Istruzione, la proposta: docenti più presenti e lezioni fino alle 22

2 Luglio 2014
Valentina Sanseverino
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images (2)Settimana di 36 ore, aumenti a chi si prende più responsabilità e offre competenze specifiche, lezioni fino alle 22. Questi, in estrema sintesi, i punti chiave della proposta del ministro Stefani Giannini e del sottosegretario Roberto Reggi che, a quattro mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo, hanno avanzato una proposta di legge già sulla scrivania di Renzi. Dopo il vaglio del Presidente del Consiglio e la presentazione ufficiale prevista per il prossimo 15 luglio, dovrebbe diventare legge delega e, auspicano i due ministri, essere approvata in Consiglio prima della pausa estiva. Calendari e stipendi passati sotto la lente degli addetti ai lavori saranno totalmente rivoluzionati, per far si che la scuola italiana perda quel ruolo da “ammortizzatore sociale” con cui appare oggi agli occhi dell’Europa e del paese stesso.

Il futuro dell’istruzione italiana è incerto e pieno di incognite ma una cosa è certa: il cambiamento è imminente. E toccherà, in prima analisi, i contratti di circa 1 milione di insegnanti: “Prima si portino gli stipendi ai livelli dei paesi industrializzati, poi discutiamo” ha chiesto il sindacato Anief, ma Reggi fa orecchie da mercante e dribbla su aumenti e scatti di anzianità proponendo, invece, premi stipendiali (stabiliti, altra grande novità, dai dirigenti scolastici) fino ad un massimo del 30% per i docenti che si impegneranno in ruoli organizzativi e offriranno agli alunni servizi, soprattutto linguistici ed informatici, specialistici. I presidi non saranno esenti dalla nuova tendenza meritocratica: anche per loro sono previsti aumenti premio in base ai risultati che otterrà l’Istituto.

peanuts_pagata_3Sulla riforma del calendario scolastico il Miur ha le idee chiare: i docenti devono fare di più. Si richiederà, quindi, una disponibilità di 36 ore settimanali a fronte delle 18 richieste ora (a cui si sommano però le 80 ore annue per consigli di classe e d’istituto) e di 230 giorni a fronte dei 208 attuali (i 22 giorni in più saranno, in base alla proposta, recuperati nel mese di giugno). “Tutte le ricerche internazionali – fanno sapere i ministri – concordano sul fatto che gli insegnanti italiani lavorano meno, guadagnano meno e non fanno carriera. Vogliamo ribaltare le tre conclusioni”. Novità anche per le supplenze brevi: se oggi un docente interno può fare solo 6 ore di straordinario pagato, mentre per le restanti ore si fa ricorso a costose chiamate esterne, con la nuova riforma i docenti interni potranno scalare dalle 36 ore settimanali previste le eventuali supplenze, senza che il ministero debba così pagare straordinari. Le scuole, inoltre, dovranno iniziare ad adeguarsi ad orari più europei: dapprima rimarranno aperte fino alle 16.30, poi, gradualmente arriveranno a rimanere aperte fino alle 22. In prospettiva, seppur lontana, c’è anche l’ipotesi di ridurre a 4 anni gli studi superiori.

In un futuro più lontano, poi, si parla anche di abolire l’impasse sei percorsi abilitativi già esistenti: via Pas, ex Ssis, Tfa, si potrà insegnare solo con la laurea specialistica + un tirocinio in aula; ma prima si dovranno “svuotare” le vecchie graduatorie Gae dei 154.398 iscritti e quelle d’istituto, destinate a scomparire, tra le cui file stazionano 467.000 precari.

Il tutto, secondo le prime stime del Ministero, farebbe risparmiare allo stato 1.5 miliardi di euro.

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