Come esprimere la propria rabbia

Giugno 24, 2020
Attilio De Alberi
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Possiamo dire che la rabbia fa parte della nostra vita, anche se bisogna osservare che oggigiorno nel mondo esiste un eccesso di rabbia. Questa si esprime con urla, con scatti d’ira, con la mancanza di ragione e con l’incapacità di fare dei compromessi. Al tempo stesso però esistono molte persone assolutamente incapaci di esprimere la loro rabbia, e quindi possono essere caratterizzate da un senso di depressione e di frustrazione, proprio per questa incapacità.

Secondo The School of Life, il centro inglese di studi filosofici e psicologici, questo non significa che bisogna apprezzare l’espressione del delirio della rabbia così comune nel mondo. In opposizione agli eccessi espressi da un certo tipo di rabbia, esiste comunque la possibilità di esprimere in maniera più soft la propria rabbia, in modo che coloro che ci circondano possano in qualche modo capire cosa ci rende insoddisfatti e frustrati.

Bisogna in primo luogo capire cosa può impedirci di esprimere la nostra rabbia. Ci possiamo trovare di fronte a situazioni che valutiamo come complesse. Ci diciamo, nell’ambito di una relazione o di una situazione lavorativa, che gli altri hanno delle buone ragioni per comportarsi in una certa maniera, e quindi finiamo per non esprimere quello che proviamo di fronte ad un problema che non riusciamo a capire bene fino in fondo.

Questo tipo di attitudine può provenire dalla nostra infanzia. Molti parenti non accettano atteggiamenti di rabbia nei loro figli, e quindi scatti di ira o rumorose espressioni d’insoddisfazione da parte di un bambino non vengono accettati. Ma questo può purtroppo portare a sviluppare sentimenti negativi e malessere mentale nell’età adulta.

E’ giusto che i genitori richiedano che certe regole di comportamento vengano seguite, ma al tempo stesso non è un male accettare che queste regole possano ogni tanto essere infrante. Se questo viene permesso si evita l’evoluzione di un bambino in un adulto che si rassegna alla frustrazione, proprio perché incapace di esprimere i propri sentimenti interiori.

Tale incapacità si può osservare nelle proprie relazioni con gli altri, laddove si continua a sopportare atteggiamenti non piacevoli senza esprimere la propria opposizione ad essi. E questo vale anche nei rapporti di lavoro, laddove un’eccessiva tendenza a comportarsi in maniera educata, empatica e gentile può condurre a situazioni in cui si viene praticamente schiacciati.

Alla fin fine, bisogna quindi imparare ad esprimere, anche se in maniera gentile, la propria insoddisfazione ed il proprio dolore interno. Tale incapacità può condurre ad esprimersi attraverso una rabbia feroce accompagnata da urla.

Lo scopo è quello di evidenziare la propria insoddisfazione in maniera ferma, ma al tempo stesso controllata. Potremmo dire qualcosa come: “Scusami, ma stai rovinando quel che resta della mia vita. Mi dispiace, ma stai cauterizzando la mia possibilità di essere felice. Basta così.”

Le persone timide pensano che la rabbia possa distruggere tutto ciò che è positivo. Anche a causa delle loro esperienze durante la loro infanzia possono escludere che la rabbia, se espressa in maniera controllata, possa essere anche una specie di fertilizzante dal quale qualcosa di molto meno amaro e molto più vitale può alla fin fine nascere.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.
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