Elezioni presidenziali Usa: una battaglia cruciale

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15/09/2020 Attilio De Alberi

Mancano ormai poche settimane alle elezioni presidenziali USA che vedranno competere da un lato Donald Trump, determinato a farsi rieleggere insieme al suo vice Mike Pence, e dall’altro il democratico Joe Biden, vice-presidente sotto Obama, e Kamala Harris, di origine afro-americana ed indiana, scelta come sua vice. Si tratta di elezioni cruciali, visto che non pochi sarebbero disgustati dall’idea di avere per altri quattro anni “The Donald” come presidente degli Stati Uniti.

A questo punto vale la pena elencare quali potrebbero essere gli sviluppi negativi di un’altra presidenza con Trump al potere.

Innanzitutto bisogna prendere in considerazione l’attitudine che Trump ha avuto nei confronti del Covid-19. Come lui stesso ha ammesso in una serie di recenti interviste col famoso giornalista Bob Woodward (noto per il suo contributo, insieme a Carl Bernstein, nelle indagini sullo scandalo Watergate che portò alle dimissioni di Nixon), ha voluto in qualche maniera nascondere ai cittadini americani la gravità del corona virus. Questo ha avuto degli effetti devastanti. Invece di lottare seriamente contro la pandemia, Trump ha praticamente permesso che dilagasse, causando la morte di quasi 200.000 americani e mettendo gli USA al primo posto nella classifica mondiale dei paesi più colpiti dal virus. Non è da escludere che, qualora continuasse ad essere presidente, Trump possa continuare ad avere un atteggiamento irresponsabile nei confronti del Covid-19, in attesa che si possa avere un vaccino che possa funzionare per tutta la popolazione.

Un altro elemento nella politica trumpiana che dovrebbe preoccupare è l’attitudine nei confronti del cambiamento climatico. Come ben sappiamo Trump ha un’attitudine praticamente negazionista in questo campo, e ha ritirato gli USA dalla convenzione di Parigi sul cambiamento climatico. Ma, come stiamo vedendo in California, in Oregon e nel Washington State, le conseguenze di questo fenomeno sono devastanti, con continue ondate di incendi che devastano non solo le foreste, ma anche molte abitazioni, l’agricoltura e causano vittime tra i cittadini. Mentre i governatori degli stati citati legano questi incendi al cambiamento climatico, Trump continua a legate questo legame. Inoltre bisogna ricordare il suo pieno appoggio all’industria estrattiva dei combustibili fossili.

C’è poi la problematica legata all’immigrazione, che, come tutti sanno, Trump cerca di ostacolare in tutti i modi, a cominciare dalla costruzione del muro sul confine col Messico, alla separazione di molti bambini dai propri genitori migranti, insieme a tutta una serie di iniziative legali che puntano a rendere l’immigrazione negli USA molto più difficile che in passato.

Non bisogna poi dimenticare le tendenze razziste e suprematiste bianche di Trump, che si è dato da fare per bloccare, anche tramite l’uso delle guardie federali, tutte le dimostrazioni diffuse attraverso gli USA dopo l’uccisione dell’afro-americano George Floyd. E’ palese che Trump non è dalla parte di Black Lives Matter, bensì molto più vicino ai cosiddetti suprematisti bianchi. La mania di Trump è inoltre “Law and Order” (‘Legge ed Ordine’), il che lo porta a sopprimere con piacere tutte le manifestazioni anti-razziste che continuano negli USA, di fronte all’evidente violenza dei poliziotti bianchi nei confronti degli afro-americani.

Un altro elemento tipico della presidenza di Trump è la sua “amicizia” coi colossi del capitalismo finanziario, ossia con i pescecani di Wall Street. Questa sua amicizia non potrà certamente portare ad un sistema socio-economico più equo, soprattutto oggigiorno, visti i danni apportati dal Covid-19.

Trump è anche opposto ad una sanità pubblica che possa aiutare le persone più povere a curarsi senza dover spendere somme ingenti. Non è un caso se certe persone negli USA siano morte di Covid-19 proprio perché non potevano accedere ad una sanità pubblica gratuita, o perlomeno economicamente accessibile.

Infine non dobbiamo dimenticare che Trump sta favorendo una nuova corsa agli armamenti, soprattutto nel settore nucleare. Non è un caso se il famoso orologio degli scienziati di Chicago, creato per segnalare la vicinanza ad un possibile scontro atomico, si è recentemente avvicinato molto alla mezzanotte.

Trump è chiaramente desideroso di farsi rieleggere, anche se, secondo i sondaggi, rimane tuttora indietro rispetto al suo antagonista Joe Biden. Chiaramente, sta facendo di tutto per vincere le elezioni di novembre, a cominciare dal chiaro boicottaggio nei confronti del sistema postale che dovrebbe aiutare molti elettori americani a votare senza dover andare di persona ai seggi, e quindi evitare il pericolo di contagio. A questo bisogna aggiungere la sua solita retorica espressa non solo nei discorsi pubblici e nelle conferenze stampa, ma anche nei suoi Tweet (a volte ne scrive addirittura 70 in un solo giorno!)

E’ chiaro che una buona parte dell’elettorato americano appoggia Trump, ma è importante capire di che tipo di gente si tratta. In generale queste sono persone ignoranti, impaurite e razziste. E’, dopo tutto, lo stesso tipo di persone che appoggia i vari leader populisti e sovranisti presenti in Europa. Basta pensare, riferendoci all’Italia, a chi sono i numerosi seguaci di Matteo Salvini.

Al tempo stesso, qualora Joe Biden insieme a Kamala Harris dovesse riuscire a sconfiggere Trump, c’è da chiedersi fino a che punto si avrebbe una presidenza veramente progressista, rispetto a quella trumpiana. Chiaramente Biden e la Harris sono molto più progressisti rispetto a Trump, ma al tempo stesso non sono allo stesso livello del noto socialista Bernie Sanders, che si è ritirato dalla corsa per la candidatura democratica. Chiaramente Sanders farà di tutto per influenzare Biden e la Harris, ma non bisogna dimenticare un dettaglio importante: l’esistenza di un’ala tendenzialmente conservatrice all’interno della DNC (Democratic National Convention – Convenzione Democratica Nazionale). Indicativo per esempio che dopo la recente dichiarazione da parte di Biden di voler investire alcuni bilioni di dollari per combattere il cambiamento climatico, la DNC ha cancellato a livello ufficiale tale proposta.

Chiaramente Joe Biden sarebbe molto più progressista di Trump e meno egocentrico e vanitoso, ma, qualora venisse eletto presidente, bisognerà vedere quale influenza prenderà il sopravvento nella presidenza: l’ala radicale di sinistra o quella conservatrice di destra all’interno del Partito Democratico.     

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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