Su Barbero, le donne ed il potere

Ottobre 22, 2021
Germano Milite
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Si parla da giorni delle frasi riferite in un’intervista dal noto storico Barbero. Frasi che, finite nel consueto tritacarne isterico “opinionanistico” del web, hanno suscitato il solito, tedioso scandalo collettivo e scomposto. Tipico di chi vuole dire, prima di capire.


Ma, parafrasando ciò che il povero Barbero ha provato a dire uscendo appena appena dal recinto buonista e conformista entro il quale si deve obbligatoriamente stare quando si parla di donne, gender gap ed affini, il potere inteso nella sua forma più primordiale e storicamente riconosciuta, solitamente si strappa via e si ottiene con un numero considerevole di sacrifici, rinunce, compromessi e, più spesso di quanto ci piaccia immaginare, violenza arrivista pura e prolungata nel tempo.
Barbero infatti si chiedeva se magari, le donne, sono portate ad essere meno aggressive e disposte a tutto, come storicamente ed antropologicamente lo sono gli uomini, per raggiungere certe posizioni. E, ditemi, cosa c’è di tanto scandaloso e sbagliato in questa riflessione, che anzi semmai inquadra le donne come appunto meno portate a violenza, arrivismo spinto ed aggressività? Nulla, ovviamente.

Anzi, semmai, questo continuo voler proteggere le donne da certe sfumature di verità che potrebbero sembrare più dure e meno rassicuranti/consolatorie, come se fossero tutte delle bambine ingenue ed incapaci di affrontare le difficoltà (e la realtà) del mondo contemporaneo, lo trovo uno dei più grandi insulti al femminismo sano ed alle sue sacrosante istanze.

La parità di genere si raggiunge con la comprensione più profonda ed onesta possibile della realtà che ci circonda, non certo aggrappandosi ciecamente ed acriticamente a certo storytelling perennemente misandrico, volto a dipingere la vita di ogni “maschio bianco etero occidentale” come un paradiso terrestre fatto di privilegi, passaggi riservati e comode scorciatoie. Lo è di sicuro se paragonata a chi in Afghanistan viene decapitata perché voleva fare la pallavolista o imbraccia un fucile a 9 anni per combattere una guerra trentennale, ma qui dobbiamo considerare realtà temporale e geografica nella quale si è mosso Barbero e chi lo ha intervistato, ovvero quella odierna ed occidentale.


QUELLO CHE NON AMIAMO VEDERE SUL POTERE


Per ottenere il potere, storicamente, gli uomini hanno ucciso padri, figli, fratelli. Hanno rischiato la propria vita, spesso più volte. Nel mondo moderno, occidentale e capitalista, rinunciano inesorabilmente a famiglia, relazioni personali e figli (dare per scontato che lo facciano tutti con leggerezza o addirittura grande piacere è profondamente sessista ed odioso).

Ma forse, del potere, vediamo solo ciò che possiamo invidiare e non ciò che dovremmo patire per raggiungerlo e soprattutto mantenerlo nel tempo. Un po’ come quando, presi dalla fuffa, dell’imprenditore vediamo solo le macchine lussuose, gli hotel a 5 stelle, i vestiti griffati, i jet privati e tutti questi orpelli materialisti (spesso anche fake), dimenticandoci del percorso (e del rischio/stress anche enorme) necessario per completarlo e…rimanere su quella pista.
Perché, quello che forse intendeva dire Barbero e che mi vede molto concorde, è che in questa società (in maniera diversa da quella passata ma per molti versi assimilabile), per ottenere e conservare nel tempo un certo tipo di influenza e potere (economico e/o politico), occorrono delle caratteristiche, degli approcci, dei comportamenti che molte donne ancora non si sentono di avere e che sono naturalmente richiesti, senza sconti, anche agli uomini, antropologicamente e culturalmente più portati ad accettarli e farli propri.


Caratteristiche, approcci, comportamenti, scelte ecc… che molte donne (non tutte) non si sentono di perseguire con convinzione, non certo perché “inferiori” o meno “capaci”, ma per per differenze biologiche e culturali che non sono ancora del tutto abbattute (ammesso che si possano e si debbano sul serio abbattere tutte) e che, tendenzialmente, rendono gli uomini ancora maggiormente presenti in certi ruoli. La questione è prima di tutto di interesse, dunque, ipotizzato come meno (sempre tendenzialmente e non assolutamente) presente nel cosiddetto gentil sesso.

