Ecommerce nel 2021? Smascheriamo le balle dei guru

Dicembre 9, 2021
Germano Milite
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La seguente guida serve a fornire a chiunque (soprattutto ai poveri genitori di 16enni convinti di poter diventare ricchi in 6 mesi con l’e-commerce) sia un sereno bagno di realismo, che una serie di strumenti e riflessioni utili a capire fino in fondo cosa significhi lanciare un e-commerce nel 2021/2022, evitando l’imperante “fuffa” fuorviante sul tema e disinnescando alla radice la panzane clamorose di chi vive vendendo sogni e non solide realtà (semicit).

Partiamo con “un esempio pratico”, come piace dire a chi sottovaluta per convenienza e scarsa capacità divulgativa l’importanza della teoria e facciamolo usando la prima persona singolare, come piace fare ai guru.

Diciamo, per usare il linguaggio guresco, che tu riesca a “generare” 30.000 euro di fatturato al mese, per un periodo di almeno 6 mesi (cosa difficilissima, soprattutto oggi. IMPOSSIBILE se non hai budget e competenze. Lo ripeto: IMPOSSIBILE, non difficile. IMPOSSIBILE).

Bene, segnato il fatturato lordo, che da solo significa poco se non nulla, dobbiamo considerare tutte quelle cose che i guretti evitano accuratamente di citare, ovvero elementi come la marginalità lorda, i costi fissi, quelli variabili ecc. Cercherò di iper-semplificare il concetto, per rendere il tutto digeribile anche al “leccaguru” medio, solitamente pigro e voglioso di leggere solo righe che spieghino come guadagnare e mai quelle che rivelano con onestà quanto investire in soldi e tempo per riuscirci.

SCENARIO IPER-OTTIMISTICO, QUASI FIABESCO

Lambendo con spregio del realismo scenari talmente vicini al mondo fiabesco che Esopo scansate, partiamo dalla differenza tra prezzo di vendita al pubblico e costo di produzione ed aggiungiamoci i costi di spedizione (per semplicità evitiamo la voce “resi”, costi per giacenze rientrate ecc). Un prodotto che vendo a 100€, per me avrà naturalmente un costo di produzione o acquisto. Mettiamo che è il solito prodottino da dropshipping, ergo realizzato, immagazzinato e spedito da altri (cinesi) ma rivenduto da me, con una marginalità molto buona, pari al 40%. Quindi significa che, vendendo a 100, il mio margine sarà di 40. Consideriamo almeno 5-6 euro di costo di spedizione e scendiamo a 35 euro “puliti” per ogni ordine.

Voglio essere poi generoso, non considerando l’iva (che non è ovviamente un costo, ma neppure un ricavo e va scorporata dal prezzo di vendita al cliente). Immaginiamo infatti di essere in forfettario per il primo anno (yupiiee!) e quindi per ora rimaniamo con i nostri 35 euro carini carucci.

LE COMMISSIONI DEI GATEWAY DI PAGAMENTO

Abbiamo finito di “togliere” dal nostro fatturato lordo? Ovviamente no: Paypal prende in media il 3%, ma su TUTTO l’importo transato, non certo solo sul vostro margine. Cioè: se vendete a 100, prende 3 euro, che sui vostri 35 di margine incidono per ben l’8,5%. Poi c’è Shopify con le carte: 1,8% + 0,25 centesimi per ogni ordine processato.  In media, siamo quindi ben sopra l’8% su ogni transazione presi dai soli gateway di pagamento, considerando appunto ciò che vi resta in tasca e non il (fuorviante) fatturato lordo.

SE SIETE FENOMENI DELLE ADS

Veniamo alla voce solitamente più importante: le spese per ads, influencer ecc (e, sempre perché siamo in una bella favola, senza considerare eventuali costi di sviluppo sito, hosting, dominio e ovviamente tool, plugin in ed app per Shopify, Woocommerce, il mail marketing ecc).

Diciamo che siete bravi e pure fortunati ed avete un roas medio e stabile di 8, ovvero per ogni euro speso in ads, ne incassate 8 (sempre lordi). Vi assicuro: anche se lì fuori il mondo sembra popolato da fenomeni che considerano un 20-30 di roas la base minima ponderabile per non suicidarsi dalla vergogna , la realtà è infinitamente meno esaltante e molto più complessa di così, soprattutto ora che il mercato delle vendite online è maturo come Pippo Baudo e con costi d’ingresso e permanenza crescenti.

Comunque abbiamo detto che siamo ottimisti più di Gianni dell’Unieuro ed amiamo le fiabe di Esopo, quindi rimaniamo su un valore di 8. Questo significa che, per incassare 30.000 euro, ne spendete circa 4000. State ottenendo risultati ben oltre la media, lo ribadisco, che è decisamente più bassa, soprattutto per chi “parte da zero, senza competenze, poco budget” come leggete sulle landing infinite di chi vive di corsi che vi spiegano come fare soldi con internet, invece di fare i soldi con ciò che vi assicura faccia fare soldi su internet (lo so, magari questa va riletta due volte).

Abbiamo detto che lo scontrino medio è di 100 euro, che significano 300 ordini per arrivare a 30.000. Voi però intascate 35 euro ad ordine, ovvero 12.000 euro in totale. Togliete i 4000 e siamo ad 8000. Togliete le commissioni di cui sopra, che incidono come detto per oltre l’8% e vi “mangiano” altri 1000 euro circa. Togliete altri costi fissi mensili tra app, piattaforme, tool ecc per almeno 200 euro e siamo scesi a 6800 su 30.000 totali che avevate orgogliosamente “generato”.

