"Svuota carceri" è legge: contenuti e critiche

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08/08/2013 Mattia Sguazzini

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Il decreto legge per l’esecuzione della pena, cosiddetto “svuota carceri“, è legge.
Dopo l’approvazione della Camera il testo ha ricevuto quella del Senato: 195 favorevoli e 57 contrari.
Le associazioni che si occupano della tutela dei diritti dei carcerati espongono i loro dubbi sull’utilità del nuovo testo.

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Lega Nord: “Governo Letta a casa subito!”
In aula c’è stata una protesta da stadio della “Lega Nord”: i senatori “padani”, armati di fischietto e cartellino rosso hanno protestato contro il Governo Letta e il provvedimento, con tanto di striscione: “Basta inganni e illusioni. Governo Letta a casa subito!”.
Celermente, sono arrivate le spiegazioni del segretario del partito, Roberto Maroni: “Il problema del sovraffollamento delle carceri non si risolve con il decreto svuota carceri, né con l’amnistia: se si pensa di proporre l’amnistia, si sappia che ci sarà altro che Vietnam o Afghanistan da parte della Lega Nord”. “Bobo” fornisce così la soluzione leghista al problema: “Il modo molto più efficiente per svuotare le carceri, l’unica vera soluzione, è quello che i cittadini extracomunitari scontino la pena nelle carceri di casa loro, nel Paese di origine”.
La Lega Nord ha fatto parte, assieme al Movimento Cinque Stelle e Fratelli d’Italia, del “fronte anti-decreto”, che ha fatto pressione al fine di alleggerire alcune misure presenti nel testo elaborato dal Governo e ha poi espresso la propria contrarietà in aula.

I contenuti più importanti: pene alternative e arresti domiciliari per l’accusa di stalking
Per il reato di stalking la pena è stata aumentata a 5 anni. Sarà possibile stabilire dei percorsi personalizzati di recupero post-detenzione, con tanti di eventuali sgravi per le aziende disposte ad assumere ex detenuti. Un commissario straordinario dovrà analizzare la situazione (non soltanto logistica) delle carceri italiane e deciderà quali istituti dismettere e dove costruirne di nuovi. Viene ristretto il campo di applicazione della custodia cautelare preventiva in carcere: un caso esemplare è quello del favoreggiamento personale, evidenziato dal “Fatto Quotidiano”, in quanto tipico reato collegato alle inchieste di mafia.
La parte riferita all’utilizzo intensivo di pene alternative alla carcerazione è quella maggiormente modificata dal Parlamento, rispetto al testo originario. Nel testo definitivo, si stabilisce che potranno chiedere di scontare “pene alternative” soggetti autori di reati “non-gravi” o ritenuti “pericolosi”

[…] Ove il condannato debba espiare una pena non superiore ai due anni (quattro anni se donna incinta o con prole sotto i dieci anni, o se gravemente ammalato) il pubblico ministero sospenderà l’esecuzione della pena dandogli la possibilità di chiedere, dalla libertà, una misura alternativa al carcere, che spetterà al tribunale di sorveglianza eventualmente concedere. Ove invece si tratti di autori di gravi reati o di soggetti in concreto pericolosi, ovvero sottoposti a custodia cautelare in carcere, questa possibilità non sarà offerta ed il condannato resterà in carcere.

Le condanne a svolgere “lavori di pubblica utilità” potranno essere ampliate anche a una fetta maggiore, rispetto a quella attuale, di detenuti dipendenti da alcolici o sostanze stupefacenti.

[…] Viene, altresì, ampliata la possibilità per il giudice di ricorrere, al momento della condanna, ad una soluzione alternativa al carcere, costituita dal lavoro di pubblica utilità. Tale misura, prevista per i soggetti dipendenti dall’alcol o dagli stupefacenti, fino ad oggi poteva essere disposta per i soli delitti meno gravi in materia di droga, mentre in prospettiva potrà essere disposta per tutti reati commessi da tale categoria di soggetti, salvo che si tratti delle violazioni più gravi della legge penale.

