Lo Spread spiegato ai politici

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16/12/2012 Luca Michetti

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Oggi, Umberto Cherubini ha pubblicato un interessante articolo su Linkiesta.it intitolato “Per spiegare lo spread ai politici iniziamo a pagarli in Btp”.

Lo spread è legato alla probabilità. Ci fosse stato un politico, più o meno tecnico, che l’ha azzeccato! Lo spread è un termometro un po’ più sofisticato della probabilità che ai nostri regolatori pare così difficile e pericolosa da diffondere. E i politici proseguono in una polemica senza senso. Per insegnare loro cosa è veramente lo spread sarebbe sufficiente pagarli in BTP. E potrebbe anche non essere una cattiva idea per allineare gli incentivi.” sostiene Cherubini.

Poi l’economista ha raccontato cosa significa veramente la parola Spread: “In primo luogo la misura corretta dello spread non è quella del rendimento dei Btp rispetto ai Bund: questa è una misura che ne ha dentro due, una che misura quanto al mercato fanno schifo i Btp e una che ci dice quanto fanno gola i Bund. Il vero spread che consideriamo in finanza è quello rispetto al tasso Irs (il cosiddetto asset swap spread), o quello dei Cds (credit defaul swap spread). Queste ultime due misure sono legate, nel senso che ci sono operatori che comprando su un mercato e vendendo sull’altro tengono i due spread vicini”.

Ma qual è il vero significato di “Spread, allora? Cosa significava al novembre 2011 avere uno spread di 500 punti base? “La cosa è molto semplice. Anzi, sul mercato si chiama proprio così: <<the simple rule>>. Dividete 500 punti base per 100, per avere il dato percentuale: 5%. Poi dividete il 5% per quello che vi aspettate di perdere da un fallimento dello Stato italiano. Supponiamo che sia il 60%. Ora, se la misura dello spread è riferita a titoli o Cds a 5 anni, andate su un foglio Excel, e in una cella mettete il calcolo: “=1 – exp(–0,0833*5)”. Nella cella comparirà un numero: 34,0649%. Ecco cosa significa lo spread. E’ un termometro che ti dice: tra 5 anni hai il 34% di probabilità di essere morto”.

Ora dopo un anno di Monti siamo giunti a 320 punti di Spread e questo significa, fatti gli stessi conti spigati sopra, che ora abbiamo una probabilità su quattro di non arrivare a cinque anni. Meglio di una su tre, no?

Cherubini ha concluso il suo articolo con una proposta interessante: “Sarebbe stato più interessante e convincente sapere quanti Btp c’erano nei portafogli di Berlusconi e Mediaset, e di tutti quelli che dicono che si stava meglio quando si stava peggio, e soprattutto lo fanno parlando di spread a sproposito. Un modo per insegnare alla politica cos’è veramente lo spread ci sarebbe: pagare i costi della politica in Btp. Gli inglesi dicono: “put your money where your mouth is”. E forse avrebbe anche un effetto di incentivo a fare buona politica invece che cattiva informazione”.

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