Ha ancora un senso l’ideologia comunista?

Febbraio 2, 2021
Attilio De Alberi
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Il comunismo è diventata una rarità. Nel mondo sono pochi i paesi che hanno un regime comunista: Cina, Vietnam, Corea e Cuba. In Europa i partiti comunisti sono praticamente scomparsi. Esistono invece partiti socialdemocratici con una visione relativamente moderata sulla trasformazione della società e pacatamente avversi al capitalismo.

Bisogna tornare indietro nel tempo per capire l’origine del comunismo, con quelli che ne furono i fautori più noti, Karl Marx e Friedrich Engels i quali promulgavano la lotta contro il sistema capitalistico attraverso le proprie opere. Bisogna però aggiungere che anche prima di Marx ed Engels ci sono stati dei pensatori che promuovevano l’idea di una società egalitaria contro il potere delle classi più ricche. In qualche modo anche il Cristianesimo si mosse in questa direzione.

Poi, grazie a Lenin, nacque l’Unione Sovietica. Questa nascita fu il risultato di una vera e propria rivoluzione nel 1917. Dopo la morte di Lenin nell’Unione Sovietica s’instaurò un regime sempre comunista, ma decisamente autoritario, grazie all’arrivo di Stalin al potere. Il regime staliniano fu caratterizzato da una pervasiva repressione e da migliaia di morti. A questo si oppose Leon Trotsky che decise di lasciare l’Unione Sovietica e fu poi ucciso in Messico da un killer inviato proprio da Stalin.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie all’invasione russa dell’Europa Orientale, s’instaurò una serie di regimi comunisti e da qui nacque poi la Guerra Fredda tra l’URSS e gli Stati Uniti, appoggiati da tutti gli stati della NATO nell’Europa Occidentale.

In Italia il Partito Comunista appoggiò la politica staliniana, ma poi, con l’insurrezione a Praga nel 1968 si creò un distacco relativo tra il PCI e l’Unione Sovietica.

Con l’arrivo di Gorbachev al potere nell’URSS, grazie alle note politiche note come perestroika e glasnost, iniziò un cambiamento del regime sovietico, nella direzione di un regime meno repressivo. Inoltre Gorbachev avviò una politica di rilassamento nei rapporti con gli USA. Ma poi l’URSS smise di esistere e Gorbachev venne sostituito da Yeltsin

Nello stesso periodo il Partito Comunista Italiano smise di esistere e gradualmente si è arrivati alla nascita del Partito Democratico, anche se esistono partiti più a sinistra di esso come LEU.

La domanda da porsi è questa: ha ancora un senso l’ideologia comunista e potrebbe questa cambiare radicalmente la società?

Nella misura in cui possiamo capire che il sistema capitalistico crea delle profonde disuguaglianze a livello mondiale la risposta è sì. I lavoratori dovrebbero potere essere in grado di controllare le varie industrie e lo stato potrebbe e dovrebbe intervenire perché ciò possa accadere.

Al tempo stesso però non bisogna dimenticare gli aspetti negativi e largamente autoritari del regime sovietico, soprattutto sotto il regime di Stalin. La soluzione ideale potrebbe essere quindi una nella quale i lavoratori potrebbero essere trattati con maggiore uguaglianza, ma al tempo stesso la democrazia possa essere difesa. Il regime ideale potrebbe essere un stato comunista, ma al tempo stesso democratico, e privo di qualsiasi forma di repressione, passaggio assolutamente non facile, visto l’enorme potere delle forze capitaliste a tutti i livelli.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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