La soddisfazione del PD, Fedeli: “Fondamentali le modifiche in materia di stalking”
La senatrice del Partito Democratico, Valeria Fedeli, è stata intervistata dal “Secolo XIX” e ha parlato della propria soddisfazione per la conversione in legge del decreto: “L’approvazione, oggi in Senato, del decreto è un’ottima notizia. Se il decreto ha il giusto scopo di ridurre la pressione insostenibile dell’affollamento nei penitenziari introducendo pene alternative al carcere, era però doveroso discernere bene tra le diverse fattispecie di reato. Perciò, insieme ad altre senatrici Pd siamo intervenute per chiedere di correggere, come avvenuto nel passaggio del decreto alla Camera, la norma precedentemente approvata a Palazzo Madama rendendo così ammissibile che uno stalker attenda il giudizio agli arresti domiciliari. Troppo spesso infatti lo stalking è il preludio di un femminicidio. La modifica approvata è, infatti, di fondamentale importanza per proteggere le donne vittime dal proprio aggressore”.

Il Movimento Cinque Stelle: “Un preludio dell’amnistia e favori agli ‘amici'”
Il M5S espone la propria contrarietà, parlando di “numeri finti” per l’esposizione del problema del sovraffollamento, al fine di favorire il lancio di un piano straordinario per l’edilizia carceraria: “Il nostro sospetto è che si faccia di tutto perché che la situazione rimanga esplosiva, così da applicare quel piano edilizio sui penitenziari che è un affare enorme, per tanti. E forse perché l’obiettivo finale è sempre l’amnistia: il mezzo migliore per sistemare i problemi di tanti amici degli amici, con un libera tutti”.

Il Movimento Cinque Stelle ha inviato un dossier al Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, contenente alcuni suggerimenti per attuare spese “minime” (comprese tra i 300 e gli 800 milioni di euro) al fine di aumentare la capienza complessiva sul suolo italiano, semplicemente recuperando spazi male organizzati e ottimizzando le strutture già esistenti.

Associazione Antigone: “Decreto annacquato. Inutile per evitare la condanna europea”
Associazione Antigone, per voce del Presidente, Patrizio Gonnella, espone i propri dubbi riguardo i contenuti della legge in un’intervista rilasciata a “Il Sussidiario”: “Il decreto legge del Governo, che nella formulazione originaria era di buon senso, anche se timido, è stato ulteriormente annacquato nella discussione parlamentare. Mi sorprende che ancora ci sia stato un dibattito politico di vecchio stile, che ha nuovamente evocato rischi di riempire le strade di criminali, facendo impaurire le persone, dicendo che usciranno delinquenti e così via. Per di più chiamando questo provvedimento ‘svuota carceri’, cosa mai più lontana dal vero. Questo provvedimento non ‘svuota’ proprio nulla”.
Gonnella critica quello che chiama “asse securitario”: “Lega, M5S e Fratelli d’Italia. Dobbiamo superare l’idea che viviamo accerchiati da criminali pericolosi. La nostra vita non è questa. Dobbiamo decidere chi vogliamo mettere in carcere, perché e per quanto tempo. Dobbiamo chiederci se è giusto tenere in carcere gli immigrati anche se non hanno particolari colpe. O se è giusto tenere in carcere circa 20mila tossicodipendenti, senza curarli, aiutarli, sostenerli. Dobbiamo domandarci se è giusto che si vada in carcere per pochi grammi di sostanze stupefacenti, o perché si vendono cd contraffatti. Se si risponde sì, allora costruiamo carceri all’infinito; se si dice no, allora togliamo quelle persone dalla galera”.

Accuse ancor più pesanti sono quelle riguardanti l’utilità per la risoluzione del problema sovraffollamento sono ancora più pesanti: “Nella migliore delle ipotesi, come le dicevo, questo provvedimento farà sì che da 66mila si passi a 64-65mila detenuti. Ma i posti letto sono 37mila. E l’Europa ci dice che possiamo avere tanti detenuti quanti sono i posti letto”.

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo obbliga l’Italia a garantire, entro il 2014, uno spazio di almeno 4 metri quadrati per detenuto. Al momento gli spazi risultano inferiori ai 3 metri quadrati. Sono già stati presentati quasi 500 ricorsi. E la condanna di gennaio stabilisce che i detenuti ricorrenti di Busto Arsizio e Piacenza andranno risarciti con 100mila euro a testa. Il problema delle carceri può rivelarsi molto “pesante” anche economicamente, visto che l’eventuale mancato rientro nei criteri dei 4 metri comporterebbe il rischio di risarcimenti miliardari nei confronti dei nuovi detenuti ricorrenti.

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