Mashable Social Media Day 2016: ce ne parla Carlo Rinaldi

Ottobre 10, 2016
Martina Mugnaini
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Carlo Rinaldi, Digital & Social Media lead di Microsft Italia, ci parla del suo intervento al Mashable Day del 21 e 22 Ottobre a Milano. 

Il 21 ed il 22 Ottobre a Milano ci sarà la terza edizione del Mashable Day, il Social Media Day. Un evento basato sulla rivoluzione del digitale e le potenzialità dei social network raccontata attraverso le testimonianze dei migliori esperti del settore.

Mashable è uno dei maggiori siti ed il terzo blog più popolare del mondo con oltre 30 milioni di pagine visualizzate al mese. Nel 2010 ha indetto la prima edizione dell’evento per approfondire l’impatto dei Social Network e delle nuove tecnologie sulla comunicazione.

Il tema di questa edizione sarà l’innovazione soprattutto nel campo dell’imprenditoria. Infatti tra i relatori saranno presenti aziende del calibro di Microsoft, Lego ed Original Marines. L’evento consisterà in due giornate di approfondimento, aggiornamento e formazione raccontate attraverso le testimonianze di professionisti del settore e di case studies.
Storytelling, engagement, Facebook streaming live video saranno solo alcuni dei temi trattati dai vari relatori nel corso delle giornate.

Questo evento quindi è particolarmente importante per chi lavora nel campo dei social media e della comunicazione ma non solo. Il Social Media Day è principalmente un incontro di persone che condividono la medesima voglia di restare al passo con i velocissimi cambiamenti del settore ed aggiornarsi sulle novità del momento. Per questo motivo l’evento è aperto non solo a professionisti come PMI, ma anche e soprattutto a studenti, bloggers ed appassionati in generale.

Per questa occasione abbiamo parlato con Carlo Rinaldi, il Digital & Social Media Group leader di Microsft Italia, relatore nella secondo giornata del 22 Ottobre.

L’INTERVISTA

Attualmente sei il Digital e Social Group Manager leader di Microsoft Italia. Come è iniziato il tuo percorso e come sei arrivato a Microsoft ed in particolare al settore social e digital? Quale è stata la tua formazione?

Sono un ingegnere informatico di formazione – ho studiato al Politecnico di Milano – e contemporaneamente sono anche un direttore d’orchestra. Ho frequentato il conservatorio e attualmente dirigo cori gospel. Quindi possiamo dire che ho un’anima tecnica e un’anima creativa. Ho seguito, facendo ingegneria, un percorso orientato alla comunicazione; durante il periodo degli studi ho collaborato con la Camera di Commercio sempre nell’ambito della comunicazione e della formazione ed in seguito sono entrato in Microsoft come responsabile di prodotto, in particolare dei prodotti consumer. Avevamo molti utenti, da Hotmail Msn, Messanger, Spaces: all’epoca avevamo più di 10 milioni di utenti per ogni prodotto che sto citando, quindi era molto importante come business. In seguito l’evoluzione è stata anche quella di acquisire Skype. Perciò da una divisione relativa alla parte di consumer nel settore di prodotti e servizi di comunicazione ho fatto un percorso all’interno dell’azienda gestendo adesso tutto il reparto digital e social media che di fatto parla a un pubblico sia consumer che business e non solo di un prodotto ma di prodotti, soluzioni ecc. Quindi l’essere direttore d’orchestra è  una cosa che attualmente utilizzo anche professionalmente: bisogna orchestrare un po’ tutta la comunicazione all’interno di un flusso di elementi che vanno posizionati verso l’esterno per i nostri consumatori. La passione per questo tipo di cosa e quella per la tecnologia data anche dagli studi ingegneristici sono stati gli elementi che mi hanno sempre accompagnato durante il mio percorso.

Una curiosità: che strumenti suoni?

Pianoforte. Attualmente come ti dicevo dirigo cori gospel ed inoltre sono arrangiatore e compositore: la parte creativa aiuta la parte tecnica.

