Orsini: la verità distorta sulla “censura”

Marzo 25, 2022
Germano Milite
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Da settimane parlano praticamente tutti di lui, Alessandro Orsini anche quelli che non vorrebbero neppure nominarlo. Intorno al personaggio, si è creato una sorta di potentissimo effetto Streisand: più si cerca di limitare la sua presenza mediatica, più lui finisce ovunque. Più si vuole fermare la diffusione delle sue idee sul conflitto in Ucraina, più queste prendono piede e si diffondono come sacro verbo “scomodo” che si vorrebbe censurare.
Più si dice che “alla fine l’Italia non è diversa dalla Russia perché censura certi pensieri”, più l’enorme esposizione di una persona che era praticamente semi-sconosciuta fino a ieri aumenta, dimostrando quindi la ridicola e clamorosa fallacia di questa tesi. No: per fortuna siamo lontani anni luce dai veri regimi dittatoriali e censori che alcuni difendono vigliaccamente e placidamente dal proprio comodo salottino.


Fossimo identici alla Russia, Orsini sarebbe in galera e di sicuro non lo vedremmo su alcun organo mediatico di peso, tanto meno sulla tv nazionale dove, precisiamo, semplicemente gli è stato tolto il cachet e non impedito di parlare tout court.

GLI ASSIST AL MARTIRIO

Lui, furbescamente e giustamente, ha sfruttato questo ennesimo assist per segnare un altro punto sulla lavagna del presunto martirio inflittogli. Ma i martiri diventano famosi perché perdono la vita per un ideale, non 2000 euro a puntata sulla Rai.


Ho studiato per due settimane il personaggio, prima di scriverne. Non solo le idee che sta esponendo da quando “qualcuno” ha anche tentato di fargli una pagina Wikipedia (cancellata poiché troppo agiografica e non enciclopedica), o da quando ha lasciato Il Messaggero scusandosi con quelli che avrebbero sottoscritto l’abbonamento solo per leggere lui (sic!).

ORSINI IL FILO-AMERICANO


Orsini, prima di tutto, mi spiace per i filo putiniani che lo osannano da 2 settimane come una nuova divinità accademica, è convinto proprio come me che il sistema socio-economico Occidentale, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, resti di gran lunga superiore a qualsiasi altra alternativa esistente.

Insomma: sarebbe addirittura un “filo-americano”, per dirla con le etichette odiose di certi obnubilati e sempliciotti.
Al contempo, mi pare anche abbastanza vicino a certe (tristi) idee salviniane sugli “immigrati relativamente agiati” che partono, scrive in un post, mettendo a rischio la vita dei propri figli. In questo senso, se ci riflettete, il pensiero pare proprio quello tipico dell’occidentale bianco, etero, istruito e privilegiato, convinto di essere l’unico ad avere il diritto di essere tale. Fa molto 1800, quindi reazionario e per questo piace ad una certa parte di popolino e di intellettualismo finto-scomodo.


Orsini a me sembra, almeno per certi aspetti, un Diego Fusaro che ce l’ha fatta, molto meno macchiettistico e naturalmente molto più sostanzioso in ciò che dice e sa, ma abbastanza vicino ad un certo approccio così amato da complottisti e rossobruni in generale.

LA GRANDE POPOLARITÀ RAGGIUNTA


Intanto: SkyTg24, Radio Rai, La7, Rai 3 e naturalmente tante altre radio e giornali: Orsini da circa un mese è ovunque ed ha guadagnato una popolarità incredibile, in pochissimo tempo.
La sua pagina fan di Facebook conta meno di 40.000 fan, ma ha un tasso di interazione impressionante, con migliaia di reazioni e commenti di media (Marco Montemagno, per capirci, ha impiegato anni per raggiungere 1 milione di fan su Facebook ed il suo tasso d’interazione è decisamente più basso).


Dunque Orsini è tutto fuorché censurato, continue ospitate ed interviste alla mano. Parla, liberamente, ovunque e costantemente. Se scorrete anche solo gli ultimi 10 post della sua super-attiva pagina Facebook, capite quante volte e dove ha rilasciato interviste anche solo negli ultimi tre o quattro giorni. La pagina è infatti tutta un’orgia di “oggi sono ospite qui“, “domani seguitemi su“, “ecco il mio ultimo libro” ecc. Pare quasi di assistere allo spettacolo di un ubriaco, circondato da vino di ottima qualità, che si lamenta per la vita da astemio che gli verrebbe imposta. “Lasciami bere il mio vino”, singhiozza mentre barcolla verso la brocca.

Insomma: nulla da invidiare ai pur giustamente criticati virologi che hanno presenziato per due anni tutti i salotti tv quotidianamente, tanto da farci venire il dubbio che potessero clonarsi. Naturalmente e per fortuna c’è pure chi lo contesta anche aspramente (come Gramellini sul Corsera), ma proprio chi invoca la libertà di parola dovrebbe sapere che questa coincide appunto con la libertà di critica. Mi pare, invece, che al solito la polarizzazione patologica nella quale cade spesso questa nevrotica e viziata società porti alla consueta doppia morale: le mie idee sono le uniche degne d’espressione e su di essere vige il divieto di critica, che quando si esercita come diritto diventa automaticamente “censura” o “mancato rispetto del mio pensiero”. Osteggiare pare dunque diventato uguale a “censurare” preventivamente le idee altrui. Scambiamo un contrato di gioco per un tentato omicidio, costruendo ridicole pantomime.


Fortuna che non abbiamo il pensiero di Orsini imposto come unico e che, il docente universitario, sta avendo uno spazio mediatico invidiabile, che magari al suo ego non basta mai, ma che oggettivamente è appunto considerevole ed inconfutabile.

Quindi stia sereno, prof e ricordi: le critiche fanno parte del contesto democratico che lei dice di voler difendere. Va dunque benissimo che Gramellini le dedichi certe “attenzioni”, che una certa parte politica avversi le sue idee in maniera anche grossolana ed ipocrita e via discorrendo.

Al momento, non ha subito alcuna censura o torto, ma solo una serie incredibile di spinte verso la popolarità, fatte passare per sgambetti.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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