Salvare gli animali e perdere l’anima

Febbraio 10, 2016
david colantoni
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Salvare gli animali e perdere l’anima

Guardo su Facebook la pagina di Animal Equality,  improvvisamente  mi è apparso un loro post. La prima cosa che penso di questi esseri umani che lottano per gli animali  è che rappresentano qualcosa di veramente straordinario nella storia sociale umana.  Nel vedere apparirmi il post mi sono ricordato di  un breve filmato , che vidi tempo fa; c’èra un camion di trasporto di maiali fermo –forse fermato da loro stessi–  sotto al sole in  un torrido caldo , le telecamerine insinuate dagli attivisti tra le roventi sbarre di alluminio del camion ci mostravano la indicibile agonia di queste creature viventi, di cui alcune, con occhi sprofondati nel terrore, meno resistenti al supplizio, erano  riverse ansimanti  a terra in preda a un dolore biologico terribile. Le fauci secche, e, suppongo, con una fortissima tachicardia, stavano soffrendo insieme al terrore di quello che succedeva loro,  una sete atroce. Quello che stavano subendo i loro corpi, le loro biologie –volendo tralasciare altro– solo una volta era stato inferto, in massa, sugli esseri umani, dai nazisti su persone, soprattutto,  ma non solo, di religione ebraica nei treni e nei campi di concentramento. Questo disprezzo del sentire  con il corredo morale ed emotivo dell’intelletto  il dolore del corpo biologico altrui, questo infierire,  questo algido inebriarsi, questo gelido orgoglio della competenza nello strutturare una inappuntabile macchina di sterminio,  è cosa loro. Bisogna pagare al nazismo tutti  i diritti d’autore e citarli ogni volta che ci si trova davanti alla organizzanizzazione  della morte, l’infliggere-morte-come-industria, è di questo che sto parlando, Non importa di quale specie. C’è poco da dire.

allevamento-campo di prigionia di maiali.

Salvare gli animali – allevamento-campo di prigionia di maiali.

Ad un certo punto di questo filmato, che purtroppo non sono riuscito a rintracciare in rete,   si vede una giovanissima ragazza che, il braccio infilato tra le sbarre, accarezzando un maiale  che non poteva salvare da quell’orrore, piangeva delle lacrime che non dimenticherò mai più.

C’era la vergogna di appartenere ai seviziatori, di essere figlia di quella specie che stava sottoponendo quelle bestie a quel supplizio e c’era la compassione, una pietà impotente.  Si vedevano alcuni animali che bevevano avidamente alle bottiglie che lei ed altri ragazzi  stavano rovesciando tra le sbarre di questo trasporto bestiame, era l’unica e l’ultima volta, avevo pensato guardando, che nella loro disgraziata vita, a parte i primi giorni in cui erano stati per qualche ora felici creature attaccate al seno di una madre,  erano stati trattati come esseri da altri esseri. La mano di quella ragazza piangente è appoggiata sulla pelle dell’animale seviziato. Lo accarezza. Non so esprimere bene la forza di questa pietà tra due esseri al tempo stesso profondamente uguali e profondamente diversi.

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Salvare gli animali. Scoperta di un allevamento lager

Ogni volta che mi capita di osservare queste persone che lottano per difendere delle creature animali dalle sevizie, irrinunciabili   per l’industria  a causa dell’ideologia del perseguimento  della massimizzazione dei guadagni -poiché evitare la sevizia  permanente negli allevamenti rappresenterebbe costi-    inflitte loro dalla industria della morte, che però vorrebbe ideologicamente essere giustificata a sua volta  dalla  necessità di sfamare le popolazioni, e che si scontra anche con una tradizione inveterata di diverse centinaia di migliaia di anni di cultura carnivora,  rimango attonito e stupefatto  dal loro cammino che è al tempo stesso proveniente da una origine ancestrale e comune di ogni creatura e invece proiettato verso una civiltà lontanissima da venire, ma che è l’unica forma di compimento dell’umanità. La concessione dei propri diritti non solo a tutti gli uomini, traguardo questo nemmeno teoricamente raggiunto sulla terra,  ma a tutte le creature che l’uomo riesce a percepire appunto creatura. Purtroppo mi sovviene che inversamente solo gli esseri umani rischiano la disumanità. 