Si parla molto dell’acquisizione di LinkedIn. Questo social professionale che esiste dal 2002 conta più di 430 milioni di utenti. Quali sono le potenzialità di LinkedIn ed in che modo Microsoft pensa di sfruttarle all’interno della propria strategia?

LinkedIn è un social molto particolare, un social dove anche il passare del tempo è relativo nella mente dei consumatori, e passa principalmente nella ricerca professionale di contatti o di opportunità di lavoro. La novità di LinkedIn, novità relativa dato che comunque c’è già da un po’ di tempo, è l’esistenza di Pulse, che noi aziendalmente stiamo utilizzando in modo molto significativo. Lo stiamo trovando uno strumento veramente utile perché a differenza di altri social come Twitter – che ha ora cambiato le sue regole – che ha un limite di 140 caratteri o di un social che lavora sul tema dell’engagement come quello di Facebook, LinkedIn riesce a dare, a mio avviso, una profondità al contenuto che attraverso LinkedIn Pulse appunto mette insieme quelle che sono le peculiarità di un blog e quelle che sono le peculiarità di un social network. Questo è sicuramente molto utile in una strategia integrata, dove il Pulse è uno degli elementi da veicolare insieme al Tweet, alla diretta su Facebook e ad altri strumenti di digital professionale come i banner. Quindi è sempre, ed ancora una volta, l’insieme delle parti che fa il totale. Troviamo questo tipo di strategia molto vincente perché il messaggio diventa un contenuto da approfondire, un contenuto su cui andare ad informarsi in un modo molto verticale.

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Microsoft sta puntando molto sul settore professionale. È in questa ottica che nasce la nuova suite di Office 365, una versione cloud del classico software?

Si esatto, è la versione cloud. Allora sicuramente il tema del cloud è una parte importantissima della nostra strategia aziendale. Servizi come Microsoft Azure, Office 365, Dynamics, permettono di avere un’integrazione del mondo professionale ma non solo: è presente anche, per certi versi, il settore consumer: molti streaming non sono solo professionali ma sono relativi ad eventi consumer e circolano su Azure. Perciò la suite di Office ma soprattutto Microsoft Azure sono  la vera innovazione anche in termini di openess, cioè una Microsoft che si apre ad un tema che noi chiamiamo co-petition: quindi non competition, ma cooperare insieme. Questa è veramente un’innovazione, un’idea di apertura molto positiva poiché è dalla collaborazione, dall’apertura, dalla partnership che nascono poi le vere opportunità.

Quindi il cloud è quello su cui punta maggiormente la vostra strategia aziendale anche considerando Windows 10 nella prospettiva di piattaforma universale? Che ruolo ha avuto in questa strategia l’abbandono degli Windows Phone?

Possiamo posizionarlo su un discorso di ecosistema. Noi guardiamo molto a Windows 10 come piattaforma universale: questo sistema operativo diventa piattaforma universale di continuità non solo sul device ma anche sulla console con l’Xbox. Windows 10 si arricchisce di tanti servizi che si basano sul cloud, abbiamo tantissimi partner che sviluppano. C’è veramente un focus su un ecosistema positivo di piattaforma universale. Sicuramente ci sono delle evoluzioni aziendali che sono sotto gli occhi di tutti. Il cloud è stato quello su cui il nostro Ceo mondiale Satya Nadella, e quindi la strategia aziendale, ha puntato molto. Infatti nella nostra strategia è molto importante il tema dell’achievement: per ogni persona e per ogni organizzazione fare di più. Fare di più quindi è anche uno storytelling. Se vai ad osservare per esempio lo storytelling di Windows 10 è “Fai grandi cose”, in inglese “Do great things”. Questo è molto chiaro e ci aiuta anche a raccogliere una storia che non abbia un cappello troppo ampio o poco definito ma è appunto uno storytelling utile e chiaro all’utente del dove si va a posizionare quel brand. Il do more, do great things, essere centrali con la propria creatività, con le proprie passioni è quello su cui puntiamo anche a livello di comunicazione.

