sviluppato e diversificato. La cosa interessante è che l’attività non è passiva: non è uno spettacolo teatrale o di cabaret; è un momento in cui tutti i partecipanti possono giocare. Il gioco è relazione, crescita, sviluppo, evoluzione, condivisione, immaginazione, fantasia. “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione” diceva Platone. Durante il gioco, il bambino, si mostra per quello che realmente è, non può fingere: ciò avviene anche per il giovane e l’adulto. Tutti possono e hanno bisogno di giocare: persino per gli anziani è fondamentale!

Oltre ad essere un libero professionista ed un educatore sei anche un papà. Questo ti ha dato degli spunti per i tuoi progetti formativi? In che modo?

Diventare papà ha dato forma e sostanza anche alla mia vita professionale. I bimbi riescono a mantenere vivo il “fanciullo” che è dentro di me; sono loro a donare freschezza a questo continuo processo creativo. Ogni giorno suggeriscono attività e idee da sviluppare. Con mia moglie prendiamo numerosi appunti e spesso entrambi utilizziamo questi spunti: io in campo educativo, lei in campo psicologico, come psicoterapeuta.

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Online ci sono alcuni piccoli tuoi lavori svolti insieme a classi di ragazzi delle scuole medie o delle elementari. Che scopo hanno questi progetti? Che riscontro hai dai ragazzi?

Lo scopo è: spiegare un contenuto attraverso una modalità di gioco utilizzando tecniche di animazione. Non seguo un metodo rigido, ma amo riassumere questo percorso in semplici tappe. Dare anima alle azioni: creare un movimento, uno scatto, la spinta ad agire, accendere una scintilla. Agire sull’anima: dare strumenti, motivare, creare spazi e possibilità di incontro. Far agire l’anima: ognuno, essere unico ed insostituibile, è il protagonista e ora ha un bagaglio di esperienza in più per affrontare il suo percorso personale di vita. Nella scuola il riscontro è sempre positivo perché i ragazzi imparano, divertendosi.

In cosa consiste esattamente il workshop? È indirizzato solo a ragazzi o anche agli adulti, per rieducarli all’idea di gioco sano magari da condividere con i propri figli?

Durante il workshop, i presenti vengono coinvolti in modo naturale in semplici giochi di gruppo. Vengono proposti e naturalmente adattati a tutti. L’aspetto ludico è il fine principale: la risata produce endorfine e permette di stare bene. I bimbi e gli anziani sono i clienti più semplici. Noi adulti, soprattutto in questo momento storico, siamo delle corde di violino tese al massimo. Quando riesco a trovare il punto accessibile, tutto è in discesa. L’adulto si concede di ridere e di star bene poche volte durante la sua giornata: quando questo capita, in pochi istanti, cambia la respirazione, la postura, il viso, persino l’odore! I benefici, dopo due ore di gioco, sono innumerevoli dal punto di vista fisico, psichico e mentale.

Educare i ragazzi fin da piccoli credi possa essere utile per far capire l’idea di gioco sano per prevenire e fare in modo che, una volta cresciuti, non diventino vittime del gioco deviato come quello che purtroppo possiamo osservare entrando in una qualunque tabaccheria?

Il punto centrale è proprio questo: il termine “gioco” rischia di perdere la sua natura. Il gioco è in assoluto il  protagonista dello sviluppo psicologico e della personalità del bambino. Se il gioco è deviato, il giocatore lo sarà di conseguenza. Sicuramente giocare, fin dalla tenera età, in modo sano ed equilibrato può aiutare a non cadere nelle trappole del gioco d’azzardo, ma questo non basta. Occorre crescere, sviluppando quella che gli antichi greci chiamavano metriotes: la misura, l’equilibrio, l’armonia. Probabilmente, chi gioca in modo deviato sfoga in quel gesto tutto il suo malessere.