essere a conoscenza della sevizia di creature, senza parlare dell’esperienza del terrore che la scienza ci dice essere una esperienza perfettamente uguale in noi e nei mammiferi ad esempio, con la consapevolezza e con la coscienza che  la vertigine del dolore anche solo biologico dei loro corpi,  è uguale alla vertigine del dolore di qualsiasi torturato umano a cui vengano strappate le unghie o che venga sgozzato vivo, fa di chiunque questa conoscenza  la digerisca e se la lasci alle spalle come l’oggetto di una indifferenza,  un fallito. La maggior parte di noi è, speso suo malgrado o non accorgendosene, questo fallimento, siamo questa grettezza, questa barbarie, la maggior parte di noi vedrà i meravigliosi  ceselli d’oro della propria anima, della propria intellettualità o della propria arte, declinazioni dell’umanità, divorate, butterate  e marcite  da questa ruggine interiore.

Noi rovistanti sugli scaffali di un supermercato tra le membra di questa carneficina di incredule creature che solo per essere nate tra di noi hanno  alzato, da noi uccise, un urlo di dolore  verso il cosmo  più intenso di un vento stellare e che fa di questo pianeta azzurro, il luogo di un permanente orrore, siamo queste schiere plumbee incatenate una all’altra dalle nostre illibertà su disneyniane  circonvallazioni di  montagne russe attraversanti l’inferno. Atroci da vedere se riuscissimo a vederci.

La ragazza piangente non il maiale ma insieme al maiale perché è destino comune l’essere sulla terra, piangendo lui il suo andare al patibolo di un mattatoio lei il suo vivere testimone di questa atrocità, resterà nella trasparenza del mio sguardo un  capolavoro  raffigurato della chiesa umana nel mistero dell’universo, uni-verso  che se è uno appunto ci condanna senza appello come mostri.

Ci sfugge di mano la vita. Ci sfugge di mano tutto. Questo ci comprende gli uomini e le donne che si costituiscono come istituzione. Come cultura, come civiltà. 

L’industrialismo ci ha costretti anche alla industria della morte. Alla industrializzazione della tortura e della sevizie sui corpi  e sulle vite di creature viventi che è vero non esperiscono linguaggi astratti ma che sappiamo senza ombra di dubbio essere dotate di uno spettro complesso delle emozioni e dei sentimenti. Abbiamo interrotto i rapporti che avevamo stretto profondi anche con gli animali di cui ci nutrivamo, abbiamo interrotto ogni possibilità di dialogo tra le nostre differenze e quindi abbiamo perso le differenze, nutrirci è diventato crimine contro l’umanità  perché ci disumanizza e perché ci ha coinvolti in una colpa non emendabile, colpa  dalla cui punizione ci protegge, o la cui punizione attenua questa fragile catena umana di eroi che sanno lottare per le vittime dell’olocausto animale senza arrendersi al correre senza muoversi come in incubo che è sfidare miliardi di esseri umani  di cui la maggior parte affamati come demoni, morenti di fame, una fame accecante ogni voce spirituale e ai quali ormai non si bada altrimenti che  gettando loro in pasto i corpi di queste creature straziate negli allevamenti lager  e sgozzate vive nei megamattatoi delle megalopoli. Sono cosi pieno di questa colpa e soprattutto di questa inedia aberrante, che  scriverne è come vedere suppurare una ulcera profonda. Mi dispiace. 