Insomma: non si faceva altro che domandarsi se esistesse meno concentrazione di potere nelle mani femminili (anche) per condizionamenti sociali, per indole, per differenze biologiche innegabili e scientificamente (oltre che visibilmente) dimostrate e dimostrabili e via discorrendo.

IL DELIRIO DELLA NEGAZIONE DELLE DIFFERENZE

Anche solo considerando cose come la tipologia differente di ormoni, la diversità degli organi cerebrali, dei modi di “sentire” e “leggere” la realtà ecc.
Negare le differenze biologiche, passando da un estremo all’altro, ovvero dall’imporre “giochi per maschi vs giochi per femmine” a voler azzerare ogni tipo di differenza, in nome di una puerile e banale rivendicazione di “parità” intesa come annullamento/appiattimento di ogni diversità anche evidentissima tra i sessi, è in realtà controproducente per la causa femminista stessa e per la comprensione di fenomeni tanto dibattuti come il “gender pay gap”.


Vuoi diventare premier? Sei disposta a fare tutto ciò che è necessario per riuscire a ricoprire tale carica? Pensi che avendo un pene sarebbe tutto automaticamente meraviglioso, semplice ed in discesa perenne?

Vuoi fare la CEO di una multinazionale? Pensi di riuscirci avendo due gravidanze consecutive (magari a rischio) e competendo alla pari con colleghi e colleghe senza figli né famiglia, votati totalmente alla carriera ed ansiosi di “arrivare”?

Quale sistema dovrebbe frenare loro per non far rimanere indietro te? Sarebbe giusto? Dire che le donne sono socialmente e forse antropologicamente meno interessate e disposte a scannarsi per le guerre di potere economico e/o politico, in cosa e per cosa scandalizza così tanto il benpensante medio? Perché è vietato anche solo concepire questa ipotesi?


In un mondo ed in una società perfetta, una donna potrebbe diventare premier e/o CEO di multinazionale portando avanti tre gravidanze consecutive ed un uomo potrebbe fare altrettanto passando tanto tempo con i propri figli e vedendoli crescere ogni giorno? A volte succede pure ma, piaccia o no, il modello attuale non permette, solitamente, tranne appunto rare eccezioni e/o personaggi particolarmente geniali o comunque molto dotati, questo tipo di “organizzazione” e di equilibrio tra vita privata ed incarichi di grande rilievo. La stragrande maggioranza delle persone, donne o uomini che siano, devono fare delle scelte via via più difficili per raggiungere certe vette d’influenza.
E ora, vi prego, non ditemi che vi fermate perché “la società” vi vuole madri accudenti o poi vi giudica male se non lo diventate, perché allora significa che non tenete abbastanza a quel potere e non siete disposte a tutto pur di ottenerlo. Poi, magari, che non sareste neppure idonee a portarne il peso. Perché, sì, il potere ha un peso e può essere massacrante da gestire.

FIGLI CHE UCCIDONO I PADRI, PER IL POTERE


Ripetendo ed estremizzando: ci sono figli che hanno ucciso i propri padri, per il potere, fregandosene dello stigma che avrebbero ricevuto per il gesto. Ci sono “Amministratori delegati” diventati padri e mariti assenti, quasi sconosciuti per i propri familiari, per raggiungere certi obiettivi. Hanno affrontato ciò che era richiesto affrontare, dovendo fare sacrifici ed accettando rinunce. Non lo dico per renderli “eroi”, ma per mostrare un lato della medaglia del potere che pare essere totalmente assente dal dibattito per l’ottenimento dello stesso. Un dibattito che, senza questo lato, sembra un battibbecco tra bambini (e bambine).


Ci sono donne ed uomini consacrati totalmente al proprio lavoro e/o ruolo (penso a Sergio Marchionne o anche a Margaret Tatcher ed Angela Merkel). E, se una donna occidentale, nel 2021, è disposta a questo, chi le impedisce di arrivare dove vuole? La risposta è: nessuno. Ci sono ancora discriminazioni di genere? Sicuramente, è innegabile e bisogna parlarne per abbatterle, ma al contempo è fuorviante dipingere il cammino del “maschio” verso il potere come una passeggiata fatta su un nastro trasportatore.
Pensare che la strada verso il tanto ambito potere sia in discesa, lastricata d’oro e piena di borracce dissetanti durante il percorso, è molto ingenuo e/o ipocrita. Il potere, tranne quando lo erediti per nascita, non bussa alla tua porta ed esige da te tutto.


Che tu sia donna o uomo, il concetto è: quanto sei disposto/a a dare, prima, per anni, al fine di raggiungere certi ruoli?

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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