Questo significa che quasi l’80% di quello che fatturate, non lo vedrete sul vostro conto corrente, ma servirà per ottenere quel fatturato (e ancora non abbiamo tolto tasse su utili o redditi).

E stiamo parlando di soggetti in regime di vantaggio, con flat tax al 5%, senza iva e cose simpatiche come le aliquote e gli anticipi IRPEF e con una gestione iper-semplificata dal punto di vista contabile (ma un commercialista dovrete comunque pagarlo, per tenere la contabilità ed aprire la partita iva).

A questo punto, però, pensando a quei 6800 euro, vi starete giustamente dicendo: “Beh, però sono comunque una bella cifra”. Certo, ma non sono mica “netti” e riguardano, come dicevamo, una percentuale minuscola di “gestori di e-commerce”, soprattutto se parliamo di risultati stabili nel tempo e non di picchi (siamo sull’1-2% del totale, stando ai dati di Shopify sul traffico medio in Italia).

NON DIMENTICHIAMOCI LE TASSE

In ogni caso, anche se siete proprio in quel 2% scarso di fenomeni delle vendite online, vi “dimenticate” diversi costi fissi e variabili importanti e vi trovate in regime di vantaggio per il primo anno, dovete togliere almeno il 20-25% tra tasse e contributi, scendendo a circa 5000 euro di netto, che restano una buona cifra, anche se lontana anni luce da quei “30k mese” sventolati di continuo come fossero introiti netti e di sicuro non in grado di rendervi ricchi e cambiarvi per sempre la vita in sei mesi.

I COLLABORATORI?

In questa ipotesi ottimistica, che in questo modo diviene come detto addirittura fatata con tanto di polvere magica delle renne per farvi volare, non ci sono poi costi per collaboratori e professionisti vari (sviluppatori, grafici, adv manager, customer care, commercialisti ecc), né i costi per acquistare i vari corsi e “mentorship” per formarvi ed imparare (secondo voi) a fare tutto da soli. Tutti costi aggiuntivi che, naturalmente, riducono sensibilmente ed ulteriormente il vostro “netto in tasca”.

Abbiamo infatti considerato un fenomeno puro alla guida di questo fantomatico e-commerce, che fa tutto da solo dalla “a” alla “z” e non ha bisogno di nessun’altro. Ovviamente, lavorando al suo progetto almeno 12 ore al giorno. Una favola nella favola, che potrebbe anche trasformarsi in vero e proprio incubo.

BENVENUTO “ANTICIPO IRPEF”

Tra l’altro, con 30.000 euro mese di fatturato lordo, andate subito fuori dal forfettario e l’anno dopo sarete alle prese con iva, irpef e cose del genere, sognando di farvi saltare all’interno dell’Agenzia delle entrate.

Senza contare la mazzata incredibile che si subisce al primo anno in ordinario, con l’anticipo irpef, con il quale il fisco ha il coraggio di esigere da voi il 100% delle tasse per il reddito (ovviamente non ancora percepito) dell’anno successivo.

Sì, avete letto bene: se siete in ordinario nel 2021 e fatturate 360.000 euro, dovendo (dico un numero orientativo) 100.000 euro di imposta lorda per l’anno in corso, lo Stato da voi vuole altri 100.000 anche per l’anno 2022 e li vuole, appunto, in anticipo, ovvero prima che abbiate effettivamente ripetuto gli 80.000 di fatturato del 2021. Mi spiego ancora meglio, soprattutto per chi magari aveva comprato follower da Mirko Scarcella: nel 2021 pagherete l’imposta dovuta per quell’anno (al netto delle ritenute d’acconto già subite nell’anno) e, in aggiunta, anche quella per il 2022.

Lo so, è una follia da rivolta armata in piazza, ma per ora funziona così e non si vedono riforme all’orizzonte, né abbastanza giornalisti, politici ed esperti a gridare allo scandalo (evidentemente indigna di più il green pass).

E IL VOSTRO LAVORO?

In tutto questo, naturalmente, dovrete considerare l’enorme lavoro che dovrete portare avanti voi, massacrandovi giornalmente e non avendo alcuna garanzia/tutela in caso di malattia, cambio policy delle piattaforme sulle quali lavorate, perdita di fatturato, ban casuali da Facebook e via discorrendo. Naturalmente, lo ripeto a scanso di equivoci, se avete appena comprato un corso da 2000 euro su “come lanciare un ecommerce di successo nel 2021” convinti che vi basterà a svoltare, avete non l’1 o il 2% di possibilità di riuscire a fare i numeri esposti fin qui, ma ZERO. Foste in grado di farli, paradossalmente, li stareste già facendo almeno in parte e comunque non stareste certo “partendo da zero” a dicembre 2021, convinti che con 2k d’investimento si possa arrivare a fatturare quasi 400.000 in un anno.

Quindi, occhio: non esistono business facili, l’e-commerce non è più una novità da anni e vendere online è semmai sempre più complesso e costoso.

Sicuramente può essere molto fruttuoso ed anche divertente, se si hanno budget, strumenti, collaboratori e prodotti/servizi giusti da proporre (oltre ovviamente ad un po’ di cu***). In caso contrario, usate qui 2k per farvi un bel viaggio, magari. O per farvi un bell’abbonamento “addu Natasha”.

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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