Cos’è un trauma e come bisognerebbe affrontarlo

Dicembre 22, 2020
Attilio De Alberi
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Un trauma viene comunemente identificato con un terribile evento della nostra vita che però non è stato adeguatamente processato, compreso e disfatto. Un evento di un impatto così forte da aver gettato un’ombra molto lunga ed immeritata su immense aree della nostra esperienza.

Il concetto di trauma è stato prima osservato in contesti di tipo militare. Immaginiamo di trovarci a letto una notte in un paese lacerato da una guerra civile. Sentiamo l’allarme di una vettura, seguito poi da un’enorme esplosione. Il nostro vicinato viene distrutto e parecchi membri della nostra famiglia vengono uccisi. Siamo devastati, ma sotto la pressione di dover continuare comunque con la nostra vita e col nostro lavoro siamo incapaci di riflettere adeguatamente e correttamente osservare il lutto. Ci troviamo quindi in una situazione in cui continuiamo a vivere senza però portare avanti una forma di assimilazione emotiva. Eppure l’incustodita memoria dell’eccidio, del caos e della perdita umana non scompare. Questa memoria si coagula invece in una sconosciuta presenza interiore che chiamiamo appunto trauma. Questo significa che negli anni a seguire, anche nelle circostanze più pacifiche, quando sentiamo l’allarme di una macchina o un elevato rumore, misteriosamente e per ragioni che non capiamo, veniamo rilanciati in uno stato di panico, come se tonnellate di esplosivo stessero per esplodere un’altra volta.

Come fa notare The School of Life, il centro britannico di studi filosofici e psicologici, gli psicologi hanno imparato che un trauma può diventare parte di noi stessi anche in circostanze pacifiche. In pratica, non dobbiamo necessariamente aver attraversato una guerra per venire traumatizzati in varie maniere.

Un altro esempio di trauma potrebbe essere il seguente: un bambino di sei anni fa un errore in un esame di matematica e porta la notizia a casa laddove il padre, che magari beve molto e soffre di depressione e paranoia, ha un attacco di rabbia e urla contro il figlio, magari spaccando qualche oggetto in casa. A questo punto il bambino sente quasi che il mondo sta finendo, si prende la responsabilità per ciò che sta accadendo e si sente come un terribile essere umano. A questo punto sviluppa un trauma incentrato sul fatto di aver compiuto un errore. Più tardi, quando il bambino diventa adulto continua ad esistere il terrore che gli altri reagiscano con furia in conseguenza di un suo errore. La soluzione in tutti i casi del genere è avere contezza degli incidenti avvenuti nel passato in modo da liberare la mente da un certo tipo di aspettativa.

L’indizio con il quale dobbiamo agire per trattare un trauma si trova non tanto in una sensazione di paura, in qualche modo giustificata, ma piuttosto nella scala e nell’intensità delle sensazioni che comporta quando non c’è un oggettivo fondamento logico per tale sensazione.

Una persona che lavora è magari circondata da colleghi gentili, eppure è ancora vittima di paura, di disgusto e di vergogna. Questa persona dovrebbe rendersi conto che non ha a che fare tanto con una forma di stupidità o di follia, o con un vero pericolo, bensì con un incidente avvenuto nel passato che getta un’ombra debilitante su un presente in realtà più innocente.

Nelle persone traumatizzate la memoria di un passato incidente persiste, ma la mente conscia si allontana dalla possibilità di trattarlo attraverso un’esaminazione razionale. In pratica, quando ci sentiamo abbastanza fiduciosi e sicuri di guardare al nostro passato possiamo prendere in considerazione un evento traumatico per quello che è stato, ma al di fuori del nostro panico originario e delle illogiche conclusioni secondo le quali la colpa è stata la nostra.

Liberare noi stessi significa comprendere le uniche caratteristiche dell’evento che ci ha traumatizzato e diventare consci di come la nostra mente ha moltiplicato ed universalizzato la difficoltà legata proprio a quell’evento.

Tornando all’esempio illustrato, ci possiamo render conto che una bomba è esplosa ed ha distrutto il vicinato e che per quanto terribile questo può esser stato, in realtà non c’è bisogno di esser spaventati da tutti i grandi rumori che possiamo sentire col passare della vita.

Similarmente, è stato un padre molto arrabbiato che ha urlato contro di noi quando eravamo bambini, ma ciò non significa che chiunque abbia una certa autorità debba per forza distruggerci quando siamo diventati adulti.

Innumerevoli situazioni possono apparire spaventose nella misura in cui gli incidenti del passato non sono stati compresi ed analizzati con una qualche forma di gentilezza ed immaginazione. Prendendo in considerazione gli incidenti del passato, con l’aiuto della nostra mente razionale ed adulta e liberandoci dai relativi misteri collegati ad essi, possiamo rendere il mondo in cui viviamo meno inquietante di quanto ci può apparire.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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