Io ,  persona a bassissimo reddito, cosa questa che mi rende vulnerabile alla complicità con una  serie di misfatti ,e qualche   orrore, sociali, perché l’innocenza e la purezza  in un sistema sociale  altamente integrato e integrante costa anche parecchi soldi, non ho ancora, sebbene stia cercando ricostruirmi  in questo senso, la forza morale ne intellettuale di dissociarmi in maniera integrale e definitiva da questo nutrirmi anche  di esseri che son stati innanzi tutto fatti nascere in stato di sevizia, che sono vissuti in stato di sevizia e che sono stati assassinati a mezzo di sevizia,  sebbene i miei accessi al network della loro distribuzione sia rappresentabile con un diagramma continuamente discendente. E forse queste parole oggi vergate mi faranno fare un quantico salto in questa emancipazione, cosi sia. 

Ma non volevo affatto, anche se è stato impossibile non farlo,  all’apparizione del post di animal equality,  scrivere questa confessione, no,   volevo invece registrare l’appena percettibile movimento, come dell’ago di un sismografo nella mia coscienza, nei riguardi di tutto ciò, di una scossa percepita proveniente come da una frattura abissale, lontana ancora dallo scatenare in superficie la forza distruttiva della sua onda,  nella bellezza umana degli individui che hanno cosi limpido nello spirito il da farsi di questa lotta disperata per la liberazione di miliardi di animali dalla sevizia come unica dimensione di esistenza innanzi tutto.

Ed è questa percezione  il vedere come anche queste  persone spiritualmente cosi alte stiano subendo una

testimonial animal equality spagna

Salvare gli animali : testimonial per Animal Equality Spagna

metamorfosi, per il momento a livello di istituzione, ovvero nella propria organizzazione, che nel ricevere l’aggressione ambientale dei codici dominanti vi reagiscono con un principio di processo di ipostatizzazione, di fanatismo, di estetizzazione propagandistica percepibile nella confezione dei loro messaggi di reclutamento e di autofinanziamento, nella struttura dei linguaggi anche visivi ( testimonial molto carini, penetranti nel consenso spettacolare, modalità standard delle tecnologie della persuasione pubblicitaria nelle strutture semantiche dei messaggi con cui si può vendere il dentifricio come promuovere appunto l’animalismo)  che mi abbagliano gli occhi di un ulteriore incubo anche  più incandescente, e cauterizzante.

Il poter registrare l’attestarsi nei linguaggi della organizzazione dell’attivismo animalista della nascita di vero e  proprio  conformismo ai linguaggi spettacolari  per  produrre  consenso mediatico come un principio di catastrofe di questo altissimo umanesimo, giustificato inconsciamente , io cosi penso, dal  machiavellismo, creduto  necessario per una causa suprema,  è questo qualcosa che i miei sismografi percepiscono essersi rotto nella profondità di questo scopo.

Perché la distanza tra quella militante di cui parlavo del video, che magari ho solo sognato, estemporanea reincarnazione di San Francesco,  nel suo piangere insieme ad una creatura animale in stato di inaudita sofferenza, e la emulsione linguistica, nella applicazione del principio della  divisione del lavoro che ormai investe tutti i piani della nostra esistenza,  prodotta dai reparti addetti alla comunicazione di un movimento come Animal Equality , che come tutti i movimenti ha anche una potenziale tara  ,  o meglio una  predisposizione genetica di poter sviluppare in qualsiasi momento anche una natura nazistoide, nazistoide nel senso di raccoglimento di grandi masse mobilitate dalla assolutezza totalitaria di un terribile ideale -creare la razza perfetta,  istituire la dittatura proletaria o salvare tutti gli animali del mondo – esercito un diritto di paradosso in questa affermazione assurda-, tralasciando da questa salvezza ad esempio i 16.000 bambini,dico le stime ONU,  che muoiono ogni giorno sulla terra, anche direttamente uccisi e seviziati, che sono completamente estromessi e dimenticati fosse anche solo per essere anche animali essi stessi, dalla teoria di salvezza degli animali,  –altro diritto di scrivere l’ assurdo questo che mi arrogo di esercitare,- (e inoltre anche le salvezze divise come il lavoro, nelle sue varie specializzazioni invece che essere salvezza per tutte le vittime,  dunque sono lavoro ); e scopo  terribile perché invocante palingenesi, un ricominciamento;   indica, questa distanza dicevamo, anche la trasformazione della coscienza in machina, automatismo  che nel costituirsi non è in grado di comprendere il significato del suo stesso scopo per cui venne in essere mezzo per perseguirlo. Machina anche cominciante a drenare e canalizzare importanti – se non enormi- flussi di denaro e  potere, e quindi improvvisamente illuminantesi come oggetto di desiderio agli occhi di potenti e possenti predatori sociali forniti degli adunchi artigli della  scienza del dominio. 

