Lorena Cesarini, Sanremo e la fuffa-prog

Febbraio 3, 2022
Germano Milite
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Oggi, Jacopo Melio, che ogni tanto cade nelle trappole retoriche di chi fa parte del team arcobaleno monocromatico “prog”, rampognava coloro che, dal pubblico di Sanremo, hanno osato urlare un “sei bellissima” all’impacciata Lorena Cesarini che, molto emozionata, leggeva la sua letterina antirazzista. Per Iacopo, che a mio avviso potrebbe sfruttare molto meglio la sua grande intelligenza, quella frase ha “rovinato tutto”, perché sviliva le grandi qualità della ragazza, mettendo in risalto solo l’aspetto esteriore. Il problema è che, almeno per me, queste qualità non meramente estetiche non si sono viste in maniera chiara, anzi.

Perché, vedete cari amici e amiche, gli effetti che il benpensare conformista fa sulla capacità analitica degli individui, anche se non sono certo stupidi, possono essere alquanto deprimenti. Prima di tutto, una persona può essere considerata bellissima anche nella sua intera essenza e quindi ben oltre il suo aspetto fisico.

“Sei una bella persona”, caro Iacopo, non significa automaticamente e banalmente che sei apprezzabile da un mero punto di vista estetico. Il bello non è certo solo per gli occhi, come fai a dimenticarlo?

Al di là di questo, però, come dicevo, in diversi momenti ho provato un po’ di imbarazzo per la Cesarini e la sua presenza al Festival, ingabbiata come è stata nel ruolo di “vittima nera”, che involontariamente fa della propria pelle una sorta di professione.

Cosa fai? La nera vittima di razzismo a Sanremo, per 25.000 euro (se il cachet è quello “tradizionale” delle co-conduttrici). E quando fai la ragazza nera vittima di razzismo, finisci con l’essere una semplice scricciola tanto emozionata, che ringrazia riverente quando le viene concessa la parola e ci legge il temino manicheo su quanto è brutto il razzismo.

Con il risultato che, chi nel 2022 è ancora così involuto da valutare le persone in base al colore della pelle, probabilmente si radicalizzerà e penserà ancor di più proprio a quelle orribili frasi che la giovane attrice ha ripetuto sul palco: “Non sa condurre, non ha carisma ed è lì solo perché non bianca”.

Il tutto mentre il team arcobaleno monocromatico prog applaudirà entusiasta, auto-assolvendosi ed auto-isolandosi mentre si dedica all’onanismo tipico di chi si sente migliore svettando su una coltre di “grazie al cazzo”.

Onanismo, signori e signori. Nulla di coraggioso, rivoluzionario e quindi “potente” abbastanza da poter far sentire sul serio a disagio almeno quella parte di razzisti redimibili.

Banalissima quanto innocua polarizzazione con annessa ramanzina moralista. Un esercizio che rimette a posto le coscienze senza spostarle di un millimetro. E va bene (forse) se siamo alle elementari, non in prima serata sulla Rai, con il 55% di share, rivolgendoci ad un pubblico prevalentemente adulto (al quale vorremo lanciare “messaggi forti”).  

L’inclusione non è uno spot, diamine. Libera le persone, non le incasella in altri ruoli prestabiliti di vittime con le quali empatizzare per forza. Lorena Cesarini sarebbe rimasta impressa nella mente degli spettatori se avesse regalato qualcosa capace di far dimenticare (anche ai razzisti) il colore della sua pelle. Nulla di eclatante, sia chiaro: a mio avviso sarebbe anche bastato non recitare il ruolo della “quota nera”, ma della professionista. Incazzandosi, anche, se qualcuno avesse fatto riferimento alla sua pelle. E se non era in grado, sarebbe stato meglio trovare qualcun’altra.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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