Quale è secondo te la motivazione di questa devianza? Il gioco d’azzardo è sempre esistito in molte e varie forme, ma oggi sta assumendo sempre più i contorni di una piaga sociale, che colpisce le fasce più deboli della popolazione. Come mai secondo te?

Come animatore, aiuto le persone a riscoprire la bellezza di divertirsi, sorridere, stare insieme, senza prendersi troppo sul serio. Oggi si può scommettere ovunque e ad ogni ora. Chiunque, in pochi secondi, può giocarsi tutto! È una piaga perché per molti è proprio una patologia; come tale deve essere affrontata e curata. La strategia educativa deve essere supportata da un percorso personale: la psicoterapia è fondamentale per analizzare e lavorare su questo tipo di dipendenza. Non credo che ci sia una distinzione tra fasce sociali; credo piuttosto che le fasce più deboli, abbiano meno risorse e mezzi per “risalire la montagna dopo la caduta”. Spesso chi sbaglia rimane solo.

È uscito il tuo libro “Ti spiego un gioco, papà!”. Come mai hai deciso di scrivere un libro?

Volevo condividere con tutti i papà del mondo la bellezza di poter semplicemente “stare” con i propri figli. Il testo vuole incoraggiare tutti i genitori a dare valore al proprio ruolo, rendendosi parte attiva e propositiva. Il gioco non è solo passatempo. Giocare davvero con i nostri figli comporta alzare lo sguardo e mettersi “nel gioco”.

In questo libro troviamo 60 semplici giochi da realizzare a casa con materiali di uso comune. Hai attinto a qualche fonte oppure li hai inventati tutti tu? Ovviamente sono giochi terapeutici per così dire. Quali sono gli scopi di questi giochi?

L’intento è quello di fornire uno strumento semplice e veloce, adatto a tutti. Molti giochi provengono dalla tradizione e sono stati modificati e riadattati dai miei bimbi e da me; altri sono frutto della creatività e della fantasia. Ogni gioco è autentico, così come lo sono le brevi storie che introducono i diversi capitoli. Ogni capitolo, presenta un’ambientazione diversa: in ogni luogo c’è qualcosa da scoprire e ogni cosa può essere uno strumento per compiere imprese leggendarie.

Lo scopo di questo libro è di suggerire tecniche e modi, basati anche sulla tua esperienza personale di padre ed educatore, per giocare. Come affrontano i genitori di oggi il tema del gioco con i propri figli? Quali impressioni hai avuto nelle tante esperienze del tuo percorso?

Oggi sembra di non avere mai tempo per nulla. Questa è una scusa che ripetiamo almeno cento volte al giorno. In realtà, ogni istante, ogni azione, può essere considerato un gioco, dando qualità a quel momento. Ogni momento può essere educativo. Alcuni esempi sono: il viaggio in macchina per andare a scuola, apparecchiare la tavola, buttare la spazzatura, lavarsi i denti, guardare un programma in TV. Come diceva qualcuno: l’esempio vale più di mille parole. Il libro rappresenta anche una raccolta dei giochi e tecniche che utilizzo nel Workshop.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

È pronto il secondo lavoro, una sorta di seconda parte del libro. Se il primo ha un taglio figli/genitori, questo è tarato su nipoti/nonni. Anche in questo caso, presento una raccolta autentica di giochi sperimentati sul campo. Tutti possono e devono giocare….ad ogni età.

Per info sul libro e sui corsi: mondoumano@gmail.com

Martina Mugnaini

Nata e vissuta a Roma, ho un ancestrale e inscindibile legame con le mie origini fiorentine. Classe 1991, sono laureata in Lettere Moderne e laureanda in Letteratura e lingua alla Sapienza. Sono (quasi) una giornalista e amo scrivere di  tutto quello che riguarda l’arte, la cultura, la letteratura ed il teatro.  Lavoro nel campo del Web Writing e del turismo da due anni. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.

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Manuel Pernice “Ti spiego un gioco papà!” Giocologia

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