L’importanza politica del caso Ivan Golunov

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14/06/2019 Attilio De Alberi

Si è molto parlato negli ultimi giorni del caso di Ivan Golunov, il giovane giornalista russo anti-corruzione, arrestato con l’accusa di essere non solo un tossicodipendente, ma anche uno spacciatore di droga. Golunov ha subito dichiarato di essere, in realtà, vittima di una macchinazione principalmente politica. La sua difesa è infatti a dimostrare che la tesi accusatoria non aveva senso, anche perché un’analisi delle unghie e dei capelli dell’accusato hanno dimostrato la non presenza di sostanze stupefacenti.

Inoltre, gli avvocati di Golunov hanno dimostrato anche che 8 delle 9 foto esibite dalla polizia e riguardanti la perquisizione a casa siano addirittura relative ad un altro luogo.

Alla fin fine, la polizia ha gettato la spugna e Golunov è stato scarcerato ed assegnato agli arresti domiciliari, in modo da potersi riprendere dalle lesioni evidentemente subite nel corso dell’arresto e dopo. Notare che tale misura è assai raramente riconosciuta nella Federazione Russa.

Subito i media russi si sono mossi a favore di Golunov. Tre fra i più importanti giornali del paese, ossia Kommersant, Vedomosti e RBK hanno stampato la stessa copertina con il titolo: “Io, noi siamo Ivan Golunov”.

Al tempo stesso, Olga Skabeeva la più importante protagonista di talk show, ha dedicato l’intera puntata del suo noto programma 60 Minuti a questo caso inquietante. La Skabeeva ha dichiarato pubblicamente di “sentirsi turbata per quanto successo”, di “sperare che le irregolarità di cui si parla non risultino vere”, facendo anche notare la necessità che “Golunov abbia un processo giusto”.

Ad un certo punto, poi, anche le autorità politiche hanno ritenuto opportuno intervenire vista la gravità dell’accaduto. Non solo il ministro dell’Interno ha rilasciato una dichiarazione pubblica, ma anche il portavoce di Putin, Dmitry Peskov ha ritenuto necessario intervenire dichiarando: “Errori ed irregolarità da parte degli organi dello Stato possono essercene, ma io andrei cauto ad accusare tutto il sistema”. Chiaramente questa dichiarazione è tesa a difendere ‘a priori’ il sistema di fronte ad un evento così assurdo, mettendo le mani avanti.

Ma oltre all’intervento dei media vale la pena notare l’uscita in campo di parte dei cittadini. Infatti il 12 giugno, festa della costituzione russa, solitamente studiata per inneggiare al putinismo ed all’unità nazionale sono scese in piazza a Mosca 1200 persone (almeno secondo i calcoli delle autorità, ma potrebbero essere state di più), su ispirazione di un gruppo di giornalisti che avevano programmato un corteo a sostegno di Golunov.

I manifestanti urlavano “Libertà per i prigionieri politici”. Altri stringevano in mano una copia di uno dei tre quotidiani liberali che erano usciti lunedì con il titolo a nove colonne “Io, noi siamo Ivan Golunov”.

Purtroppo gli esiti di questa iniziativa democratica, in realtà non autorizzata, non sono stati molto positivi. Ben 500 persone sono state fermate, tra cui il noto dissidente, attivista e politico Aleksej Naval’nyj, tra le voci più critiche del Cremlino e in passato già arrestato più volte dalla polizia.

La buona notizia è che martedì, dopo aver passato qualche giorno agli arresti domiciliari Golunov è stato rilasciato. La polizia ha fatto cadere tutte le accuse per mancanza di prove.

Dopo il rilascio Golunov ha dichiarato che aiuterà gli investigatori nell’indagine sull’operato dei poliziotti che lo hanno arrestato e che continuerà ad impegnarsi nella sua attività di giornalista investigativo.

Al di là dei dettagli, dal punto di vista politico questo evento ci dice qualcosa: in un sistema notoriamente repressivo che ha visto negli ultimi anni l’imprigionamento di non pochi attivisti ed addirittura, in certi casi, l’assassinio di giornalisti, la soluzione positiva del caso Golunov, la reazione dei media e di molti cittadini ad esso mostra come qualcosa comincia a scricchiolare nell’impalcatura repressiva del neo-zar Putin. I prossimi anni ci diranno se, come si spera, ci potrà essere un serio rivolgimento democratico nella Federazione Russa.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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