Guardo con un minimo  shock estetico il linguaggio propaganda  di questo movimento spirituale, assomigliante, il linguaggio estetico intendo,  a codici di altri movimenti, perfezionati poi nell’essere  stati , questi codici e altro, raccolti come armi ai vinti (Hannah Arendt Docet) dalla terza onda ( Perniola docet) del  capitalismo trionfante,  che si sono elevati teoricamente verso l’alto cosi tanto da perdere il baricentro e ribaltarsi poi  sulla schiena come un mostruoso scarafaggio ,  mostruoso per la sua bellezza interiore di creatura senziente divenuta questa deformazione anelante a una presa sulla terra e sulle cose,  perduta e irrecuperabile.  Corpo visibile mostruoso e irrelato al proprio spirito. Un creatura kafkiana. Una aberrazione.

Ho letto questo nei post di equality stasera “Siamo pronti a rendere il 2016 un anno straordinario per gli animali. Ecco i progetti internazionali che abbiamo in serbo per loro” , rimugino, “che abbiamo in serbo per loro”  “che abbiamo in serbo” ma che magnifica volontà di potenza. 

Non posso non dire che questo tipo di linguaggio tossico, che non  è pero che uno degli standard dei linguaggi della società dello spettacolo del feticismo della merce , questa splendida entrata in scena, questo andare in onda da programma televisivo anni 50 “..un anno straordinario per gli animali...” – che è  linguaggio grottesco a fronte del tragico reale patito dalle mute vittime della industria della morte animale e della vita animale permanentemente seviziata nel suo essere irriducibile al divenire semplicemente merce per il nutrimento-  che  questa concrezione di slogan altamente patologizzante non genererà mai nessuna elevazione spirituale e nessuna evoluzione vere.  Potrà solo mobilitare masse, masse tecnicamente pronte però anche a  cambiare  convinzioni e slogan come si cambiano le punte ad un trapano e  in qualsiasi momento.

Mentre bisognerebbe invece resistere, non vi è altro modo,  con ogni forza al conformismo ai linguaggi –anche visivi–  mercantile- spettacolari e feticistici, bisognerebbe  proteggere e praticare  a tutti i costi i linguaggi che scendono nella profondità delle cose dolorosamente, i linguaggi difficili, faticosi e ardui, tanto quanto le lotte che si vorrebbero non  solo intraprendere ma anche sostenere.  

Salvare gli animali e perdere l’anima è una cosa che non si può fare.

 

 

 

 

L'AUTORE
David Colantoni è poeta, scrittore, saggista pittore e artista visivo. E' autore della rivista Nuovi Argomenti, fondata da Alberto Moravia, della rivista Fermenti, e altre testate. Ha fondato e diretto il mensile di pensiero e letteratura Lettere dalla Frontiera. Insieme ad Aldo Rosselli, figlio dello storico del risorgimento Nello Rosselli e Nipote di Carlo Rosselli, di cui è stato amico e allievo per quasi 30 anni, ha fondato nel 1999 il quadrimestrale di cultura Inchiostri.  Per il cinema ha sceneggiato "Io, l'altro" 2007 , di Moshen Melliti. distribuito da 20th Century Fox. La sua Ultima esposizione come artista è avvenuta al Moscow Museum of Modern Art a giugno del 2015
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