La tragica morte di Mario Cerciello, tra indignazione e strumentalizzazione

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27/07/2019 Emiliano Rubbi

Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, viene descritto come un bravissimo ragazzo da tutti quelli che lo conoscevano.
Faceva volontariato, andava a Termini e aiutava i senzatetto.
Tutti, ovviamente, senza fare distinzioni di sesso, colore, religione.
Probabilmente sarebbe rimasto inorridito dalla consueta strumentalizzazione propagandistica che i soliti sciacalli hanno tentato di mettere su a seguito della sua morte.

Per ventiquattr’ore buone, “l’omicidio del carabiniere a Roma” è stata la risposta a tutto per quelli che, fino a qualche ora prima, gridavano “E allora Bibbiano?”.

Salvini, il re degli sciacalli, ha subito parlato di “lavori forzati” per i colpevoli (i lavori forzati non esistono più, in Italia, dal 1800), mentre il suo cagnolino da compagnia Di Maio andava in tv ad accusare dell’omicidio dei “migranti”, degli africani, sostenendo che, in quel caso, sarebbe stata una cosa ancora più grave.
Perché ovviamente un omicidio compiuto da un italiano è meno grave di quello di uno straniero.

Tutto questo perché si era sparsa la voce che i colpevoli dell’aggressione fossero due nordafricani.

E a nessuno degli “indignati da social”, a quel punto, fregava davvero nulla di chi fosse Mario, la notizia era che due ne*ri, magari pure musulmani, avevano ucciso un italiano, addirittura un carabiniere.

A nessuno, tantomeno allo sciacallo dell’interno e al suo cagnolino a 5 stelle, importava sapere chi fosse Mario, interrogarsi su quello che faceva e pensava, chiedersi del dolore provocato dalla sua perdita alla sua famiglia, alla moglie che aveva sposato appena 40 giorni prima.

A tutti importava solo e soltanto di fare sciacallaggio sulla sua morte, per l’ennesima campagna di propaganda xenofoba, esattamente il contrario di ciò che Mario faceva in vita aiutando il prossimo e non facendo venire nessuno “prima” di qualcun altro.

Poi c’è stato un fermo e una confessione.
Ad ucciderlo sono stati due ragazzi americani, di buona famiglia, pure biondi.

E a quel punto, come se niente fosse, sono scomparsi i lavori forzati, la Vergine di Norimberga e la pena di morte, e ci si è accorti che era morto un uomo.
Una morte poco interessante, quella di un uomo che faceva volontariato ammazzato da due americani benestanti.
Una morte molto poco strumentalizzabile.

Ma intanto, per le precedenti 24h, lo scopo era stato raggiunto.
Mezza Italia si era indignata per gli africani assassini di carabinieri.
Cosa mai successa per le decine di morti in servizio degli anni precedenti, ovviamente, perché i colpevoli erano italiani.

Adesso, personalmente, se fossi nella famiglia di Mario chiederei a Salvini e Di Maio di non presentarsi al funerale.
Non gli permetterei di fare dell’altro squallido sciacallaggio sul corpo di un mio caro.

Perché lo faranno.
Andranno lì a fare il solito bagno di folla, promettendo legalità e giustizia, quando le uniche cose che gli interessano davvero sono l’odio e i voti.
La vittima è l’ultimo dei problemi, per questi parassiti, quello che importa è il colore della pelle dell’assassino.

E Mario, da quello che dicono i suoi amici, non meritava di certo questo.
Non lo meritava.

L'AUTORE
Sono principalmente un produttore discografico, ma anche uno sceneggiatore e una persona interessata alle dinamiche sociali. Parlare di musica di solito mi annoia, quella preferisco farla e ascoltarla, quindi parlo di altro, ma sempre dal mio parzialissimo punto di vista

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