A proposito di storytelling, è esattamente sullo storytelling del dato che verterà il tuo intervento al Mashable day di Milano del 21-2 ottobre. Questa è la terza edizione dell’evento che nel 2015 ha riscosso un enorme successo: hai già preso parte alle precedenti come relatore o partecipante?

Allora non ho partecipato alle edizioni precedenti ma adoro il format. Non sono riuscito perché ero impegnato da altre parti però è una cosa che mi piace molto. Quindi questa è la prima volta.

Qualche anticipazione sul tuo intervento che verterà appunto sullo storytelling del dato?

Lo storytelling sicuramente è qualcosa in divenire, perciò quello di cui parliamo oggi magari non sarà quello che succederà durante l’evento, proprio perché non siamo in un mondo statico. Lo vediamo anche a livello di comunicazione. Prima facevamo delle campagne globali che avevano un lifetime molto lungo: progettavamo la campagna da qui a tre mesi. Oggi i social ed il mondo del digitale ci abilitano anche ad un tema di velocità: ad essere attenti a quello che succede, ad essere coerenti, consistenti ecc. Quindi l’analisi del dato, l’analisi di quello che accade, è un po’ il tema che mi piacerebbe affrontare anche in termini di riflessione. Si parla tanto di comunicazione e quello su cui porrò l’accento è come un dato può diventare informazione ma soprattutto come l’informazione diventa conversazione. Essere conversazione poi significa entrare in ascolto con gli utenti e soprattutto aiutarli nell’avvicinarsi ai brand.

Pensi che questo evento sia valido ed importante per l’aggiornamento e la formazione di professionisti o anche degli studenti e delle persone che si approcciano per la prima volta al social media marketing?

Credo che sia molto valido. Ti dico una cosa forte: credo che fare questo mestiere significa avere un’approccio scientifico alle cose, non improvvisarsi. C’è chi diceva “internet is a science”, quindi non è un qualcosa che gode di improvvisazione. Se c’è una curiosità positiva sicuramente è utile approfondire questo tipo di temi e di contenuti e soprattutto è utile, come dicevo prima, nel discorso della conversazione, entrare in ascolto perché probabilmente ci stiamo perdendo molte cose; altre possono essere degli stimoli. Per cui nella conversazione avere questo ruolo attivo in un ascolto della controparte significa anche aumentare di fatto il network, fare in modo che durante un evento ci siano degli elementi che permettano alle persone di fare network. Questo è un po’ quello che strategicamente attuo nella comunicazione digitale e social media anche se di fatto non c’è una presenza fisica, c’è solo una presenza virtuale ed è ancora più importante riuscire a trovare l’elemento di ascolto, di conversazione e di partecipazione. Sono convinto dunque che questo evento è e sarà sicuramente utile.

Lavorare in questo settore richiede una grande professionalità. Il pensiero comune è invece che internet permetta a tutti di fare tutto, di essere specializzati ed esperti in ogni settore.

Esattamente, ecco perché l’ho sottolineato. C’è nel fare le cose una grande professionalità. Secondo me l’approccio curioso è quello migliore. Se c’è una curiosità sicuramente c’è una modalità più positiva di quelli che credono di aver capito tutto. Per inciso, sto facendo da correlatore ad una tesi di laurea sulla comunicazione digitale ai fini dell’uso dei servizi di streaming, quindi una comunicazione che diventa sempre più real time. Per esempio un approccio curioso che ha avuto lo studente è stato quello di chiedermi: «non è che mi sto perdendo qualcosa in questo tipo di mappatura?» Nel suo studio stava identificando solo i grandi broadcaster come Sky On Demand o Netflix. Ed in effetti si stava perdendo tutta quella comunicazione social di live che viene fatta dagli utenti, con servizi come Periscope, Youtube e Facebook Live, che non è composta da contenuti di un editore o di un broadcaster ma da contenuti a volte in format anche di qualità realizzati da utenti, da influencer. Per esempio ci sarà Marco Montemagno che parteciperà al Mashable Day: la cosa interessante è che lui ha creato un palinsesto videocentrico, un chiaro esempio di comunicazione digitale e social media che avviene su questo tipo di mezzo.

