ma fossero i politici un po' troppo "choosy" ?

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26/12/2012 Marco Ambrosini

raccomandazioniAvrete notato che da alcuni anni in Italia v’è una vera e propria dissoluzione della lingua italiana che abdica costantemente nei più disparati campi del sociale a definire fatti e cose, rinuncia ad identificare situazioni e concetti nel “patrio idioma” a favore dell’idioma anglosassone. Così si è assistito, ad esempio, nel mondo del diritto a definire a livello comunicativo reati complessi (però definiti in italiano nelle leggi) quali “atti persecutori” chiamati ormai “stalking”. Stessa sorte per il c.d. “insider trading” o per il “mobbing”.

Precisiamo: le leggi non usano termini stranieri, è vietato, ma nell’uso comune, nella informazione giornalistica e televisiva, insomma nei “mass media” (che in italiano si dice “mezzi di comunicazione di massa” dimenticando che la locuzione inglese utilizza direttamente il termine “media” dal latino) è ormai usuale utilizzare il lessico inglese. L’estensione di tale usanza ha colpito la politica e l’economia: “election day”, “spread”, “gap” (di solito “gap generazionale”), “spending review”, “input”, “output” etc.. Per non parlare di altri settori dall’informatica ai rapporti di lavoro, dove addirittura le qualifiche e i ruoli vengono “classificati” e indicati a terzi in inglese: “executive”, “chief accounting”, “senior advisor”, “advertising” e chi più ne ha più ne metta.

Nulla in contrario che gli italiani escano dal provincialismo isolazionista studiando lingue straniere: quello che si intende sottolineare è l’uso improprio dell’inglese nella comunicazione di fatti che ci riguardano, uso messo in atto da chi è l’alfiere di quel provincialismo che lo studio di una lingua straniera ( e quindi della storia, dei costumi e delle usanze di altri popoli) dovrebbe contrastare, favorendo la conoscenza delle lingue come strumento di cultura e non come atteggiamento snobistico e cafonesco.

Se un Ministro dello Stato Italiano per definire un modo di atteggiarsi di alcuni giovani, un po’ restii ad accettare lavori di qualsiasi tipo pur di lavorare (secondo il Ministro ovviamente) viene definito “choosy” ( si può scrivere anche “choosey” pronuncia “ciuusii”) è solo un provinciale italiano che crede di nobilitarsi o “darsi un tono di superiorità” lasciando intendere che la sua lingua principale sia l’inglese e non l’italiano, cioè la lingua della nazione che rappresenta e del popolo che amministra.

E’ come quegli italiani che vanno una settimana a Londra e tornano in Italia e fanno al proprio interlocutore: “come si dice in Italiano ?”, lasciando intendere che il loro lessico anglosassone sia più completo di quello italiano. No, cari signori, siete solo dei provinciali ignoranti sia dell’italiano che dell’inglese ! Se quelle persone conoscessero veramente l’inglese, ne conoscerebbero anche la cultura, la mentalità dei popoli che lo parlano quotidianamente, il modo di rapportarsi con gli altri e con le istituzioni che la lingua comporta…e saprebbero spiegare a quei giovani, magari in italiano, a quei giovani che desiderano svolgere il lavoro per cui hanno studiato, come mai loro non lo trovano, mentre i figli di tali signori automaticamente fanno carriere universitarie e in banca “seguendo le orme (rectius: le raccomandazioni)”dei loro genitori !

Quando ci fu la Controriforma, in reazione appunto alla Riforma protestante, l’Italia ha optato ( e nemmeno tanto occultamente) per la mentalità del “nepotismo” (in inglese si dice “nepotism” caro ex Ministro) frenando “il merito” a favore delle camarille, dei “figli di” e dei “nipoti di” se non addirittura “dell’amante di” . Max Weber nel suo scritto “Le sette protestanti e lo spirito del capitalismo” ha illustrato magistralmente come l’etica protestante abbia sviluppato il capitalismo basandosi sul principio “the honesty is the best policy”, intendendosi per “honesty” qualcosa di più vasto: correttezza negli affari, nell’amministrazione della “cosa pubblica”, in una società fondata sulla meritocrazia, sulle comprovate capacità dell’individuo, nel rispetto per l’individuo e per le sue libertà e dignità. I popoli che parlano inglese guardano il “curriculum” (parola latina) e l’unica cosa di cui non gli interessa nulla è proprio di chi sei figlio (tranne rare eccezioni, ovviamente, nessuno è perfetto). Ci sono stati capitani d’industria, grandi imprenditori che hanno diseredato i propri figli inetti, immeritevoli e incapaci nel mondo anglosassone, pur di non affidare loro le aziende create con tanta fatica e che davano da mangiare a migliaia di padri di famiglia. Cosa impensabile qui in Italia dove si tramandano addirittura le cattedre universitarie, il titolo di Notaio, la Farmacia, lo studio Legale del nonno del padre del genero e del cognato e così via in un delirio nepotistico e familiare che ricorda molto la mafia e non una società civile basata sul merito degli individui e sull’efficienza, sulla ricerca dell’eccellenza in ogni settore, pubblico e/o privato. I nostri laureati qui non riescono a fare nemmeno “gli assistenti volontari” (leggasi: gratis e a spese loro) all’università se “non conoscono” o “sono conosciuti da “: emigrano negli Stati Uniti (la maggioranza) e alcuni divengono addirittura ricchi, stimati, professori in Università che sono l’ambita meta degli studenti e studiosi di tutto il mondo e che nulla hanno a che vedere con quelle “brutte copie” italiote di alcune cosiddette università private italiane.

I nostri giovani, cari politici, professori e uomini “di potere” angloprovinciali, non sono “choosey” ma “they’re mad as hell” , sono veramente incazzati (libera traduzione) !

L’Italia, se vuole uscire dalla crisi con le proprie forze, deve assolutamente cambiare mentalità e rapporti sociali (non è solo una questione da “ragionieri della Bocconi”), riconoscendo i meriti dei propri cittadini e non cooptando persone all’interno di “club esclusivi”, inaccessibili ai meritevoli. Soprattutto bisogna “rottamare” chi ha fatto della politica un mestiere non avendo lavorato un solo giorno nella propria vita, non sapendo fare altro che attaccarsi a poltrone di potere proponendosi soltanto come “smistatori di richieste di raccomandazioni e favori di ogni tipo”.

Vedrete, allora, che non ci sarà bisogno di “tecnici” e dei loro governi supponenti. Le tangenti diminuiranno, la corruzione diminuirà e “l’onesta diverrà la miglior politica” nella maggior parte dei casi. Non vivremo in un paradiso, ma forse in una nazione più equa socialmente.

Perché non fate una legge dove nel Parlamento italiano possa accedere solo chi abbia già un lavoro, una professione ? E che non possa essere eletto in Parlamento per più di una legislatura ? E che lavori senza stipendi per il bene comune, per la “res publica” ? Perché non fate veramente una legge anti – caste (al plurale) ? E soprattutto: parlate in italiano !

E quando usate un altro idioma ricordate un celebre verso di una canzone: “imparare le lingue del mondo è imparare ad amare”, cioè conoscere tutto il mondo che vive dietro quelle parole e quelle espressioni. Le parole inglesi usate da Voi sono vuoti contenitori riempiti solo dall’italico, immorale, ignorante, arrogante, avido, gretto quanto spocchioso cafonalprovincialismo.
Leggete la Costituzione ed applicatela ! Art. 3 comma 2: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Oppure siete troppo “choosy” per rinunciare ai vostri privilegi, ai privilegi delle caste italiane cui appartenete?

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