La Russia formula nuove rivendicazioni sul Mar Glaciale Artico

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05/08/2015 Giulio Chinappi

Mar Glaciale Artico

Il Mar Glaciale Artico è apparentemente solo una enorme distesa di acqua ghiacciata, non trattandosi neppure di terra ferma, al contrario dell’Antartide, che è invece un vero e proprio continente. Ma la Russia sa bene quante risorse inesplorate potrebbero celare i fondali dell’Artide, ed ha sottoposto una rivendicazione presso le Nazioni Unite nella giornata di martedì. Secondo le autorità della Federazione Russa, il Paese avrebbe il diritto di sfruttare le risorse del Mar Glaciale Artico grazie ai “decenni di ricerche scientifiche condotte dal governo russo”.

La rivendicazione di Mosca riguarda circa 1,2 milioni di chilometri quadrati, compreso il Polo Nord, che, secondo la versione russa dei fatti, dovrebbero finire sotto la sovranità della Federazione, andando così ad allargare vistosamente il limite delle acque territoriali, fissato a duecento miglia marine dalla costa (circa 370 km), come previsto dalla Convenzione di Montego Bay del 1982. In realtà, questo avvenimento non rappresenta una vera e propria novità, visto che i russi avevano già formulato una prima richiesta nel 2001, senza però portare prove sufficienti per ricevere una risposta positiva dall’apposita Commissione dell’ONU che si occupa del Mar Glaciale Artico, mentre nel 2007 una spedizione scientifica ha depositato una bandiera russa sul fondo dell’oceano. Qualora la richiesta di Mosca venisse accolta, la Russia disporrebbe di un totale stimato di 4,9 milioni di tonnellate di petrolio, risorsa della quale il Paese di Vladimir Putin è già ad oggi il primo produttore mondiale, con oltre dieci milioni di barili al giorno.

Oltre alla Russia, anche gli Stati Uniti, il Canada, la Danimarca e la Norvegia sostengono da decenni di avere il diritto di controllare almeno una parte del Mar Glaciale Artico. Queste rivendicazioni spesso cozzano fra di loro, con numerose aree dell’Oceano Artico che sono contese tra diversi Paesi. Uno dei casi più noti riguarda la dorsale di Lomonosov, che collega le coste canadesi dell’Isola di Ellesmere, nella provincia del Nunavut (vedi la carta in alto), a quelle della Russia siberiana, passando vicino al Polo Nord: quest’area è attualmente rivendicata non solo da Russia e Canada, ma anche dalla Danimarca, che sfrutta la sua sovranità sulla Groenlandia per sostenere le proprie tesi.

Il caso del Mar Glaciale Artico ricorda da questo punto di vista proprio quello dell’Antartide, i cui territori sono rivendicati da numerosi Paesi (Argentina, Australia, Cile, Francia, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, ai quali si aggiungono le rivendicazioni in sospeso di Brasile, Italia, Perù, Russia, Spagna, Stati Uniti e Sudafrica). In questo caso, però, la situazione fu congelata dal trattato Antartico firmato a Washington nel 1959, con il quale sono state interrotte tutte le rivendicazioni territoriali e di sfruttamento militare ed economico, riservando il vasto territorio del sesto continente alle ricerche scientifiche. Entrato in vigore nel 1961 con la ratifica dei primi dodici Paesi, il trattato vede oggi l’adesione di quarantacinque parti contraenti, compresa l’Italia (dal 18 marzo 1981): una soluzione di questo tipo sarebbe auspicabile anche per l’Artico, ed andrebbe così a placare ogni tipo di richiesta da parte dei Paesi coinvolti.

GIULIO CHINAPPI
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