Le verità sul decreto Cirinnà: la naturalezza dell’odio e dell’amore

Febbraio 2, 2016
Germano Milite
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Più si scava a fondo nella questione legata (e relegata) al “FamilyDay” ed alle orde di partecipanti più o meno inconsapevoli della propria oggettiva ignoranza, più si scoprono dettagli interessanti da analizzare quanto imbarazzanti da sottolineare.

Il primo riguarda il terremoto (anche mediatico) scatenato per il decreto Cirinnà che, a sentire alcuni esaltati che sono rimasti incagliati al medioevo, sarebbe una sorta di “cavallo di Troia” per introdurre l’utero in affitto, in realtà per nulla contemplato nella legge e irreperibile in qualsiasi altro progetto normativo anche solo accennato in tal senso per il futuro.

Parlando dunque di cose appartenenti al mondo reale, invece, sapete per cosa milioni di boccaloni si sono riversati in piazza? Siete sicuri di volerlo sul serio leggere? Bene: lo ha sottolineato in estrema sintesi anche Massimo Gramellini, su La Stampa. In pratica, la tanto discussa “stepchild adoption”, interessa solo qualche centinaio di coppie omosessuali e serve semplicemente ad evitare che, se da omosessuale hai avuto uno o più figli, ti sei separato e poi hai trovato un nuovo compagno del tuo stesso sesso, quando morirai, i tuoi discendenti “naturali”, se minorenni,  saranno sballottati tra case famiglia ed orfanotrofi. Tutto qui. Nessuna ecatombe, nessun attentato alla “gente normale”, nessuna omosessualizzazione di massa introdotta per legge, nessun piccolo pargolo tolto alle famiglie etero.

Semplicemente una logica e sacrosanta norma pensata proprio per tutelare i più piccoli, facendoli rimanere con i propri affetti: se tuo padre o tua madre si sono “riscoperti” omosessuali dopo un matrimonio, i loro nuovi compagni potranno adottarti nel caso in cui la tua mamma lesbica o il tuo papà gay dovessero morire anzitempo.

I DATI AGGHIACCIANTI SULL’ITALIA

Pensate: le persone hanno trovato il tempo di riunirsi e sbraitare per questo, quando stando ai dati diffusi da Oxfam: “In Italia, secondo l’OCSE , da metà degli anni ‘80 fino al 2008, la disuguaglianza economica è cresciuta del 33% (dato più alto fra i paesi OCSE, la cui media è del 12%). Al punto che oggi l’1% delle persone più ricche detiene più di quanto posseduto dal 60% della popolazione (36,6 milioni di persone) ; mentre dal 2008 a oggi, gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati fino ad arrivare a oltre 6 milioni, rappresentando quasi il 10% dell’intera popolazione”.

Il popolo italico non è riuscito a trovare abbastanza vigore ed unità per organizzare un bel “uguaglianzaday”, o un “nopovertyday”, o un “senzatettoday” o un “insiemeagliultimiday” o qualsiasi altra manifestazione intelligente ed utile con l’unica pecca del “day” inserito nel nome. No: orde di deficienti confusi e vagamente impauriti da ciò che non conoscono si sono riversate in strade e piazze per protestare contro un diritto sacrosanto, riservato per giunta a qualche centinaio di coppie e nell’esclusiva tutela dei bambini. Se non ci fosse da piangere, questa sarebbe la barzelletta più amaramente divertente del secolo.

L’AMORE E L’ODIO, SONO ENTRAMBI MOLTO NATURALI

Del resto gli intenti di Cirinnà si possono cogliere utilizzando semplicemente un po’ di buon senso, rendendosi conto che il testo di legge non vuole far altro che mettere davanti ad ogni alto principio retrogrado quanto astruso l’amore e l’affetto. Come si fa ad essere contro una simile intenzione, sostendosi al contempo fieri sostenitori della famiglia? Gramellini in particolare scrive giustamente che “prima di tutto, anche del maschio e della femmina, la natura riconosce l’energia dell’amore. Due uomini o due donne che si amano sono da ritenersi contro natura più di un uomo e di una donna che stanno insieme detestandosi? Offende l’intelligenza emotiva di chiunque considerare famiglia naturale il tizio che ieri a Pozzuoli ha dato fuoco alla compagna incinta e famiglia innaturale la signora che accudisce in ospedale la sua fidanzata malata”.

Io sottoscrivo e poi rilancio, andando ancora oltre al concetto di “naturale”, che non ha in sé nulla di intrinsecamente positivo o di negativo. Naturale non significa per forza più buono, migliore o al contrario più cattivo e pericoloso. La Natura è spesso matrigna, altre volte si presenta come accogliente e miracolosa. La natura umana in particolare, da sempre, ci propone sentimenti contrastanti ed opposti: amore, ma anche odio. Solidarietà, ma anche indifferenza ed egoismo; generosità, ma anche avidità. Voler ridurre tutto il discorso legato all’universo relazionale umano ad un patetico stereotipo posticcio da spot pubblicitario buonista, è quanto di più innaturale l’uomo possa concepire. Anche una famiglia dove la madre avvelena i suoi figli o dove un padre stupra e uccide le sue bambine è “naturale”, nel senso che nelle devianze tradizionalmente e naturalmente note capitano anche episodi tanto atroci ed orribili.

Ergo, partire da esempi negativi per attaccare la famiglia occidentale tradizionale, dunque, è altrettanto semplicistico ed intellettualmente disonesto. Parimento, voler inquadrare in uno scorcio monocromatico il concetto di famiglia non ha nulla di naturale, ma tutto di culturale (e quindi opinabile) e costruito, potremmo dire sicuramente forzato e limitante. L’umanità si evolve, come il resto dell’universo. L’antropologia stessa si aggiorna e rivede certe sue posizioni. Le convenzioni sociali cambiano. In meglio o in peggio dipende ovviamente anche da noi e dalle cause/valori che sentiamo non negoziabili. A patto che, tali valori e tali cause non negoziabili, siano portati avanti con la giusta consapevolezza e non con l’approccio di automi bavosi e difettosi. Siate esseri umani pensanti e senzienti, prima che contenitori riempiti con il vuoto di principi privi di senso e civiltà. 

L'AUTORE
Giornalista professionista. Partendo dalla televisione, ha poi lavorato come consulente in digital management per aziende italiane ed internazionali. E' il fondatore e direttore di YOUng. Ama l'innovazione, la psicologia e la geopolitica. Detesta i figli di papà che giocano a fare gli startupper e i confusi che dicono di occuparsi di "marketing".
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