In amore essere troppo logici è poco funzionale

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22/04/2019 Attilio De Alberi

Tutti siamo d’accordo sul fatto che applicare la logica e la ragione nella vita di ogni giorno abbia una sua inevitabile importanza. Tuttavia bisogna stare attenti nel farlo quando si è all’interno di un rapporto amoroso, semplicemente perché ciò potrebbe portare a delle reazioni negative da parte del nostro partner.

Come fa notare The School of Life, il centro inglese di studi sulla filosofia e la psicologia, dobbiamo abituarci a calibrare l’uso della logica e della ragione quando ci troviamo di fronte alle problematiche esibite dai nostri partner amorosi.

Quando siamo in difficoltà, quello che cerchiamo nel nostro partner è la sensazione che lui o lei capisca ciò che stiamo attraversando. Più che una risposta logica ci aspettiamo conforto, riassicurazione e vicinanza emotiva. In pratica, un’attitudine eccessivamente logica può apparire non tanto come un atto di gentilezza, ma piuttosto come una forma d’impazienza camuffata.

Immaginiamo, per esempio, che il nostro partner ci riveli di soffrire di vertigini. Questo tipo di problema può essere visto come irragionevole, soprattutto se, quando ci si trova su un balcone la balaustra è chiaramente solida. Si può essere coscienti di tutto questo a livello intellettuale, ma ciò non riduce l’ansietà a livello pratico. Se ci mettiamo a spiegare le leggi della fisica al nostro partner, questo non ce ne sarebbe grato, ma potrebbe sentirsi semplicemente incompreso.

In generale, le nostre preoccupazioni possono anche essere irragionevoli, tuttavia ci destabilizzano in qualche maniera. Potremo, per esempio, continuare a sentirci colpevoli per aver deluso i nostri genitori, indipendentemente da quanto, in realtà, siamo stati carini con loro. Possiamo sentirci preoccupati per la nostra situazione finanziaria, anche se questa, obiettivamente, è piuttosto sicura. Possiamo essere terrorizzati dal nostro aspetto fisico, anche se nessuno ci ha mai criticato duramente in tale contesto. Possiamo sentirci dei falliti, anche se, oggettivamente, stiamo andando avanti piuttosto bene nella nostra esistenza. Ipotizziamo che la nostra vita possa andare all’aria se facciamo un breve discorso in pubblico, anche se migliaia di persone fanno orridi discorsi ogni giorno, ma la loro vita prosegue tranquillamente.

Quando riveliamo le nostre intime preoccupazioni al nostro partner, possiamo ricevere una serie di risposte precise ed altamente logiche. Risposte che magari sono decisamente vere, ma che non ci aiutano, e che quindi, a modo loro, ci fanno arrabbiare. E’ quasi come se l’eccessivo uso della logica portasse il nostro partner a guardarci con una certa aria di superiorità. Ed è da ciò che nasce una forma d’irritazione.

Quindi, chi usa la logica a tutti i costi non dovrebbe meravigliarsi dalla reazione che provoca. Costui ha dimenticato quanto strane, ed al di là delle normali regole della ragione, possano essere tutte le menti umane, compresa la loro. Questo tipo di responso è una forma di brutale senso comune, che però ignora le comuni intuizioni della psicologia.

Le nostre menti sono naturalmente preda di fantasmi, di proiezioni, di illusioni e di terrore nevrotico. Ed è altrettanto naturale nutrire una qualche forma di paura per cose che non esistono nel mondo reale.

Tutti questi fenomeni però non sono di per sé illogici: meritano piuttosto una logica più profonda basata appunto sulla comprensione e sulla compassione nei confronti delle complessità della vita emotiva.

La nostra sensazione di essere brutti potrebbe dipendere da certe esperienze della nostra infanzia e dal rapporto con coloro che si prendevano cura di noi.

La nostra paura di parlare in pubblico potrebbe essere legata a delle tortuose e nascoste sensazioni di vergogna o dal timore di competere e di avere a che fare con l’invidia degli altri.

Un approccio esageratamente logico nei confronti delle paure altrui evita di riconoscerne le vere origini, concentrandosi invece sul motivo per il quale queste paure non dovrebbero esistere. Ed è proprio questo a causare rabbia in chi si trova in una situazione di dolore interiore. Non dovremmo volere però che il nostro partner smetta di essere ragionevole: dovremmo invece spingerlo ad usare la propria intelligenza per sentirsi più sicuro. Potremmo introdurlo a certi strani frammenti della nostra stessa esperienza, facendogli ricordare i loro. Vogliamo essere compresi come quegli “animali pazzi” che un po’ tutti siamo, e poi essere confortati e consolati sul fatto che, comunque, tutto andrà probabilmente bene.

Vale la pena osservare che l’applicazione eccessiva della logica potrebbe non essere un semplice incidente o una forma di stupidità, bensì una sorta di vendetta. Forse il nostro partner spara delle brevi risposte ultra-logiche perché i suoi sforzi nell’essere più comprensivo in passato non hanno avuto alcun risultato. O forse ha regolarmente ignorato i nostri bisogni.

Per concludere, se due persone fossero correttamente “logiche”, nel senso più profondo del termine – ossia veramente consapevoli delle complessità emotive tipiche di ogni essere umano – uno dei due, invece di uscirsene con frasi tipo “Ma perché sei così razionale quando io sto soffrendo?”, potrebbe semplicemente cambiare argomento e chiedere allo stesso tempo: “Ti ho forse fatto del male o ignorato?”. Questa sarebbe, in pratica, vera logica.

L'AUTORE
Attilio L. De Alberi, studente in Gran Bretagna e negli USA, lavora in pubblicità a Milano. Emigra a New York e poi a Los Angeles, dove lavora nel cinema e come giornalista. Rientrato in patria continua a dedicarsi al giornalismo, scrivendo per Lettera43 e per Il Manifesto. Ultimamente collabora part-time con Don Luca Favarin, prete alternativo in un dei suoi centri di accoglienza per immigranti nel cuore del Veneto leghista.

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