Il Social Marketing è uno dei mezzi di maggiore visibilità per una attività, anche se non l’unico. Come si comportano le aziende italiane in questo senso?

Quello che le aziende secondo me devono sempre di più vivere e capire è il fatto che i social media sono uno dei mezzi per entrare in comunicazione con gli utenti. Non sono l’unico e soprattutto non si sostituiscono ad altri mezzi. Quindi in un piano organico i social hanno un loro ruolo all’interno di questo grande campo da calcio. Certamente anche il portiere può fare goal ma ha un ruolo specifico nella partita quindi è importante che si comprenda questo: cioè che tutti i vari mezzi sono complementari e sono importanti nel loro ruolo. Questo è quello che è necessario comprendere perché nel valutare l’effettiva efficacia di una campagna di comunicazione bisogna capire che obbiettivo aveva quella campagna.

Microsoft come Vodafone ed Ikea applica la filosofia dello smart working e lavoro agile. Cosa significa esattamente e che vantaggi porta all’azienda ed al lavoratore?

Si siamo best in class in questo senso perché da tanti anni abbiamo il controllo delle ore di lavoro. Il lavoro di ogni dipendente è basato su una fiducia condivisa che diventa anche responsabilità verso l’altro. Questo vuol dire che si può lavorare da qualsiasi parte, non necessariamente in ufficio: l’ufficio è dove tu sei, dove tu produci. Grazie al cloud entri in rete con il tuo collega che è da tutt’altra parte. Questo significa riuscire a dare un tempo importante alla parte professionale ma anche a quella personale. Ci si può muovere per andare a prendere il proprio figlio, terminare la call direttamente in macchina e riuscire a conciliare la vita professionale con quella privata in un modo che sia vincente per entrambe le parti. Questo lo facciamo per esempio con dei calendari condivisi: se io sono dal medico si sa che non posso essere a nessuna riunione. Questo è possibile grazie ad una responsabilità condivisa che significa il rispetto verso l’altro ed è possibile con una fiducia che l’azienda da a fronte chiaramente di una valutazione degli obbiettivi. Valutazione degli obiettivi significa non stare tanto tempo a non far niente ma stare del tempo qualificato a fare quello per cui si è valutati. Si chiama lavoro agile: aumenta la produttività ed il piacere di lavorare, aumenta la voglia di essere parte di una famiglia come quella lavorativa.

Progetti per il futuro?

Io mi auguro sempre di divertirmi come mi diverto oggi. Questa è la cosa importante perché poi a sbagliare si sbaglia. Quando si raccontano le case si tende a raccontare sempre quelle più belle; io quando vado a parlare racconto anche le case dell’errore: che cosa abbiamo sbagliato? Quella case è importantissima perché racconta anche cosa abbiamo imparato da quell’errore. Quindi i miei due fari sono riuscire ad imparare e riuscire a divertirmi sempre.

 

L'AUTORE
Nata e vissuta a Roma, ho un ancestrale e inscindibile legame con le mie origini fiorentine. Classe 1991, sono laureata in Lettere Moderne e laureanda in Letteratura e lingua alla Sapienza. Sono (quasi) una giornalista e amo scrivere di  tutto quello che riguarda l’arte, la cultura, la letteratura ed il teatro.  Lavoro nel campo del Web Writing e del turismo da due anni. Bibliofila e compratrice compulsiva di libri di qualunque genere, meglio se antichi: d'altronde “I libri sono riserve di grano da ammassare per l’inverno dello spirito” e se lo dice la Yourcenar sarà vero.
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